Calcio Napoli

Non è ‘O surdato ‘nnammurato: svelato il vero primo inno del Napoli

Credevate di sapere tutto sulla storia azzurra? Un documento del 1928 riscrive l'inno ufficiale, mentre un incendio ha cancellato per sempre il contratto di Diego

LA STORIA RISCRITTA. Nell’anno del centenario (1926-2026), il libro “Napoli 100” apre gli archivi e svela segreti inediti. Il dato più sorprendente riguarda l’inno: non è nato con i cori da stadio moderni, ma nel 1928 grazie ad Arturo Collana, con un testo dimenticato per decenni. Il volume documenta anche una perdita dolorosa: il contratto originale di Maradona è andato distrutto nell’incendio del deposito di Marianella nel 2012. Svelati anche i campi di gioco “di guerra”, tra cui l’Orto Botanico.

Cos’è “Napoli 100” (Definizione)

“Napoli 100” è un volume storiografico pubblicato nel 2026 per celebrare il secolo di vita dell’Associazione Calcio Napoli. Fa parte della collana «Documento-Monumento» della Fondazione Banco di Napoli. Non è una semplice cronistoria sportiva, ma una raccolta di 32 saggi basati su fonti d’archivio (pubbliche e private) che ricostruiscono l’impatto sociale, politico e antropologico della squadra sulla città.

Qual è il vero primo inno del Napoli?

Mentre Napoli celebra il suo primo secolo di storia calcistica ufficiale, tra i vicoli e i salotti della città si respira un’aria di riscoperta. Siamo abituati a identificare la colonna sonora del tifo azzurro con le note di “‘O surdato ‘nnammurato”, con l’iconico “Ragazzo della curva B” di Nino D’Angelo o, più recentemente, con il toccante “Primo agosto pioveva” di Cristian Vollaro. Eppure, la storia, quella scritta su carta ingiallita e custodita negli archivi, ci racconta una verità diversa e affascinante: il Napoli aveva un suo inno ufficiale già nel 1928, agli albori del mito, ben prima che le curve iniziassero a cantare.

Il ritrovamento: l’inno di Arturo Collana del 1928

Grazie al lavoro di ricerca confluito nel libro “Napoli 100”, è emerso un ritaglio del quotidiano Il Roma che riporta un testo dimenticato, sepolto dalla polvere del tempo. Le parole, vibranti e retoriche come imponeva l’epoca, recitano: «Napoli, l’azzurro del suo cielo, sport, passione sana e senza velo, che non s’ammanta di nubi o di livor… Tu, casacca azzurra, sei l’orgoglio di una città, di una grande regione».

La musica non era opera di uno sconosciuto, ma di Arturo Collana, figura chiave dello sport partenopeo a cui oggi è intitolato lo stadio del Vomero. Originariamente concepita come un’ode generica allo sport, fu immediatamente adottata e adattata dai tifosi della neonata Associazione Calcio Napoli, diventando il primo vero collante sonoro di una passione che stava appena iniziando a divampare.

Cosa NON è questo libro

  • NON è un almanacco: Non troverete solo tabellini e risultati, ma analisi sociologiche e documenti d’archivio inediti.
  • NON è un’opera ufficiale del club: È un progetto culturale indipendente della Fondazione Banco di Napoli e della casa editrice Guida.
  • NON ignora le ombre: Il testo affronta anche i fallimenti, i periodi bui e le tensioni politiche (come il rapporto tra il fascismo e il presidente Ascarelli).
il mistero del contratto di Maradona bruciato
Il mistero del contratto di Maradona bruciato

Che fine ha fatto il contratto di Maradona?

Tra le pagine di “Napoli 100” c’è spazio anche per il dolore della memoria perduta, un colpo al cuore per ogni tifoso. Un contributo di Simone Marinaro accende i riflettori su un evento tragico per la storiografia azzurra: l’incendio del 2012 che devastò il centro di Marianella. Quella struttura, che nei sogni della dirigenza doveva diventare la culla della cantera partenopea, era stata adibita a deposito per i documenti della vecchia società fallita, su ordine della curatela.

Le fiamme si portarono via un tesoro inestimabile, tra cui il documento più sacro di tutti: il contratto originale d’ingaggio di Diego Armando Maradona. Un pezzo di storia, la carta che ha cambiato il destino di una città, è andato in fumo per sempre, sopravvivendo oggi solo nei racconti e nelle copie fotostatiche.

I luoghi dimenticati: dall’Ilva all’Orto Botanico

La ricerca storica ha permesso di mappare una geografia del tifo ormai scomparsa. Se tutti conoscono il San Paolo (oggi Maradona) e il Collana (ex Stadio Littorio), pochi sanno che gli azzurri hanno calpestato terreni ben più insoliti. I documenti rivelano che tra il 1927 e il 1929 il Napoli utilizzò il campo dell’Ilva di Bagnoli come terreno casalingo.

Ancora più sorprendente è la scoperta relativa al periodo bellico: durante la Seconda Guerra Mondiale, in un torneo interregionale, si giocò addirittura all’interno dell’Orto Botanico. Senza dimenticare il “Campo di Marte” a Capodichino, culla primordiale dove i pionieri del calcio partenopeo iniziarono a dare i primi calci.

Le conseguenze pratiche della ricerca

  • Revisionismo storico: La datazione e la localizzazione dei primi campi da gioco potrebbero riscrivere la cronologia del calcio italiano.
  • Identità rafforzata: Scoprire che il tifo era considerato “anarchia” e “problema di ordine pubblico” già sotto il fascismo rafforza la narrazione del Napoli come squadra “ribelle”.
  • Valorizzazione culturale: Il calcio viene elevato a fenomeno “spirituale e comunitario”, legittimando l’interesse accademico verso la curva.

TABELLA DATI (I LUOGHI E I SIMBOLI SVELATI)

Elemento Storico Dettaglio Inedito / Curiosità
Primo Inno (1928) Composto da Arturo Collana. Testo: “Tu, casacca azzurra, sei l’orgoglio di una città”.
Campi di Gioco Campo di Marte (Capodichino), Ilva Bagnoli (1927-29), Orto Botanico (WWII).
Documenti Perduti Incendio Marianella 2012: distrutto il contratto originale di Maradona.
Origine “Pallonetti” Deriva dalle palestre di pallacorda di fine ‘500.
Giorgio Ascarelli Definito “sovversivo moderato” dalle fonti del regime fascista.

In conclusione: “Napoli 100” non è solo un libro, ma un atto di restituzione. Restituisce alla città la memoria di un inno dimenticato, la mappa dei suoi stadi perduti e la consapevolezza che la passione azzurra è, da sempre, una forma di resistenza sociale e culturale.

📌 Curiosità sulla storia del Napoli

Qual è stato il primo inno del Napoli?

Risale al 1928. La musica fu composta da Arturo Collana e il testo celebrava la “casacca azzurra” come orgoglio della città, adattando un’ode generica allo sport.

Che fine ha fatto il contratto di Maradona?

Purtroppo è andato distrutto. Si trovava nel deposito del centro di Marianella quando un incendio, nel 2012, ha bruciato l’archivio della vecchia società fallita.

Dove giocava il Napoli prima del San Paolo?

Oltre al Collana (Vomero) e all’Ascarelli, il Napoli ha usato campi meno noti come l’Ilva di Bagnoli, il Campo di Marte a Capodichino e persino l’Orto Botanico durante la guerra.

Quando viene presentato il libro “Napoli 100”?

La presentazione è fissata per mercoledì 30 gennaio alle ore 17:00 presso la sede della Fondazione Banco di Napoli in via Tribunali 213.

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Enrico Greco

Giornalista sportivo, da oltre vent'anni segue con passione le vicende della SSC Napoli e della Serie A. Esperto di tattica, comunicazione sportiva e media digitali, coordina la linea editoriale di Napolissimo con uno sguardo strategico e una penna sempre tagliente. Appassionato di calcio "di posizione", è tra i primi in Italia a parlare di pressing ultra-offensivo nel 2006.