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De Laurentiis si sfoga dopo Bosnia-Italia: «Basta! Serie A a 16, Malagò presidente, i club non sono i vostri zerbini

Mentre il sistema calcio italiano crolla sotto il peso del terzo fallimento mondiale consecutivo, il presidente del Napoli interviene a gamba tesa, sezionando le ipocrisie della FIGC con un manifesto politico senza precedenti.

IL COLLASSO E IL MANIFESTO DI ADL. L’Italia è ufficialmente fuori dai Mondiali 2026, eliminata dalla Bosnia ai calci di rigore (5-2). Il disastro sportivo genera un buco economico stimato tra i 50 e i 100 milioni di euro per il sistema calcio, con DAZN pronta a svalutare i diritti TV della Serie A. In questo scenario apocalittico, Aurelio De Laurentiis ha rilasciato una lunga intervista a Radio CRC dettando un manifesto politico per la rifondazione totale. Il presidente del Napoli ha chiesto il ritorno immediato alla Serie A a 16 squadre, l’abolizione della Supercoppa in Arabia, l’istituzione di rimborsi e assicurazioni matematiche per i club, e l’immediata nomina di Giovanni Malagò a capo della FIGC per azzerare un sistema definito “dormiente”.

Quali sono le conseguenze dell’eliminazione dell’Italia dai Mondiali 2026 e qual è l’analisi completa di De Laurentiis su FIGC, Malagò e rimborsi?

La notte di Zenica entra di diritto nelle pagine più nere della storia sportiva italiana. Per la terza volta consecutiva (dopo Svezia 2018 e Macedonia 2022), la Nazionale azzurra fallisce la qualificazione alla Coppa del Mondo. Un’umiliazione senza precedenti, considerando l’allargamento del torneo a 48 squadre, che ha innescato un terremoto istituzionale immediato. Mentre i vertici federali tentennano e si nascondono dietro frasi di circostanza, dal mondo dei club si alza la voce più rumorosa, analitica e politicamente pesante: quella di Aurelio De Laurentiis. Intervenuto a sorpresa ai microfoni di Radio CRC, il patron azzurro non si è limitato allo sfogo, ma ha dettato un vero e proprio programma di governo per un sistema ormai in stato comatoso.

Perché l’Italia ha perso il terzo Mondiale consecutivo?

Prima di analizzare le parole del presidente, è fondamentale inquadrare la portata del disastro. La cronaca della disfatta nei playoff UEFA racconta di una partita dominata nelle statistiche ma persa nei dettagli e nella tenuta nervosa. L’Italia, passata in vantaggio al 15′ con Kean, è rimasta in dieci uomini dal 42′ per l’espulsione di Bastoni. Dopo aver sprecato occasioni colossali, ha subito il pareggio di Tabaković al 79′. La lotteria dei rigori (5-2 finale) ha condannato gli Azzurri, traditi dagli errori di Pio Esposito e Cristante. Un crollo che segna la fine probabile della gestione di Gennaro Gattuso come CT.

Tuttavia, le conseguenze più devastanti non sono sportive, ma finanziarie. Il sistema calcio italiano deve ora fronteggiare una voragine stimata tra i 50 e i 100 milioni di euro. La FIGC perde istantaneamente 10,5 milioni di euro di premi FIFA e 9,5 milioni di sponsorizzazioni. Di conseguenza, l’effetto domino colpirà la Serie A, con una svalutazione dei diritti TV stimata in 200 milioni di euro (DAZN minaccia tagli a fronte di un calo previsto del 15% degli abbonati). A livello macroeconomico, la mancata partecipazione priverà il Sistema Paese di un indotto sul PIL stimato in un -0.7%.

Cosa ha detto esattamente De Laurentiis a Radio CRC?

In questo scenario di macerie, l’intervento telefonico di Aurelio De Laurentiis si trasforma in un’autopsia spietata delle colpe strutturali. Il patron azzurro parte da una metafora partenopea potentissima per descrivere l’inadeguatezza dei vertici FIFA, UEFA e FIGC: “A Napoli abbiamo una bellissima espressione: a pazziell mman e criatur’ (il giocattolo nelle mani dei bambini, ndr)”.

Analizzando nel dettaglio questa affermazione, emerge la frustrazione dell’imprenditore che vede il proprio settore gestito con superficialità. Il concetto espresso dal presidente è inequivocabile: chi governa il calcio lo sta trattando come un passatempo irresponsabile, ignorando le conseguenze fisiche ed economiche sui veri protagonisti dello spettacolo. “Abbiamo sempre detto che si gioca troppo, e tutto ciò distrugge i nostri calciatori”, ha tuonato De Laurentiis, individuando nell’ingorgo dei calendari la causa primaria del collasso tecnico delle Nazionali e dei club.

Il ritorno al 1986: la necessità vitale della Serie A a 16 squadre

La pars destruens lascia subito spazio a un programma di riforme radicale. De Laurentiis non si limita a criticare, ma individua una data storica precisa da cui ripartire: “Se torniamo al 1986, noi avevamo 16 squadre in Serie A. Oggi continuiamo a volerne 20, a dare importanza a tutte le categorie diverse dalla Serie A che dovrebbe essere una Serie Extra a tutti gli effetti”.

Non bisogna sottovalutare il peso politico di questa dichiarazione. Ridurre le squadre significa tagliare le partite inutili, aumentare la competitività interna e preservare la salute degli atleti. A questo, il presidente aggiunge un attacco diretto alle logiche puramente commerciali della Lega: “Se non avessimo Supercoppe da giocare in Arabia Saudita, risparmieremmo i giocatori che sono un patrimonio pagato da noi, non dalla FIFA o dalla UEFA. Dopodiché, avremmo tutto il tempo per poter dare alla Nazionale un tempo grossissimo per allenarsi”. È la rivendicazione del primato del lavoro settimanale contro la frenesia degli eventi spot.

Era giusto convocare Retegui nella Nazionale che doveva qualificarsi al Mondiale?

Sviscerando le cause tecniche del fallimento azzurro, De Laurentiis non risparmia critiche alla gestione sportiva e alle convocazioni. Il presidente si interroga sull’ossessione italiana per la tattica, che spesso oscura la valutazione della reale condizione atletica: “Il tatticismo di cui si bea il gioco italiano, è propedeutico ad avere successo contro le altre nazioni che giocano in altro modo?”.

Per avvalorare la sua tesi, porta un esempio clamoroso e specifico, attaccando frontalmente le scelte dello staff azzurro: “Forse è il caso di dire che Retegui, che gioca in Arabia e non gioca per via della guerra da un mese e mezzo, era giusto convocarlo?”. Questa stoccata chirurgica evidenzia la totale scollatura tra la meritocrazia, la condizione fisica reale dei giocatori e le convocazioni basate sul nome o su gerarchie ormai obsolete.

La citazione di Zucchero: l’orgoglio di non voler “vivacchiare”

De Laurentiis sa perfettamente di essere una voce fuori dal coro in un sistema spesso omertoso e conservatore. “Trovare capri espiatori non serve a nulla. Nel calcio italiano sono anni che tutto è dormiente, e che nulla si sposta perché non spostando nulla tutti vivacchiano”. Il presidente rivendica con orgoglio la sua natura di imprenditore puro, refrattario ai compromessi politici: “Io non sono uno che ama vivacchiare: sono uno che ha una posizione scomoda. Quando appartieni al mondo dei giusti sei sempre scomodo, è più facile stare nella poltrona dei non giusti”.

Per sigillare questo concetto, ricorre a una citazione musicale tagliente e inequivocabile: “Dicono molti amici miei: Zucchero il cantante ha sempre detto che la madre degli stolti è sempre incinta. È un’espressione chiarificatrice per tutto”. Un’accusa diretta a chi, all’interno del Consiglio Federale, continua a perpetuare gli stessi errori sperando, irrazionalmente, in risultati diversi.

Chi deve pagare quando un calciatore si infortuna in Nazionale?

Il passaggio più rivoluzionario dell’intera intervista riguarda il rapporto giuslavoristico tra i club e le Nazionali. De Laurentiis detta le sue condizioni inappellabili, trasformando una lamentela storica in una formula matematica precisa e vincolante: “Io mi sono stancato. I miei giocatori sono a disposizione se mi rimborsi una parte consistente di quello che investiamo, se mi fai un’assicurazione totale del suo valore in caso di infortunio, che divido per le giornate che mi mancano e mi vengono rimborsate”.

Non si tratta più di patriottismo retorico, ma di tutela degli asset aziendali. “Questo deve essere chiarissimo, non possiamo giocare con i soldi degli altri. Ci mettiamo le medaglie, facciamo le interviste, c’è un protagonismo tale altrimenti non se li filerebbe nessuno. Adesso basta”. È la fine dell’epoca in cui i club subiscono passivamente le decisioni federali pagandone il conto economico e sportivo.

L’endorsement politico: perché Giovanni Malagò deve guidare la FIGC

Per guidare questa “ripartenza da zero”, il patron azzurro lancia una vera e propria Opa politica sulla FIGC, indicando l’attuale presidente del CONI, Giovanni Malagò, come unico salvatore possibile. “Il signor Malagò ha lavorato molto bene alle Olimpiadi. Non lo dico perché è amico mio, ma perché è una persona professionalmente ineccepibile. Questa ineccepibilità non la riscontro altrove nel calcio”.

De Laurentiis analizza il profilo psicologico e manageriale di Malagò, contrapponendolo all’attuale dirigenza federale: “È dotato di umiltà, non ha bisogno di un punto d’arrivo. È uno che può dare e non prendere, purtroppo nel mondo che ci circonda molti vogliono essere lì per prendere. Se Malagò prendesse in mano il calcio italiano, nel giro di un biennio saremmo forti nuovamente”. Un appello accorato a un uomo che sa gestire uno sport con “28 milioni di tifosi dimenticati dalla politica”.

Il film del Napoli a Hollywood: l’espansione del brand oltre la crisi

A margine della durissima disamina sul fallimento nazionale, De Laurentiis ha voluto lanciare un messaggio di orgoglio identitario. Mentre il calcio italiano sprofonda nell’anonimato, il Napoli punta all’espansione globale del proprio brand. “Far vedere il film del quarto scudetto a tutti gli americani a Hollywood sarà una grande serata di divertimento”, ha annunciato il presidente.

L’evento si terrà in un teatro prestigioso davanti a 500 persone, tra cui molti protagonisti dello sport americano. “Abbiamo sottotitolato il film e faremo vedere Conte e i calciatori protagonisti. Portiamo Napoli nel mondo”. Una chiosa che suona come una rivendicazione di superiorità manageriale: il Napoli guarda a Hollywood e al futuro, la FIGC resta impantanata a Zenica e nel passato.

✍️ Il Punto di Vista di Napolissimo

UN MANIFESTO IMPRENDITORIALE INATTACCABILE: Leggendo integralmente e analizzando frase per frase le parole di Aurelio De Laurentiis, emerge una verità inconfutabile: il presidente del Napoli è l’unico dirigente in Italia a ragionare come un CEO moderno e non come un politico di provincia. La sua analisi non si ferma al “Gattuso ha sbagliato i cambi”, ma va alla radice del problema: il calcio è un’industria. Pretendere che la FIGC paghi un’assicurazione matematica sui giorni di assenza dei giocatori non è una provocazione, è la normalità in qualsiasi settore di business dove si “affitta” un asset milionario. De Laurentiis ha tracciato la linea: o i club (che mettono i capitali) riprendono il controllo del sistema riducendo le squadre e abolendo i tornei inutili, o il fallimento di Zenica sarà solo l’antipasto del default definitivo della Serie A.

 

Settore Colpito Danno Economico Stimato Dettaglio e Conseguenze
Bilancio FIGC – 20 Milioni di Euro Perdita di 10,5M di premi FIFA e 9,5M di sponsorizzazioni. Bilancio 2026 già in rosso.
Lega Serie A – 200 Milioni di Euro Svalutazione diritti TV. Minaccia di tagli da parte di DAZN per calo abbonati (-15%).
Brand Nazionale – 73 Milioni di Euro (Cumulativi) Crollo del merchandising e ricavi commerciali sommati ai fallimenti 2018 e 2022.
Sistema Paese (Italia) – 0.7% del PIL Nazionale Mancato indotto su turismo ed esportazioni.

 

📌 Tutto sull’eliminazione dell’Italia e le parole di ADL

Perché De Laurentiis ha criticato la convocazione di Retegui?

Il presidente del Napoli ha evidenziato l’assurdità di convocare un giocatore che milita in Arabia Saudita e che, a causa del conflitto in corso, non scendeva in campo da un mese e mezzo, criticando l’eccessivo tatticismo a discapito della reale condizione fisica.

Cosa ha chiesto De Laurentiis sui rimborsi per i calciatori?

Ha preteso che la FIGC e la UEFA paghino un’assicurazione totale sul valore del giocatore e un rimborso economico calcolato matematicamente sui giorni di assenza e sugli eventuali infortuni subiti durante i ritiri della Nazionale.

Qual è la proposta di De Laurentiis per la Serie A?

Il patron azzurro ha proposto di tornare immediatamente alla Serie A a 16 squadre (come nel 1986) per ridurre gli impegni, abolendo anche competizioni considerate inutili come la Supercoppa giocata in Arabia Saudita.

Chi vuole De Laurentiis come nuovo presidente della FIGC?

Aurelio De Laurentiis ha indicato pubblicamente l’attuale presidente del CONI, Giovanni Malagò, come l’unica figura professionale, umile e ineccepibile in grado di rifondare il calcio italiano nel giro di un biennio.

 

📊 Nota Metodologica & Fonti:
Le dichiarazioni integrali di Aurelio De Laurentiis sono state estratte, trascritte e analizzate dall’intervento in diretta sull’emittente Radio CRC. I dati relativi alla cronaca sportiva di Bosnia-Italia provengono dai tabellini ufficiali UEFA. Le stime sull’impatto economico (danni FIGC, svalutazione diritti TV e impatto sul PIL) sono basate su proiezioni di settore elaborate da testate specializzate in economia sportiva. Nessun dato finanziario è di fonte esclusiva Napolissimo.it. L’analisi editoriale (“Il Punto di Vista”) è un contenuto originale della nostra redazione.
Ultimo aggiornamento: Mercoledì 1 Aprile 2026.


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Enrico Greco

Giornalista sportivo, da oltre vent'anni segue con passione le vicende della SSC Napoli e della Serie A. Esperto di tattica, comunicazione sportiva e media digitali, coordina la linea editoriale di Napolissimo con uno sguardo strategico e una penna sempre tagliente. Appassionato di calcio "di posizione", è tra i primi in Italia a parlare di pressing ultra-offensivo nel 2006.

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