
📋 In Sintesi
Un gruppo di investitori americani ha presentato un’offerta di circa 2 miliardi di euro per acquisire la SSC Napoli. A guidare la cordata è Matt Rizzetta, fondatore della private equity Underdog Global Partners. Il presidente Aurelio De Laurentiis ha rifiutato la proposta, bloccando i colloqui prima ancora dell’avvio di una due diligence formale. La trattativa, condotta nella massima riservatezza, si è arenata sui dettagli economici e sull’incertezza legata al futuro di Antonio Conte, variabile cruciale per la valutazione del club. Nonostante il bilancio azzurro sia stato stressato da 335 milioni di acquisti nell’ultimo biennio, De Laurentiis non intende cedere la maggioranza, ribadendo che il club è un “giocattolo di famiglia”. Tuttavia, il patron valuta tre scenari: mantenere il controllo totale, aprire a soci di minoranza o offrire agli americani l’acquisizione del Bari.
Chi ha offerto due miliardi per comprare il Napoli e perché Aurelio De Laurentiis ha rifiutato?
In città se ne sussurrava da settimane, con quella voce bassa e guardinga di chi sa qualcosa di grosso ma attende conferme ufficiali. La rottura del silenzio è arrivata venerdì 22 maggio 2026, quando le indiscrezioni pubblicate dal Corriere dello Sport hanno fatto il giro del mondo finanziario: un gruppo statunitense ha messo sul tavolo circa due miliardi di euro per rilevare la SSC Napoli. La risposta di Aurelio De Laurentiis è stata un secco “no”. Un rifiuto prevedibile, in linea con la storia del patron azzurro, ma che questa volta nasconde dinamiche, protagonisti e scenari che meritano di essere analizzati nel profondo.
Chi c’è dietro l’offerta? Il progetto di Matt Rizzetta e Underdog Global Partners
L’imprenditore italo-americano guida un fondo che possiede già il Napoli Basket e il Campobasso. L’obiettivo era trasformare il Napoli Calcio nell’hub centrale del progetto.
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La mattina in cui la notizia è deflagrata sui media italiani, Matt Rizzetta era in viaggio verso Philadelphia, descritto dalle fonti come un uomo “in totale relax”. Il suo ufficio stampa ha diramato una nota in cui si dichiarava “non a conoscenza della vicenda”: una smentita di facciata, tipica del linguaggio dell’alta finanza quando una trattativa riservata viene esposta prematuramente.
Ma chi è Rizzetta? A settembre 2025, come riportato da un profilo del Wall Street Journal, ha lanciato Underdog Global Partners, una private equity firm sostenuta da family office e patrimoni familiari (niente fondi speculativi o capitali arabi). Il portafoglio del gruppo è già radicato in Italia e nel mondo: possiede il 67% del Napoli Basket (acquisito per 2 milioni ad aprile 2025 con l’ambizione di costruire un’arena moderna al posto del PalaBarbuto, risalente al 2003), il Campobasso FC in Serie C (con soci del calibro di Kelly Ripa e Mark Consuelos), la Res Roma femminile, il Brooklyn FC nella USL Super League e la franchigia di espansione CPL Quebec nella Canadian Premier League.
La capacità manageriale di Rizzetta è testimoniata da un dettaglio clamoroso: è riuscito a convincere la Disney a produrre un documentario su Campobasso, una città molisana di appena 50.000 abitanti, creando un modello narrativo su misura per il pubblico americano. Per lui, acquisire il Napoli non rappresentava un capriccio, ma il salto di scala definitivo. In vista del Centenario del club nel 2026 e dei Mondiali negli Stati Uniti, il brand “Napoli” possiede un potenziale inestimabile per decine di milioni di italo-americani. L’incontro ufficiale avvenuto a dicembre 2025 a Palazzo San Giacomo con il sindaco Gaetano Manfredi era il preludio a questa visione.
La scena del rifiuto: un venerdì mattina da Philadelphia
La mattina del 22 maggio, mentre il Corriere dello Sport usciva con la notizia in prima pagina, Matt Rizzetta era in viaggio verso Philadelphia, in Pennsylvania, “in totale relax”. Così lo descrivono le fonti del Corriere: non un uomo che tratta, non qualcuno in stato di agitazione. Un imprenditore che sa già come è andata — e che non ha nulla da commentare.
Il suo ufficio stampa ha fatto sapere che Rizzetta “non è a conoscenza della vicenda”. Una risposta calibrata, né una conferma né una smentita vera. Il linguaggio di chi sa benissimo cosa sta succedendo, ma sceglie di non dargli amplificazione.
Underdog Global Partners: il progetto che puntava al Napoli
A settembre 2025, Rizzetta ha lanciato ufficialmente Underdog Global Partners — una private equity firm con tre divisioni: franchises sportive, asset immobiliari e media/intellectual property. L’annuncio è stato riportato dal Wall Street Journal il 25 settembre 2025, con un profilo che spiegava la filosofia di Rizzetta agli investitori americani:
«Quando parliamo con i potenziali limited partners non parliamo di un modello basato sulla speculazione. Stanno investendo in asset già controllati, operativi, gestiti dal primo giorno».
I primi investitori sono family office e high-net-worth individuals — non fondi speculativi, non capitali arabici. Persone fisiche e patrimoni familiari che credono nel progetto a lungo termine. Nel portafoglio di Underdog al lancio ci sono già:
- Napoli Basketball (Serie A1 italiana) — acquisito ad aprile 2025 per circa 2 milioni di euro per il 67% delle quote
- Campobasso FC (Serie C italiana, con Kelly Ripa e Mark Consuelos tra i soci)
- Res Roma (calcio femminile Serie B italiana)
- Brooklyn FC (USL Super League, calcio femminile USA)
- CPL Quebec (espansione Canadian Premier League)
Il Napoli calcio sarebbe stato il salto di scala definitivo. Non un pezzo di portafoglio: il centro di gravità dell’intero progetto.
Perché il Napoli, perché adesso
Rizzetta non ha mai dichiarato pubblicamente di voler comprare la SSC Napoli. Ma la sua traiettoria racconta tutto. In dicembre 2025 si è seduto a Palazzo San Giacomo con il sindaco Gaetano Manfredi per discutere di progetti sportivi in città — un incontro ufficiale, documentato dal Comune di Napoli. Ha acquisito il Napoli Basket — con l’ambizione di costruire una nuova arena moderna, in sostituzione del PalaBarbuto del 2003. Ha costruito con Disney un modello narrativo su misura per portare le storie sportive italiane al pubblico americano.
La strategia è chiara anche senza dichiarazioni ufficiali: il brand “Napoli” negli Stati Uniti vale enormemente. Ci sono decine di milioni di americani di origine italiana — molti di seconda e terza generazione — che portano nel DNA un legame con questa città. Il nome “Napoli” è uno dei più riconoscibili del mondo: cucina, cultura, calcio, Maradona. Per un investitore che vuole costruire un ecosistema sportivo-culturale con l’Italia come hub, il Napoli calcio non è un capriccio — è il marchio più potente che esiste.
A questo si aggiunge una finestra temporale precisa: il 2026 è l’anno del centenario del club, e soprattutto l’anno in cui si disputerà il Mondiale negli Stati Uniti — con l’Italia che tornerà in scena dopo anni di assenza. Un timing perfetto per portare il Napoli calcio sul mercato americano.
La trattativa: quello che sappiamo davvero
La vicenda, secondo Repubblica e Il Fatto Quotidiano, è stata gestita con una riservatezza assoluta. De Laurentiis ha tenuto tutto per sé: ne sapevano la moglie Jacqueline, i figli Luigi e Valentina, l’amministratore Chiavelli. I dirigenti del club erano all’oscuro. I colloqui si sono avvicinati a un punto di possibile accordo, poi si sono incagliati su dettagli economici e sulla variabile Conte — la cui permanenza o partenza avrebbe cambiato in modo significativo la valutazione del club.
Il Corriere dello Sport aggiunge un dettaglio cruciale: i contatti si sono arenati prima ancora di avviare una due diligence formale, il che significa che non si è mai arrivati alla fase in cui un potenziale acquirente analizza nel dettaglio i conti, i contratti e i debiti del club. Si è fermato tutto a livello di principio, di visione, di volontà. E la volontà di ADL era e resta una sola.
La voce di ADL: un uomo che non ha bisogno di vendere
Per capire il rifiuto, basta rileggere le parole che Aurelio De Laurentiis ha pronunciato nel corso degli anni, ogni volta che qualcuno ha provato a convincerlo.
Al Sole 24 Ore Merger & Acquisition Summit 2023, dopo aver rivelato l’offerta da 2,5 miliardi ricevuta l’anno precedente:
«Quando un anno fa mi hanno offerto 2,5 miliardi e mezzo per il Napoli mi sono chiesto: mi servono? Avrei dovuto comprarmi una squadra in Inghilterra, ma io ho origini napoletane. Il Napoli ha un valore? È un giocattolo della famiglia De Laurentiis, non vedo motivi per cederlo fin quando non ci stancheremo».
In conferenza stampa nell’estate 2025, tornando sulla prima offerta che risale al 2017-18:
«Nel 2017 o nel 2018 mi arrivò un’offerta di 900 milioni di dollari. Anche se mi offrissero due miliardi e mezzo io non lo venderei. Il calcio Napoli si identifica con la napoletanità, con una città, con un popolo, con un’idea. Fin tanto che quest’idea la possiamo tutti quanti insieme, con onestà intellettuale, rappresentare, noi andiamo avanti».
Non è una posizione tattica. Non è una mossa negoziale per alzare il prezzo. È una convinzione.
Un rifiuto che si ripete: la storia completa
Il no del maggio 2026 è l’ennesimo capitolo di una storia che va avanti da quasi dieci anni:
In vent’anni alla guida del Napoli, De Laurentiis ha trasformato un club che ha comprato per 30 milioni di euro nel 2004 — quando era in Serie C2 — in un’entità valutata oggi tra 1,8 e 2,2 miliardi da chi è disposto a pagare in contanti. Ha vinto tre Scudetti, una Supercoppa, ha portato il Napoli in Champions e ha costruito un brand globale. Non ha debiti. Non ha bisogno di vendere.
| Lo Storico delle Offerte Rifiutate da De Laurentiis | ||
|---|---|---|
| Anno | Cifra Stimata | Dettagli e Provenienza |
| 2017/2018 | ~ 900 milioni di dollari | Fondo d’investimento americano non identificato. |
| 2022 | ~ 2 miliardi di euro | Offerta per l’intero patrimonio De Laurentiis (Filmauro inclusa). |
| 2023 | ~ 2,5 miliardi di euro | Fondo sovrano del Golfo Arabo (citata pubblicamente da ADL). |
| 2026 | ~ 2 miliardi di euro | Gruppo USA (Matt Rizzetta). Trattativa fermata prima della due diligence. |
Il contesto finanziario: perché questa volta è diverso (un po’)
C’è però un elemento che distingue il 2026 dagli anni precedenti, e che vale la pena non ignorare. Il bilancio del Napoli ha assorbito 335 milioni in acquisti contro 245 milioni in cessioni negli ultimi due anni. Le maxi-plusvalenze che hanno finanziato il ciclo Conte — Osimhen a 130 milioni, Kvara a 75 milioni — non si ripetono facilmente. Ci sono 90 milioni di riscatti da onorare nella prossima finestra di mercato.
De Laurentiis non è in difficoltà finanziaria — il club ha bilanci solidi — ma il margine di manovra per grandi investimenti non è quello di quattro anni fa. Questo spiega perché, questa volta, i colloqui siano andati avanti più a lungo del solito prima di chiudersi.
I tre scenari ancora aperti
Il Fatto Quotidiano parla di “pausa di riflessione”, non di rottura definitiva. Secondo Repubblica, ADL starebbe valutando tre possibilità:
- Mantenere il Napoli per intero — lo scenario più probabile, coerente con tutta la sua storia
- Cessione parziale con quote di minoranza agli investitori americani, mantenendo il controllo assoluto
- Offrire il Bari come alternativa — il club pugliese della famiglia De Laurentiis, attualmente in Serie C
Il terzo scenario è quello più interessante perché rivela che ADL non ha chiuso la porta agli americani — ha solo spostato il confine. Il Napoli non si tocca. Il Bari è un’altra storia.
Perché questa storia non finisce qui
Matt Rizzetta non è il tipo che si ferma al primo no. Ha comprato il Campobasso quando era in Eccellenza. Ha acquisito il Napoli Basket quando nessuno lo voleva. Ha convinto Disney a fare un documentario su una città molisana di 50.000 abitanti. Ha fondato una private equity firm e l’ha portata sul Wall Street Journal a sei mesi dal lancio.
La sua visione del Napoli non è svanita con questo rifiuto. È semplicemente in attesa del momento giusto — che potrebbe arrivare con la partenza di Conte, con un cambiamento nelle priorità di ADL, o con un’offerta strutturata in modo diverso, magari partendo proprio dal Bari.
Aurelio De Laurentiis ha costruito vent’anni di storia al Napoli. L’ha fatto a modo suo, senza fondi, senza sceicchi, senza venture capital. La frase con cui chiude ogni discorso sulla vendita è sempre la stessa, e vale più di qualsiasi analisi finanziaria:
«Il Napoli si identifica con la napoletanità, con una città, con un popolo, con un’idea».
Per ora, quell’idea è ancora sua.
I tre scenari di ADL
Secondo Repubblica, De Laurentiis non avrebbe chiuso definitivamente la porta:
- Mantenere il Napoli per intero, come ha sempre fatto
- Cessione parziale con quote di minoranza agli investitori americani
- Offrire il Bari come alternativa — il club della famiglia De Laurentiis, retrocesso in Serie C
Il terzo scenario è il più rivelatore: indica che ADL potrebbe essere disposto a dialogare, ma su asset diversi rispetto al club azzurro.
Perché i media americani tacciono
Nessuna testata americana ha riportato la notizia dell’offerta per il Napoli calcio. Front Office Sports, che conosce bene Rizzetta, non ha pubblicato nulla in merito. Il motivo è semplice: senza una conferma ufficiale e con una smentita dell’ufficio stampa già in circolazione, i media anglosassoni non aprono su una storia del genere. Il silenzio americano non è una smentita — è un’attesa.
Cosa succede adesso
I contatti potrebbero riprendere in estate, soprattutto se Conte dovesse lasciare e ADL si trovasse a dover ridisegnare il progetto sportivo del club. La variabile principale rimane lui: Aurelio De Laurentiis, il presidente che ha trasformato il Napoli in un marchio globale e che, per ora, non ha nessuna intenzione di cederlo ad altri.
Matt Rizzetta, dal canto suo, ha dimostrato con il Campobasso che sa aspettare, costruire e vincere nel tempo. Il Napoli era il salto definitivo. La storia potrebbe non essere finita qui.
✍️ Il Punto di Vista di Napolissimo
IL ROMANTICISMO CHE SFIDA LA FINANZA.
In un calcio europeo ormai dominato da fondi sovrani, private equity e multiproprietà asettiche, la resistenza di Aurelio De Laurentiis assume i contorni di un’epica moderna. Rifiutare due miliardi di euro in contanti, in un momento in cui il bilancio azzurro deve assorbire i costi faraonici dell’era Conte (335 milioni spesi in due anni), non è una mossa finanziaria logica. È una scelta viscerale. Il presidente considera il Napoli un’estensione della propria famiglia e dell’identità cittadina. Tuttavia, l’ipotesi di dirottare i capitali americani sul Bari o di aprire a quote di minoranza dimostra che ADL non è cieco di fronte alle evoluzioni del mercato. Il Napoli resta suo, ma per competere ai massimi livelli nel calcio del 2026, anche l’ultimo dei romantici sa che prima o poi serviranno alleati potenti.
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📌 Tutto sull’offerta americana per il Napoli
Chi ha offerto 2 miliardi per comprare il Napoli?
L’offerta è arrivata da un gruppo di investitori americani guidato da Matt Rizzetta, fondatore della private equity Underdog Global Partners, già proprietaria del Napoli Basket e del Campobasso FC.
Perché De Laurentiis ha rifiutato l’offerta?
Il presidente considera il club un “giocattolo di famiglia” incedibile. La trattativa si è fermata prima della due diligence anche a causa dell’incertezza sulla permanenza di Antonio Conte.
Qual è la situazione finanziaria attuale del Napoli?
Il club è solido e senza debiti, ma i margini si sono ridotti: negli ultimi due anni ha speso 335 milioni in acquisti incassandone 245, e deve onorare 90 milioni di riscatti nel prossimo mercato.
Quali sono i tre scenari futuri valutati da De Laurentiis?
Secondo le indiscrezioni, ADL valuta tre opzioni: mantenere il 100% delle quote del Napoli, cedere una quota di minoranza agli americani, oppure offrire loro l’acquisizione del Bari (attualmente in Serie C).
Questo articolo è basato su fonti giornalistiche pubbliche: Corriere dello Sport (22 maggio 2026), Il Fatto Quotidiano (20 maggio 2026), Repubblica e le dichiarazioni verificabili di Matt Rizzetta rilasciate a Front Office Sports (settembre 2025) e Tuttomercatoweb (maggio 2026). I dati su Matt Rizzetta e Underdog Global Partners sono tratti direttamente dal sito ufficiale del gruppo (underdoggp.com) e da fonti terze verificate. Il collegamento tra il gruppo Rizzetta e l’offerta per il Napoli calcio è riportato dalla stampa italiana e non è stato confermato né smentito ufficialmente dal gruppo Underdog Global Partners, che attraverso il proprio ufficio stampa ha dichiarato di non essere a conoscenza della vicenda. Napolissimo riporta quanto pubblicato da testate nazionali certificate, senza avanzare accuse o affermare certezze su trattative non confermate.



