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Napoli, il fondo americano rilancia: 2 miliardi e progetto in stile Real Madrid

Il primo rifiuto presidenziale non ha spento le ambizioni a stelle e strisce: svelato il masterplan per trasformare il club in una polisportiva globale.

📋 In Sintesi

Nonostante il primo rifiuto di Aurelio De Laurentiis (che proprio oggi festeggia il suo 77° compleanno), il consorzio statunitense guidato da Underdog Global Partners (UGP) non intende ritirarsi dalla corsa per l’acquisizione della SSC Napoli. Sul tavolo resta un’offerta da 2 miliardi di euro, supportata da un progetto in stile “Real Madrid”: la creazione di una polisportiva che unisca calcio e basket, puntando a una franchigia NBA Europe. Il piano prevede la privatizzazione e il restyling dello Stadio Maradona, punto in netto contrasto con le idee di De Laurentiis. A supportare il manager italo-americano Matt Rizzetta c’è il colosso Ariel Investments, fondo di Chicago che gestisce asset per 14 miliardi di dollari. Pochi giorni fa, i vertici del fondo sono stati avvistati a Napoli per un sopralluogo strategico.

Qual è il nuovo progetto degli americani per comprare il Napoli e chi sono gli investitori di Underdog?

Nel mondo dell’alta finanza, un “no” raramente rappresenta la fine di una trattativa; molto più spesso, è solo l’inizio di una nuova fase negoziale. È esattamente ciò che sta accadendo sull’asse Napoli-Stati Uniti. Come raccontato nei giorni scorsi, Aurelio De Laurentiis ha respinto una maxi-offerta per la cessione del club, ma il consorzio a stelle e strisce non ha alcuna intenzione di fare un passo indietro. Anzi, rilancia, mettendo sul tavolo un progetto industriale che punta a stravolgere l’intero ecosistema sportivo cittadino.

I sei mesi di trattative e i nodi sollevati da De Laurentiis nel giorno del suo compleanno

I colloqui con UGP vanno avanti da tempo. The Athletic svela che la frenata è dovuta a criticità specifiche sollevate dal patron azzurro.

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A svelare i nuovi, clamorosi dettagli dell’operazione è il portale specializzato Calcio e Finanza, supportato dalle autorevoli conferme del network internazionale The Athletic. Le trattative tra la dirigenza azzurra e gli investitori americani non sono un fuoco di paglia recente, ma vanno avanti in gran segreto da ben sei mesi.

Proprio oggi, nel giorno in cui Aurelio De Laurentiis compie 77 anni, emergono i motivi dello stallo. Il patron partenopeo, la cui volontà di non cedere il club è rimasta granitica durante tutti i colloqui, ha sollevato alcuni punti critici (i cui dettagli tecnici non sono ancora stati resi pubblici) che hanno di fatto arenato l’offerta da 2 miliardi di euro. A condurre le danze per gli americani c’è Underdog Global Partners (UGP), società fondata e gestita dal manager italo-americano Matt Rizzetta, già presidente del Napoli Basket e del Campobasso. Interpellata sulla vicenda, UGP si è trincerata dietro un laconico comunicato ufficiale: “Non commentiamo voci e speculazioni”.

Il masterplan USA: polisportiva stile Real Madrid, NBA Europe e il nodo Maradona

Gli americani vogliono unire calcio e basket, privatizzando lo Stadio Maradona. Un piano in totale controtendenza con l’idea di De Laurentiis di costruire un nuovo impianto.

Se l’offerta economica è mostruosa, il progetto sportivo lo è ancora di più. Il piano degli imprenditori made in USA prevede la trasformazione del Napoli in una vera e propria polisportiva, ricalcando il modello del Real Madrid. L’obiettivo è coniugare il calcio con la pallacanestro, sfruttando la proprietà del Napoli Basket per creare una franchigia NBA Europe all’ombra del Vesuvio (sulla falsariga delle ambizioni di Gerry Cardinale e RedBird Capital Partners con il Milan).

Ma il vero campo di battaglia, quello che rischia di far saltare definitivamente il banco, riguarda le infrastrutture. Il consorzio americano ha garantito investimenti massicci per la costruzione di una nuova arena per il basket e, soprattutto, per la privatizzazione e riqualificazione dello Stadio Diego Armando Maradona, attualmente di proprietà del Comune di Napoli. Questo punto è in totale, insanabile controtendenza con la visione di De Laurentiis, che ha più volte ribadito di non voler investire sull’impianto di Fuorigrotta, puntando invece alla costruzione di un nuovo stadio in un’altra area della città (come Bagnoli).

Chi c’è dietro UGP? I 14 miliardi di Ariel Investments e il blitz a Napoli

Oltre a Dan Doyle e Angelo Pasto, spunta il colosso di Chicago già socio del Manchester United. I manager Jason Wright e Rebecca Curran Elkins avvistati in città.

Per sostenere un’offerta da 2 miliardi serve una potenza di fuoco fuori dal comune. Accanto a Matt Rizzetta, figurano i General Partner & Advisor di UGP, Dan Doyle e Angelo Pasto. Ma il vero “muscolo” finanziario dell’operazione è Ariel Investments. Si tratta di una potentissima compagnia con sede a Chicago, che vanta asset in gestione per un valore di quasi 14 miliardi di dollari (circa 10,3 miliardi di euro) e che possiede già una quota del 16% nel Manchester United.

L’interesse è tutt’altro che teorico. Un’attenta analisi degli account social di UGP ha svelato che, appena quattro giorni fa, una delegazione americana si è recata fisicamente a Napoli. Nello scatto pubblicato figuravano Joseph Greco (Co-Founder & Managing Partner di UGP), Matt Rizzetta e due figure chiave della sezione Project Level di Ariel Investments: Rebecca Curran Elkins (principal dell’area Starting lineup) e Jason Wright. Quest’ultimo, oggi Project Level’s Managing Partner and Head of Investments, è un volto noto dello sport americano, avendo un passato da running back nei Wildcats, la franchigia universitaria dell’Arizona.

La plusvalenza record: il paragone con Mark Cuban e i Dallas Mavericks

De Laurentiis acquistò il Napoli per meno del 2% dell’attuale offerta. Un capolavoro finanziario paragonabile solo alla cessione della franchigia NBA texana.

Se De Laurentiis dovesse cedere alle lusinghe americane, metterebbe a segno una delle plusvalenze più alte mai registrate nella storia dello sport mondiale, stabilendo quasi certamente un record assoluto per l’Italia. L’imprenditore cinematografico, infatti, acquisì il Napoli nel 2004 (dopo il fallimento) per una cifra che rappresenta meno del 2% della proposta da 2 miliardi avanzata oggi dal consorzio UGP.

Gli analisti finanziari paragonano questo potenziale guadagno a un solo, clamoroso precedente oltreoceano: l’operazione condotta da Mark Cuban. Il vulcanico imprenditore americano acquistò originariamente il controllo dei Dallas Mavericks per 285 milioni di dollari, per poi vendere la sua quota del 73% a Miriam Adelson e alla famiglia Dumont per l’incredibile cifra di 3,2 miliardi di dollari (circa 2,76 miliardi di euro al cambio attuale). De Laurentiis si trova di fronte a un bivio identico: incassare una cifra fuori mercato o tenersi stretto il suo gioiello.

La Cordata USA e il Progetto per il Napoli
Società Capofila Underdog Global Partners (UGP) guidata da Matt Rizzetta e Joseph Greco
Fondo d’Investimento Partner Ariel Investments (Chicago) – Asset per 14 miliardi di dollari
Manager Coinvolti Dan Doyle, Angelo Pasto, Jason Wright, Rebecca Curran Elkins
Progetto Sportivo Polisportiva stile Real Madrid (Calcio + Basket per franchigia NBA Europe)
Progetto Infrastrutture Privatizzazione e restyling Stadio Maradona + Nuova Arena Basket
Valore dell’Offerta 2 miliardi di euro

✍️ Il Punto di Vista di Napolissimo

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L’offerta da 2 miliardi di euro fa tremare i polsi, ma la vera chiave di lettura di questa trattativa non è finanziaria, bensì immobiliare. Il progetto di Underdog Global Partners si scontra frontalmente con la visione di Aurelio De Laurentiis sullo Stadio Maradona. Gli americani, abituati al modello delle franchigie USA, vogliono acquisire l’impianto esistente, privatizzarlo e trasformarlo in una macchina da soldi attiva 365 giorni all’anno, affiancandogli un’arena per il basket. De Laurentiis, invece, ritiene il Maradona obsoleto e preferisce l’idea di un nuovo stadio di proprietà costruito da zero. È uno scontro tra due filosofie di business diametralmente opposte. Finché non si troverà un punto di caduta sulle infrastrutture, i 14 miliardi di dollari del fondo Ariel resteranno bloccati a Chicago.

📌 Tutto sul rilancio USA per il Napoli

Qual è il nuovo progetto degli americani per il Napoli?

Il consorzio UGP vuole creare una polisportiva in stile Real Madrid, unendo calcio e basket (puntando a una franchigia NBA Europe) e privatizzando lo Stadio Maradona.


Chi finanzia l’offerta da 2 miliardi di euro?

Oltre a Underdog Global Partners, l’operazione è supportata da Ariel Investments, un colosso di Chicago che gestisce asset per 14 miliardi di dollari e possiede già il 16% del Manchester United.


Perché De Laurentiis ha bloccato la trattativa?

Il patron azzurro (che oggi compie 77 anni) non vuole cedere il club e si oppone al piano infrastrutturale degli americani, preferendo costruire un nuovo stadio altrove anziché riqualificare il Maradona.


Quanto guadagnerebbe De Laurentiis dalla cessione?

Avendo acquistato il Napoli nel 2004 per meno del 2% dell’attuale offerta, realizzerebbe una plusvalenza record, paragonabile solo a quella di Mark Cuban con la cessione dei Dallas Mavericks.

📊 Nota Metodologica & Fonti:
Le indiscrezioni relative al rilancio del consorzio statunitense e ai dettagli del progetto polisportiva sono state verificate incrociando i report esclusivi pubblicati dal portale Calcio e Finanza e dal network internazionale The Athletic. I dati finanziari relativi ad Ariel Investments e alla cessione dei Dallas Mavericks da parte di Mark Cuban sono di dominio pubblico. Ultimo aggiornamento: 25 Maggio 2026.


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Ludovica De Santis

Classe 1998, è la più giovane della redazione. Cura le tendenze social legate al Napoli e alla Serie A, intercettando umori, meme, tormentoni e dinamiche virali. Con lei, Napolissimo parla anche su TikTok, Instagram e nelle community Telegram. Il calcio è racconto, ma anche immagine. Ludovica lo sa bene.

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