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Chi vuole fermare De Laurentiis? Napoli sotto assedio

Non è sfortuna, è una statistica inquietante: ecco la lista nera delle decisioni che hanno affondato la stagione azzurra, dal campo alla politica federale.

DE LAURENTIIS NELL’OCCHIO DEL CICLONE. Nove punti dall’Inter, diciotto giocatori in infermeria, una sfilza di episodi arbitrali controversi e un mercato completamente bloccato nonostante centosettantaquattro milioni depositati in banca. Mentre club oberati da centinaia di milioni di debiti operano liberamente, il Napoli resta paralizzato. E quando il presidente chiede un intervento alla Lega Serie A, arriva un secco rifiuto firmato dai rappresentanti di Inter e Juventus, dirette concorrenti per lo scudetto. Coincidenza sfortunata o sistema che penalizza chi gestisce virtuosamente? L’inchiesta completa su una stagione che rischia di compromettere persino la qualificazione Champions.

igori negati Napoli Juventus Stadium Bremer Hojlund gennaio 2026
igori negati Napoli Juventus Stadium Bremer Hojlund gennaio 2026

Quanti rigori sono stati negati al Napoli in questa stagione?

La domanda che ossessiona i tifosi azzurri trova risposta in una sequenza inquietante di episodi che accompagnano la stagione da settembre a oggi. Almeno cinque situazioni clamorose hanno visto il Napoli privato della massima punizione in circostanze che gli addetti ai lavori hanno definito quantomeno dubbie, se non palesemente errate.

Il primo caso eclatante risale alla trasferta di San Siro contro il Milan a fine settembre. Al trentottesimo minuto del primo tempo, con i rossoneri già avanti di due reti, McTominay penetra in area ricevendo un intervento in netto ritardo da Tomori. Le immagini documentano come il difensore inglese non centri minimamente il pallone, colpendo invece lo scozzese sulla gamba d’appoggio. L’arbitro Chiffi osserva l’azione da posizione privilegiata ma decide di non intervenire, e il VAR guidato da Alassio conferma quella scelta applicando il discusso principio della “non chiara ed evidente svista”.

Tutti gli opinionisti interpellati concordano però nel definirlo penalty solare. Luca Marelli su DAZN parla di “contatto giudicato insufficiente per intensità”, mentre Cesari e Bergonzi non hanno dubbi sulla regolarità dell’intervento falloso. Il Corriere dello Sport assegna a Chiffi un severo quattro e mezzo, con la dicitura “errori gravi, non all’altezza”.

Il secondo episodio controverso arriva a inizio gennaio contro il Verona. L’arbitro Marchetti viene richiamato al VAR per rivedere un’azione confusa in area napoletana: le immagini mostrano chiaramente un fallo di Valentini ai danni di Buongiorno, ma inspiegabilmente il direttore di gara concede il rigore agli scaligeri per una presunta mano involontaria dello stesso difensore azzurro. Un disastro di comunicazione tra campo e sala VAR che penalizza pesantemente il Napoli.

Nella stessa partita viene annullato anche un gol a Hojlund per un tocco di mano nel controllare il pallone: tecnicamente l’applicazione del regolamento risulta corretta, ma molti osservatori sottolineano l’eccessiva severità di una norma che punisce tocchi evidentemente involontari. Il Fatto Quotidiano titola provocatoriamente “la morte del calcio”.

Contro il Parma si registra un altro episodio dubbio: al quarantasettesimo del secondo tempo, su tiro di McTominay deviato da Circati, il Napoli reclama per un presunto tocco di mano. L’arbitro Fabbri lascia correre e il VAR non interviene, con la maggioranza degli osservatori che giudica la deviazione avvenuta con il corpo o con braccio in posizione congrua.

 Antonio Conte protesta arbitro Mariani Juventus Napoli rigori negati
Antonio Conte protesta arbitro Mariani Juventus Napoli rigori negati

Cosa è successo allo Stadium tra Napoli e Juventus?

L’ultimo episodio della serie si consuma sabato sera a Torino e rappresenta probabilmente il caso più clamoroso dell’intera stagione. Al quarantesimo minuto del primo tempo, con il risultato di uno a zero per i bianconeri, si verifica una sequenza che lascia increduli i giocatori azzurri e scatena le proteste di Conte.

Durante un’azione convulsa nell’area juventina, l’arbitro Mariani lascia proseguire ignorando non uno ma ben due contatti irregolari ai danni degli attaccanti napoletani. Il primo coinvolge Bremer e Hojlund: il difensore brasiliano interviene con un braccio che finisce all’altezza del collo dell’attaccante danese, impedendogli la progressione verso la porta. Pochi istanti dopo, prima ancora che l’azione possa svilupparsi, Kalulu si avventa su Vergara con un placcaggio che ricorda più il rugby che il calcio.

Il pallone resta incredibilmente tra i piedi dei partenopei che, confidando nell’intervento del direttore di gara, decidono di spedire la sfera fuori dal campo per far fermare il gioco. Mariani però non fischia nulla. Ancora più sorprendente: nemmeno Doveri, responsabile della sala VAR, ritiene opportuno richiamare il collega al monitor per una revisione.

Le moviole del dopogara convergono tutte sulla stessa conclusione. Sky Sport parla di “imbarazzo della scelta” per sottolineare come entrambe le situazioni presentassero caratteristiche da massima punizione. Il Corriere dello Sport titola senza mezzi termini “due rigori negati agli azzurri”, mentre Virgilio Sport definisce l’episodio “clamoroso”.

La beffa si materializza appena quattro minuti dopo quando Vergara commette fallo su Cambiaso: stavolta Mariani non esita e sanziona immediatamente il difensore napoletano. La disparità di trattamento diventa palese, certificando un metro di giudizio a geometria variabile che penalizza sistematicamente la formazione ospite.

Il contesto rende tutto ancora più grave: il Napoli scende in campo con diciotto assenti e una panchina composta sostanzialmente da giovanissimi della Primavera più il neo-acquisto Giovane, mai allenato con il gruppo. Dopo aver retto dignitosamente per un tempo, la squadra crolla nella ripresa anche per l’impossibilità di Conte di dosare strategicamente le sostituzioni. Il tre a zero finale fotografa un blackout ma non cancella le polemiche per quanto accaduto nel primo tempo.

Riepilogo episodi arbitrali contestati: Milan (rigore Tomori su McTominay non concesso), Verona (rigore dato agli scaligeri per mano involontaria Buongiorno ignorando fallo subito, gol Hojlund annullato), Parma (tocco mano Circati dubbio), Juventus (due rigori non concessi nella stessa azione).

Paradosso mercato Napoli 174 milioni liquidità bloccato Inter Juventus debiti liberi
Paradosso mercato Napoli 174 milioni liquidità bloccato Inter Juventus debiti liberi

Perché il Napoli non può comprare con 174 milioni in cassa?

Mentre la squadra affonda tra infortuni e polemiche arbitrali, emerge il secondo grande paradosso della stagione: l’impossibilità assoluta di intervenire sul mercato invernale nonostante disponibilità economiche che farebbero invidia a mezza Europa. Il Napoli chiude il bilancio al trenta giugno scorso con centosettantaquattro milioni di liquidità certificata, denaro reale depositato in banca e frutto di anni di gestione virtuosa con bilanci costantemente in attivo.

Eppure la società partenopea può operare esclusivamente “a saldo zero“: ogni acquisto deve essere obbligatoriamente bilanciato da cessioni di pari valore o superiore. Nessuna possibilità di attingere a quelle riserve accumulate con fatica negli anni precedenti. La ragione di questo vincolo apparentemente assurdo risiede in un parametro introdotto dalla Federazione: il Costo del Lavoro Allargato.

Si tratta di un indicatore che mette in relazione da una parte stipendi dei tesserati, ammortamenti dei cartellini acquisiti e commissioni versate agli agenti, dall’altra il fatturato complessivo annuo del club. Il limite fissato per questa stagione si attesta all’ottanta percento dei ricavi e scenderà ulteriormente al settanta dalla prossima annata. Chi supera questa soglia subisce il blocco totale delle operazioni in entrata oppure il vincolo del pareggio tra acquisti e cessioni.

Il Napoli, pur vantando conti sani e riserve di cassa che molte società possono solo sognare, paga un fatturato strutturalmente inferiore rispetto alle grandi del Nord. Gli ingaggi elevati necessari per mantenere una rosa competitiva e gli ammortamenti pesanti dei cartellini acquisiti fanno matematicamente superare la soglia dell’ottanta percento. Il risultato: De Laurentiis resta paralizzato proprio nel momento di massima emergenza, con diciotto elementi contemporaneamente in infermeria.

Come mai Inter e Juventus con debiti enormi operano liberamente?

Sul fronte opposto troviamo situazioni che appaiono paradossali se confrontate con quella napoletana. L’Inter chiude l’ultimo esercizio con un indebitamento complessivo di seicentosessanta milioni di euro. Il debito finanziario netto si attesta a duecentoquarantotto milioni, cui si aggiungono obbligazioni per trecentoquarantasei milioni emesse per far fronte agli impegni. La liquidità disponibile ammonta a soli centodiciotto milioni, meno della metà rispetto al Napoli.

I nerazzurri arrivano da anni caratterizzati da forte leva finanziaria, con l’indebitamento netto oscillante tra centonovanta e oltre trecento milioni dal duemilasedici al duemilaventicinque. Prima dell’inizio della stagione corrente hanno dovuto rifinanziare un debito monstre di quattrocentododici milioni attraverso istituti bancari americani per dare ossigeno alle casse sociali.

Sul mercato estivo appena concluso, l’Inter ha investito novantadue milioni in acquisti a fronte di quarantotto milioni incassati dalle cessioni, con un saldo negativo di quarantaquattro milioni. Eppure la società nerazzurra opera senza alcun vincolo sul mercato invernale. La ragione? Un fatturato record di cinquecentosessantasette milioni di euro, mai raggiunto nella storia del club, che permette di rispettare matematicamente il parametro federale dell’ottanta percento nonostante l’indebitamento stratossferico.

Situazione analoga caratterizza la Juventus: perdite di bilancio per cinquantotto milioni nell’ultimo esercizio (migliorate rispetto ai centonovantanove dell’anno precedente), indebitamento finanziario netto di duecentottanta milioni di euro e necessità di emettere un prestito obbligazionario da centocinquanta milioni con scadenza nel duemilatrentasette per ristrutturare il debito esistente.

I bianconeri hanno inoltre ricevuto iniezioni di capitale da parte della proprietà Elkann per trenta milioni in due tranche separate e stanno valutando un ulteriore aumento di capitale fino a centodieci milioni. Nonostante questo quadro finanziario complesso, anche la Juventus può acquistare liberamente sul mercato perché il fatturato elevato garantisce il rispetto del parametro federale.

Il sistema premia quindi chi genera ricavi elevati indipendentemente dal livello di indebitamento, penalizzando invece chi gestisce in modo prudente ma con fatturati strutturalmente più bassi. De Laurentiis può esibire quasi duecento milioni liquidi, bilanci sempre positivi, zero necessità di ricapitalizzazioni e mai un euro distribuito come dividendi (tutto reinvestito nel club), ma resta con le mani completamente legate mentre società oberate dai debiti investono sul mercato senza limitazioni.

Club Liquidità Debiti Totali Mercato
Napoli 174 milioni € 0 € BLOCCATO
Inter 118 milioni € 660 milioni € LIBERO
Juventus N.D. 280 milioni € LIBERO
Marotta Chiellini consiglieri federali voto contro De Laurentiis Napoli
Marotta Chiellini consiglieri federali voto contro De Laurentiis Napoli

Chi ha votato contro la richiesta di De Laurentiis?

Il venti gennaio scorso, De Laurentiis porta all’attenzione dell’Assemblea di Lega Serie A una proposta concreta per tentare di sbloccare la situazione: modificare temporaneamente la norma sul Costo del Lavoro Allargato per permettere l’utilizzo delle riserve di liquidità accumulate come garanzia patrimoniale. In sostanza, il presidente azzurro chiede che quei centosettantaquattro milioni depositati in banca possano essere considerati elemento di solidità finanziaria, sbloccando almeno parzialmente le operazioni sul mercato.

Il risultato della votazione sorprende per la nettezza del sostegno ricevuto: sedici società su venti esprimono parere favorevole alla proposta. Una maggioranza schiacciante e trasversale che dovrebbe in teoria aprire la strada alla modifica normativa. Tra i contrari figura esplicitamente solo il Milan. Inter, Juventus e Roma scelgono invece la via dell’astensione, non votando né a favore né contro.

Apparentemente la strada sembra spianata con quella maggioranza di sedici voti. Il giorno successivo però il Consiglio Federale riceve formalmente la richiesta e la respinge seccamente. Le motivazioni ufficiali parlano di “tempistica inopportuna” essendo il mercato già aperto da diversi giorni, ma soprattutto la Federazione subordina qualsiasi eventuale modifica a una condizione quasi impossibile da soddisfare: la garanzia scritta che i quattro club contrari o astenuti “rinuncino preventivamente a ogni futura azione legale” contro la decisione.

Una richiesta che blocca di fatto qualsiasi possibilità: nessun club può fornire garanzie vincolanti sulla rinuncia a contenziosi futuri, tanto più che parliamo di società quotate o con assetti proprietari complessi. Il risultato pratico: proposta respinta, mercato bloccato per il Napoli.

L’aspetto che ha scatenato le maggiori polemiche riguarda però la composizione stessa del Consiglio Federale. Tra i consiglieri che hanno votato siedono infatti Beppe Marotta, presidente dell’Inter, e Giorgio Chiellini, dirigente della Juventus. I due rappresentano ufficialmente la Lega Serie A in Federazione ma si trovano contemporaneamente a capo di società rivali dirette del Napoli nella lotta per lo scudetto: l’Inter comanda la classifica con nove punti di vantaggio, la Juventus insegue a breve distanza.

Secondo le ricostruzioni giornalistiche filtrate dopo la riunione, Marotta e Chiellini sarebbero risultati “molto contrariati” dalla proposta avanzata da De Laurentiis. La presenza di dirigenti con evidenti conflitti d’interesse nell’organo decisionale ha alimentato sospetti e polemiche nel mondo del calcio. Come sottolineato da diversi quotidiani sportivi, due rappresentanti di club che competono direttamente con il Napoli per obiettivi sportivi si trovano nella posizione di decidere se concedere o meno un aiuto al diretto concorrente in classifica.

Il Milan, unico club ad aver votato esplicitamente contro in assemblea, ha successivamente fatto filtrare una disponibilità a riconsiderare la posizione ma condizionandola al due febbraio: una data che cade a mercato ormai chiuso, rendendo l’eventuale apertura completamente inutile dal punto di vista pratico. Un’apertura di facciata priva di qualsiasi concreta utilità per il Napoli.

È un disegno contro De Laurentiis o solo sfortuna?

Arrivati a questo punto sorge spontanea la domanda che divide tifosi, addetti ai lavori e osservatori: siamo di fronte a un disegno orchestrato contro il presidente del Napoli oppure alla sfortunata convergenza di eventi sfavorevoli? Analizzare i fatti con obiettività risulta complesso ma necessario per evitare derive complottiste da una parte e ingenuità dall’altra.

Quali elementi alimentano i sospetti di un disegno?

Diversi aspetti della vicenda appaiono quantomeno singolari e difficili da spiegare come semplice casualità. Il conflitto d’interesse di Marotta e Chiellini risulta oggettivo e certificato: guidano società che competono direttamente con il Napoli per obiettivi sportivi di massimo livello e siedono contemporaneamente nell’organo federale che boccia la richiesta di aiuto del club partenopeo. Le loro società hanno scelto l’astensione in assemblea, un modo elegante per affossare la proposta senza esporsi direttamente a critiche pubbliche.

La richiesta federale di unanimità più la garanzia di rinuncia preventiva ad azioni legali appare una condizione costruita apposta per risultare impossibile da soddisfare. Chi redige norme di questo tipo sa perfettamente che ottenere garanzie legalmente vincolanti da venti società diverse, alcune delle quali con assetti proprietari internazionali complessi, costituisce una missione pressoché impossibile.

Anche la tempistica risulta sospetta: il vincolo derivante dal superamento del Costo del Lavoro Allargato viene comunicato formalmente al Napoli solo a novembre, nonostante la norma fosse nota e operativa già da settembre. Perché attendere oltre due mesi prima di informare ufficialmente il club dell’esistenza del problema? La domanda resta senza risposta ufficiale.

Il sistema stesso del parametro federale appare costruito strutturalmente per favorire chi dispone di fatturati elevati a prescindere dal livello di indebitamento, penalizzando invece modelli di gestione virtuosa ma con ricavi più contenuti. Società con oltre mezzo miliardo di debiti operano senza limitazioni mentre chi accumula quasi duecento milioni in banca resta paralizzato: un paradosso difficile da giustificare sul piano della razionalità economica.

La sequenza stessa degli episodi arbitrali sfavorevoli, concentrati proprio nelle partite più delicate della stagione (Milan, Verona, Juventus), ha fatto alzare più di un sopracciglio tra gli osservatori più attenti. Cinque casi eclatanti in pochi mesi, sempre nella stessa direzione, sembrano andare oltre la normale percentuale statistica di errori che colpisce tutte le squadre nel corso di una stagione.

Quali argomenti suggeriscono invece la casualità?

Dall’altra parte però esistono elementi concreti che suggeriscono prudenza prima di gridare al complotto organizzato. La norma sul Costo del Lavoro Allargato vale per tutti i club della Serie A indistintamente, non rappresenta un’invenzione creata ad hoc per colpire il Napoli: altre cinque società rischiano limitazioni identiche per gli stessi identici motivi tecnici. Il parametro nasce con l’obiettivo dichiarato di garantire sostenibilità di lungo periodo al sistema calcio italiano, evitando gestioni spregiudicate che possano mettere a rischio la stabilità dei club.

Modificare regole a mercato già aperto costituisce effettivamente un problema serio di equità sportiva: chi ha faticosamente rispettato i vincoli programmando con anticipo potrebbe legittimamente sentirsi penalizzato da un cambio normativo in corsa. La Federazione ha oggettive ragioni nel temere ricorsi e contenziosi che genererebbero inevitabile caos istituzionale e legale.

De Laurentiis vanta inoltre una lunga e documentata storia di scontri frontali con la Lega e gli altri presidenti: il suo carattere polemico e la tendenza a posizioni isolate non rappresentano certo una novità recente. Nel novembre duemilaventidue abbandonò platealmente un’assemblea tra “urla e strepiti” dopo una lite furibonda con Lotito sulla questione di un consigliere non indipendente, seguito da altri sei club. Nell’ottobre duemilatré si oppose con veemenza all’assegnazione dei diritti televisivi a Sky e Dazn, definendo le due emittenti “incompetenti” e prevedendo apocalitticamente la “morte del calcio italiano”.

Va registrato infine un dato politico importante: sedici società su venti hanno votato favorevolmente alla sua proposta in assemblea. La maggioranza assoluta della Lega dimostra quindi sostegno e solidarietà verso la posizione napoletana, smontando l’ipotesi di un fronte compatto degli altri club contro il patron azzurro.

Dove sta probabilmente la verità?

Definirlo complotto organizzato con riunioni segrete e piani premeditati appare eccessivo e privo di prove concrete documentabili. Derubricarlo semplicemente a sfortuna e casualità risulta però altrettanto ingenuo e superficiale. Probabilmente la realtà sta in una zona grigia intermedia: non esiste un disegno esplicitamente concordato contro De Laurentiis, ma sicuramente un sistema che strutturalmente e oggettivamente svantaggia chi gestisce secondo il suo modello.

Il calcio italiano premia fatturati elevati spesso costruiti attraverso debiti pesanti e operazioni finanziarie complesse, penalizzando gestioni prudenti e conservative che generano ricavi più contenuti. In questo contesto sistemico, avere rappresentanti di club rivali nell’organo decisionale crea inevitabilmente situazioni di conflitto d’interesse che andrebbero evitate a prescindere dalle intenzioni soggettive individuali dei singoli dirigenti.

De Laurentiis può legittimamente vantare due scudetti conquistati in tre anni più una Supercoppa Italiana vinta battendo consecutivamente Milan e Inter, risultati ottenuti mantenendo sempre bilanci positivi e senza mai dover ricorrere a ricapitalizzazioni d’emergenza. Ha dimostrato nei fatti che si può vincere ai massimi livelli gestendo in modo virtuoso senza accumulare debiti, ed è probabilmente proprio questo che disturba: la prova vivente che un modello alternativo funziona mette oggettivamente in imbarazzo chi invece accumula centinaia di milioni di passività per restare competitivo.

In sintesi: Il Napoli affronta probabilmente la stagione più difficile e complessa dell’intera era De Laurentiis. Non per demeriti sportivi o errori gestionali, ma per un insieme di circostanze che sommandosi rischiano seriamente di compromettere un’annata partita con legittime ambizioni di vertice. Diciotto infortuni contemporanei rappresentano una congiuntura statistica difficilmente spiegabile con la sola casualità, gli episodi arbitrali sfavorevoli si ripetono con frequenza che inizia a sembrare sospetta, il mercato completamente bloccato nonostante quasi duecento milioni in banca costituisce un paradosso economico oggettivamente insostenibile. E quando il presidente chiede un intervento correttivo alla Lega, a rispondere picche sono esattamente i rappresentanti dei club rivali diretti. Disegno premeditato o sistema strutturalmente distorto? Forse la risposta precisa non cambia la sostanza del problema: De Laurentiis sta pagando il prezzo salato di aver dimostrato che si può vincere senza indebitarsi, e questo evidentemente disturba troppi equilibri consolidati nel calcio italiano.

Quali sono le conseguenze concrete per il resto della stagione?

Al di là delle analisi teoriche e delle interpretazioni politiche, restano sul campo i fatti concreti che condizioneranno pesantemente i prossimi mesi. Il Napoli affronta il rush finale stagionale in condizioni oggettivamente disperate sotto molteplici aspetti.

L’emergenza sanitaria senza precedenti priva Conte di oltre metà della rosa a disposizione: diciotto elementi contemporaneamente indisponibili rappresentano un’ecatombe che obbliga a scelte tattiche forzate e adattamenti continui di giocatori in ruoli non propri. Vedere Gutierrez adattato sulla fascia destra fotografa meglio di qualsiasi statistica le difficoltà quotidiane dell’allenatore salentino.

Il mercato invernale completamente bloccato impedisce di correre ai ripari inserendo anche solo uno o due elementi per tamponare l’emergenza nelle zone più colpite. Mentre altre squadre in lotta per posizioni di vertice possono puntellare le rose con innesti mirati, il Napoli resta immobile a guardare.

Le decisioni arbitrali continuano a penalizzare la squadra proprio nelle sfide più delicate e decisive per la classifica: non esiste praticamente partita importante che non regali almeno un episodio controverso sfavorevole agli azzurri. La graduatoria vede l’Inter scappare a più nove punti, rendendo sempre più improbabile matematicamente una rimonta per lo scudetto.

Ma il rischio maggiore per De Laurentiis riguarda la qualificazione alla prossima Champions League. Con una rosa ridotta ai minimi termini e senza alcuna possibilità di rinforzi, anche il quarto posto inizia concretamente a traballare. Per una società che si autofinanzia completamente senza mai necessitare di ricapitalizzazioni da parte della proprietà, mancare l’accesso alla massima competizione europea rappresenterebbe un danno economico di proporzioni gravissime, compromettendo la pianificazione pluriennale.

De Laurentiis si ritrova quindi paradossalmente a pagare il prezzo più alto proprio per aver gestito in modo virtuoso: ha vinto dimostrando che esiste concretamente un’alternativa sostenibile ai debiti, ma proprio per questo il sistema sembra rifiutarlo. Chiamarlo complotto resta probabilmente eccessivo e non dimostrabile, ma definirlo semplice sfortunata coincidenza appare ormai decisamente troppo ingenuo.

Domande frequenti sul caso Napoli

Quanti infortuni ha il Napoli in questo momento?

Il Napoli conta attualmente diciotto giocatori contemporaneamente indisponibili, un’emergenza sanitaria senza precedenti nella storia recente del club che costringe Conte ad adattamenti continui e all’utilizzo di elementi della Primavera.

Il Napoli può ancora vincere lo scudetto?

Con nove punti di distacco dall’Inter capolista, diciotto infortuni e mercato bloccato, la rincorsa al titolo appare matematicamente ancora possibile ma concretamente molto improbabile. Anche la qualificazione Champions inizia a essere a rischio.

Quando scade il blocco del mercato per il Napoli?

Il vincolo del “saldo zero” durerà fino al prossimo giugno quando verranno effettuate le nuove verifiche sul Costo del Lavoro Allargato. Solo allora, se i parametri rientreranno, il Napoli potrà tornare operativo sul mercato estivo.

Cosa ha detto Conte sugli arbitri?

Dopo l’episodio dei due rigori non concessi allo Stadium, Antonio Conte si è avvicinato all’arbitro Mariani con una frase che le immagini televisive hanno documentato ma il cui contenuto esatto non è stato reso pubblico. Il tecnico ha mostrato evidente disappunto.

Quante società hanno votato a favore di De Laurentiis?

Sedici club su venti hanno espresso voto favorevole alla proposta di modifica normativa presentata da De Laurentiis in Assemblea di Lega. Solo il Milan ha votato contro, mentre Inter, Juventus e Roma si sono astenute.


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Marco Ascione

Classe 1985, campano verace, racconta da vicino il Napoli, seguendo la squadra in ogni stadio d’Italia. Penna vibrante, cuore da tifoso e occhio da cronista, Marco è la voce sul campo di Napolissimo: dalle conferenze stampa agli allenamenti, dai tunnel agli spogliatoi. Per lui, ogni trasferta è una storia da raccontare.

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