
LA FRASE DELLA DISCORDIA. Nel post-partita di Juventus-Napoli (3-0), Luciano Spalletti ha rilasciato una dichiarazione che ha fatto infuriare i tifosi partenopei: “Il Napoli aveva in campo ben dieci titolari su undici”. Una frase che sminuisce l’emergenza totale vissuta da Antonio Conte, costretto a rinunciare a pilastri come Milinkovic-Savic, Rrahmani, Anguissa, De Bruyne, Neres e Politano. I sostenitori azzurri, che consideravano Spalletti un idolo (è cittadino onorario), si sentono traditi da una disamina ritenuta poco oggettiva e irrispettosa della verità dei fatti.

Cosa ha detto Spalletti dopo Juventus-Napoli e perché i tifosi sono delusi?
C’è un confine sottile tra la rivalità sportiva e il rispetto della verità storica, e domenica sera Luciano Spalletti sembra averlo varcato, lasciando una ferita aperta nel cuore di chi lo ha amato incondizionatamente. L’allenatore della Juventus, l’uomo del terzo storico Scudetto, il tecnico tatuato sulla pelle di Napoli e cittadino onorario della città, si è lasciato andare a un commento post-partita che ha il sapore amaro del revisionismo di comodo. Dopo il netto 3-0 inflitto dalla sua Juve a un Napoli decimato, Spalletti ha dichiarato: “Il Napoli aveva in campo ben dieci titolari su undici”.
Una frase che, letta freddamente, potrebbe sembrare una difesa del valore della rosa avversaria, ma che contestualizzata nella drammatica emergenza vissuta dagli azzurri suona come una beffa. I tifosi del Napoli, “giustamente delusi” come sottolineano i social e le radio in queste ore, non perdonano al loro ex condottiero la mancanza di onestà intellettuale nel riconoscere le difficoltà oggettive di Antonio Conte.
Fact-Checking: perché Spalletti ha torto
Analizziamo la dichiarazione numeri alla mano (Livello Cronaca). Dire che il Napoli avesse 10 titolari su 11 è una falsità statistica e tecnica. Antonio Conte si è presentato allo Stadium senza l’intera spina dorsale della squadra titolare.
Mancavano:
1. Il Portiere: Milinkovic-Savic (titolare inamovibile) era out, ha giocato Meret (al rientro e non al 100%).
2. Il Leader Difensivo: Amir Rrahmani, il comandante della difesa, era assente.
3. Il Motore del Centrocampo: Frank Anguissa, insostituibile per fisicità, era in infermeria.
4. La Fantasia: Kevin De Bruyne, l’acquisto top dell’estate, era indisponibile.
5. Le Ali: David Neres e Matteo Politano, i due titolari delle fasce, erano entrambi out.
A questi si aggiunge la situazione di Romelu Lukaku, entrato solo nel finale e palesemente lontano dalla condizione accettabile. Definire “titolari” i giovani della Primavera o i rimpiazzi adattati per necessità (come Vergara, seppur bravo, o Giovane mai allenato) significa distorcere la realtà per esaltare la propria vittoria. Da un allenatore del suo calibro, Napoli si aspettava una vittoria signorile, non una stoccata che nega l’evidenza.
La delusione emotiva: il “tradimento” del Cittadino Onorario
Ma perché questa frase fa così male? (Livello Contesto). Perché non arriva da un Allegri o da un Sarri passato alla Juve, arriva da Luciano. Arriva dall’uomo che ha vissuto in simbiosi con la città, che ha dormito a Castel Volturno per regalare il sogno tricolore. I fischi ricevuti al Maradona nel match d’andata facevano parte del gioco delle parti, ma questa dichiarazione tocca le corde del sentimento.
Sminuire l’emergenza del Napoli significa non riconoscere l’impresa di resistenza che Conte e i suoi ragazzi stavano tentando. Significa trattare il Napoli come una rivale qualsiasi da abbattere anche mediaticamente, dimenticando quel legame viscerale che si pensava fosse eterno. I tifosi non chiedevano sconti in campo – la Juve ha vinto meritatamente – ma pretendevano rispetto davanti ai microfoni. Sentirsi dire che quella squadra “rattoppata” era il vero Napoli è un affronto all’intelligenza di chi guarda le partite.
La reazione dei tifosi: “Ci ha deluso”
Sui social network, il sentimento prevalente non è l’odio, ma l’amarezza (Livello Contesto). I tifosi del Napoli, che hanno sempre difeso Spalletti anche dopo il suo addio e il passaggio all’acerrima rivale, si sentono feriti. “Poteva godersi la vittoria senza dire falsità”, si legge su X. “Ha dimenticato da dove viene e cosa abbiamo passato insieme”, scrivono altri su Facebook.
La sensazione è che Spalletti, nel tentativo di difendere il suo lavoro alla Juventus e di esaltare la prestazione dei bianconeri, abbia perso di vista il rispetto per la sua ex squadra. La “cittadinanza onoraria” non è un passpartout per dire qualsiasi cosa: comporta una responsabilità morale verso la città, quella di essere sempre onesti. E ieri sera, secondo il popolo azzurro, Luciano non lo è stato.
Conte vs Spalletti: due modi di vedere il mondo
La frase di Spalletti stride ancora di più se messa a confronto con le parole di Antonio Conte (Livello Conseguenze). Mentre il tecnico bianconero parlava di “titolari”, quello azzurro raccontava di aver fatto esordire un giocatore (Giovane) senza nemmeno sapere come giocasse, e usava la metafora del “mare aperto con onde altissime” per descrivere la tempesta in cui naviga il Napoli.
Due narrazioni opposte: una che cerca di normalizzare l’emergenza per valorizzare la vittoria (Spalletti), l’altra che espone le ferite per proteggere il gruppo (Conte). In mezzo, c’è una tifoseria che oggi si sente più vicina al suo attuale allenatore sofferente che al suo glorioso ex. La frase di Spalletti ha forse rotto definitivamente l’incantesimo: lo Scudetto resta nella storia, ma l’uomo Spalletti oggi è sentito, per la prima volta, come un vero “nemico” sportivo.
Le conseguenze: un rapporto incrinato
Questa uscita infelice rischia di cambiare per sempre la percezione di Spalletti all’ombra del Vesuvio (Livello Conseguenze). Se fino a ieri era l’eroe dello Scudetto prestato al nemico, oggi appare come un avversario che usa la dialettica per ferire. Antonio Conte, dal canto suo, non ha risposto direttamente, preferendo parlare di “onde alte” e “mare aperto”, ma la sensazione è che la sfida tra i due tecnici si sia spostata su un piano personale. Spalletti ha vinto la partita, ma con quella frase ha forse perso un pezzo del suo mito a Napoli.
REALTÀ VS DICHIARAZIONI
| Ruolo | Titolare Assente (Realtà) | Chi ha giocato (Emergenza) |
|---|---|---|
| Portiere | Milinkovic-Savic | Meret (Appena rientrato) |
| Difesa | Rrahmani | Juan Jesus |
| Centrocampo | Anguissa / De Bruyne/ Gilmour | McTominay (11ª di fila) |
| Attacco (Esterni) | Neres / Politano | Vergara (Giovane) |
| Attacco (Punta) | Lukaku (Non al 100%) | Hojlund (Spremuto) |
📌 Il caso Spalletti-Napoli spiegato
Cosa ha detto esattamente Spalletti?
Il tecnico della Juventus ha dichiarato: “Il Napoli aveva in campo ben dieci titolari su undici”, sostenendo che l’emergenza infortuni degli azzurri non fosse così grave come descritta.
È vero che il Napoli aveva 10 titolari?
No, è falso. Mancavano almeno 6 titolari inamovibili: Milinkovic-Savic, Rrahmani, Anguissa, De Bruyne, Neres e Politano. La formazione era largamente rimaneggiata.
Perché i tifosi sono delusi da Spalletti?
Perché Spalletti è cittadino onorario e allenatore dello Scudetto. I tifosi si aspettavano onestà intellettuale, non una dichiarazione che sminuisce le difficoltà oggettive della sua ex squadra.
Come ha reagito Antonio Conte?
Conte non ha risposto direttamente alla frase, ma ha sottolineato l’assurdità della situazione (“Ho fatto entrare Giovane che non si è mai allenato”), smentendo nei fatti la tesi di Spalletti.
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