
LA MEMORIA STORICA AZZURRA. Se si cerca un testimone oculare di tutti e 4 gli scudetti del Napoli, il nome è uno solo: Tommaso Starace. Originario di Vico Equense, entrato nel club nel 1977 come aiuto cuoco e diventato magazziniere nel 1986, “Tommy” vive l’azzurro da quasi 50 anni. In questa lunga intervista ripercorre la sua vita nel club: dall’ingresso a Piazza Amedeo alla fiducia ricevuta da Vitale, Di Marzio e Conte. Svela i segreti di Diego Armando Maradona (che gli affidava la modifica dei tacchetti e lo portò al suo matrimonio in Argentina) e il legame viscerale con Dries Mertens, considerato “un figlio”. Famoso per aver introdotto il vero rito del caffè con la moka nello spogliatoio, Starace analizza anche il calcio moderno e si commuove ricordando le lacrime versate per la Serie B, in vista dei 100 anni della società.
Napoli, la leggenda di Tommaso Starace: l’unico uomo dei 4 scudetti. I segreti su Maradona e Mertens
Calciatori, allenatori, presidenti e dirigenti si susseguono in un ciclo continuo, ma se cerchiamo una sola persona che sia stata testimone oculare e protagonista silenziosa di ognuno dei 4 scudetti napoletani, dovremo cercare lontano dai riflettori del campo. Ma non troppo lontano. Per tanti tifosi, infatti, Tommaso Starace è molto più di un volto noto: è un uomo che ha impegnato larga parte della sua vita tingendola di azzurro, che ha vissuto per il club e che ha fatto da collante umano tra la squadra e i campioni più importanti della sua storia.
Tra i protagonisti di questo imminente centenario napoletano, senza dubbio, c’è anche lui. Storico capo magazziniere (oggi, ma entrato con un ruolo ben diverso anni fa) e cuore pulsante del gruppo Napoli, “Tommy” è stato capace di resistere a tempeste societarie, avvicendamenti tecnici e cambi di proprietà. Da Careca a McTominay, da Krol, Osimhen, Kvara a McTominay Starace è stato senza dubbio il napoletano più napoletano di tutti. Una voce lucida e sicura anche ora, a quasi cinquant’anni dal suo primo giorno di lavoro.
Le origini a Vico Equense e l’arrivo a Piazza Amedeo: la fiducia di Vitale e Di Marzio
Il percorso di Starace inizia da giovanissimo. Originario di Vico Equense, in provincia di Salerno, entra nel Napoli nel 1977 come aiuto cuoco, per poi trasformarsi in magazziniere nel 1986. La sua carriera si è costruita sulla fiducia, concessagli da figure storiche del club.
Il primo impatto con il mondo Napoli è il ricordo di un ragazzo innamorato della sua terra. Ai microfoni de Il Mattino alla domanda su cosa gli venga in mente pensando a Napoli, la risposta è una dichiarazione d’amore incondizionata: «Napoli è una città bellissima, è un immenso amore, una città che dice tutto e che ci porta ad essere tifosi della nostra città, perché abbiamo veramente tutto, solo che qualche volta potrebbe essere ancora di più». I ricordi si affollano, partendo dalla vecchia sede storica: «I momenti sono tutti bellissimi, sin dal primo giorno che ho messo piede a Piazza Amedeo, nella sede del Napoli, fino a oggi. Sono passati tanti anni e ogni volta che entro allo stadio mi emoziono sempre di più».
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All’epoca, confessa, era un ragazzo «acerbo». «Da fuori magari ti chiedi “perché il Napoli non vince?”. Poi entri a far parte della famiglia e man mano inizi a capire tutte le dinamiche. Poi fortunatamente abbiamo iniziato a vincere anche noi, e per me è stata una cosa troppo importante». Ma come si conquista lo spogliatoio? «Per noi magazzinieri è sempre difficile arrivare ad avere un certo rapporto con loro, perché il calciatore è sempre un po’ restio a lasciarsi andare, ha paura che tu possa fare la spia o cose simili. Ma noi napoletani non siamo così». La chiave è stata la fiducia, accordatagli da figure chiave: «Le persone poi ti vedono, ti guardano, ti ascoltano e possono capire che fiducia possono darti. Dal direttore Vitale dell’epoca al mister Di Marzio che è stato con il Napoli a mister Conte. La fiducia bisogna conquistarla con le proprie mani».
I 4 Scudetti raccontati dall’unico uomo che li ha vissuti tutti
I tifosi lo chiamano “l’uomo degli scudetti” perché è stato così trasversale da viverli tutti e quattro (1987, 1990, 2023, 2025). Ognuno ha un sapore, un’emozione e un aneddoto diverso.
Il primo tricolore, quello del 1987, coincide proprio con l’anno in cui divenne magazziniere a tutti gli effetti. È pura magia: «Il primo scudetto è stato straordinario. Siamo stati tre giorni, anche dopo la vittoria, negli spogliatoi a ripulire, non ci sembrava vero che avessimo vinto lo scudetto». Il bis del 1990 è legato a un momento di svolta psicologica: «Quello del 1990 lo ricordo con entusiasmo, perché eravamo lì ma non riuscivamo a passare davanti, poi vincemmo a Bologna con Diego, Careca e i compagni, lì pensai che avevamo vinto lo scudetto».
Saltando al 2023 con Luciano Spalletti, l’emozione passa per una trasferta fondamentale: «La vittoria più bella è stata quella che abbiamo fatto a Torino con la Juve, perché è sempre la Juve, lo so. Noi napoletani abbiamo nel cuore la Juve, come abbiamo nel cuore il Napoli, al contrario ovviamente. Quella vittoria è stato il passo per poter andare verso lo scudetto. L’avevamo già quasi vinto a Natale. Poi abbiamo perso un paio di partite a marzo e mi sono preoccupato, ma alla fine non c’è stata storia». Infine, l’ultimo trionfo con Antonio Conte (2025), vissuto sul filo del rasoio: «È stato un successo catastrofico, non sapevamo mai come potesse finire la stagione. Eravamo lì pronti ad allargare le mani, sperando che il nostro Dio, che sarebbe Diego, ci facesse il miracolo».
Il legame di sangue con Maradona: il segreto dei tacchetti, il matrimonio e l’amaro addio
Diego e Tommaso erano così amici da avere un legame profondo anche fuori dallo spogliatoio. Maradona lo nominò custode ufficiale delle sue scarpette e lo voleva con sé anche in Nazionale.
«Con Diego non c’è mai stato un momento cattivo, ogni giorno era qualcosa di nuovo», racconta Starace con i brividi. «Non è che gli altri non sono come Diego, però non si può dire com’era Diego, non si può spiegare. È difficile far capire alle persone com’era Diego, solo chi l’ha conosciuto può capire. Ha fatto capire al popolo napoletano cosa vuol dire vincere uno Scudetto, come si affronta il divario tra il nord e il sud. Diego ci ha difeso in tutti i sensi, dentro e fuori dal campo».
Il loro rapporto era basato su segreti intimi, come quello svelato dopo 30 anni: «Diego arrivava al campo con le scarpe nuove e mi chiedeva di mettere delle strisce di plastica sui tacchetti per farlo stare bene con il piede». I tacchetti premevano sulla pianta causandogli fastidio, e Starace rimediava ammortizzando quei punti con cerotti medici. Una fiducia cieca e assoluta.
La generosità di D10S non aveva limiti, come dimostra l’invito al matrimonio: «Diego ci ha portato al suo matrimonio in Argentina. Eravamo 350 persone dall’Italia, ci ha caricati tutti su un aereo. C’erano politici, personaggi dello spettacolo, e c’ero anche io con mia moglie. Nessuno avrebbe mai fatto una cosa simile. Gli invitati in totale erano mille. Fu una festa bellissima, un’intera settimana di gioia intensa». L’ultimo incontro è struggente: «Prima della sua morte venne a Napoli, eravamo al centro sportivo di Castel Volturno e quando mi vide mi disse: ‘No, stasera devi venire con me a Roma, dobbiamo fare una festa e ti voglio lì’. Andai lì con lui, c’era anche Ciro Ferrara, altri calciatori ed ex calciatori». Sulla morte del Pibe, le parole di Starace sono durissime e piene di rabbia: «Non sarebbe morto così. Perché noi napoletani siamo diversi. Sarebbe stato protetto, in qualche modo. Ma Diego è morto come un cane, come si dice a Napoli. Lo hanno sempre e solo portato allo sbaraglio. Gli hanno fatto pagare una serie di cose».
Dries Mertens: il “figlio” belga, il balletto virale e la notte in strada
Da Diego a Dries. Per dieci anni (2013-2023), Starace è stata la spalla di Mertens. Un’amicizia vera nata tra una maglia piegata e un caffè caldo, diventata popolarissima sui social network.
Se Maradona è stato il Dio del calcio, Dries “Ciro” Mertens è stato il figlio acquisito. «Dries è come Diego, non ci sono momenti particolari. Con lui abbiamo vissuto un’epoca bellissima, un momento spettacolare. Ci è mancato solo lo scudetto che non abbiamo vinto, però con Dries sono stati giorni e partite splendide». Starace non usa mezzi termini per descrivere l’affetto: «Dries è una persona meravigliosa e un campione vero. Ci sentiamo sempre. Mertens? Un figlio. Tra noi subito empatia. È diventato un famigliare, un figlio. È nata una simpatia immediata che è diventata empatia. E il tempo ha consolidato questo nostro rapporto».
La loro complicità era il motore dell’umore a Castel Volturno, culminata nel celebre “balletto della lingua”, nato spontaneamente e diventato virale sui social network, rendendo il volto di Starace popolarissimo tra i tifosi: «Il balletto con lui come è nato? Eravamo a Castel Volturno, dopo una partita amichevole che abbiamo giocato. È stata una cosa bellissima e non organizzata nata sul momento».
Il legame ha superato i confini nazionali, tanto che Starace è stato invitato in Belgio per assistere alla sfida Belgio-Portogallo. Il ricordo di quella notte descrive perfettamente l’umiltà del giocatore: «Alla fine della partita, della serata, lui, la moglie, altri due tre ragazzi del Belgio, sono stati là fuori a giocare a pallone assieme». Un episodio che riassume l’essenza del belga agli occhi del magazziniere: «Mertens è un ragazzo eccezionale per me. Io che amo i campioni tutti, i campioni sono ma lui è un campione di vita». E quando Mertens ha ricevuto la cittadinanza onoraria napoletana, Starace è stato tra i primi ad accoglierlo al suo ritorno: «È stata una cosa bellissima per noi napoletani averlo cittadino napoletano. Dries è un ragazzo che si merita tutto questo. Non ci sono aggettivi per descriverlo».
Oltre Diego e Dries: il legame con Di Lorenzo, i portieri e la critica al calcio moderno
Starace ha un cuore grande che ha saputo accogliere generazioni di calciatori. Ma il suo sguardo sul calcio di oggi, diventato un’industria, è lucido e disincantato.
Alla domanda su quali altri giocatori gli siano rimasti nel cuore, la risposta è un abbraccio collettivo: «Io mi lego a tutti perché loro me lo concedono. Tutti mi hanno dato qualcosa. Diego perché si chiamava Diego, Dries perché si chiamava Dries, ma c’è il capitano di oggi Di Lorenzo. Poi io da ragazzo giocavo in porta, quindi i miei portieri sono tutto per me».
Tuttavia, avendo vissuto mezzo secolo di calcio, Starace evidenzia un cambiamento radicale nella mentalità dei protagonisti: «Non sono cambiate le persone ma il sistema calcio. Una volta il calciatore era di proprietà della società, oggi il calciatore è proprietà di se stesso. E guarda i suoi interessi in tutto e per tutto». Alla domanda se cambierebbe qualcosa, risponde con umiltà ma con una stoccata precisa al sistema: «Chi lo sa, forse ci sarebbe, ma io non sono la persona giusta per cambiare il calcio. Oggi manca lealtà tra i vari club, le varie società. Ora la cosa è diventata “virale” ed è difficile da far capire alle persone».
Chi ha inventato il rito del caffè a Castel Volturno? Il segreto della moka e delle “tre C”
La figura di Starace è universalmente conosciuta come “l’uomo del caffè del Napoli”, una vera e propria mascotte. Ha introdotto lui il rito dell’espresso caldo per sostituire la “ciofeca” fredda che trovava agli inizi.
Non c’è giocatore che non sia stato accolto dalla celebre frase: «Na’ tazzulella ‘e cafè». Ma come è nata questa usanza diventata un marchio di fabbrica? «Quando sono venuto a fare il magazziniere non c’era questa usanza del caffè», spiega Starace. «Si faceva e si lasciava sulla tavola. Ma per me era una cosa fatta male, era freddo, una “ciofeca” in poche parole, non era il caffè napoletano. E allora da lì ho iniziato a fare il caffè con le tre C, come si suol dire…».
Il segreto? La preparazione rigorosamente con la moka (la classica caffettiera da casa), servito bollente e già zuccherato, e un controllo qualità ferreo e personale: «Il primo a bere il caffè sono io perché lo devo assaggiare, se piace a me allora può piacere agli altri».
I 100 anni del Napoli: le lacrime per la Serie B e l’amore eterno
Siamo nell’anno in cui il Napoli compirà 100 anni. Le ultime parole di Starace sono una dichiarazione d’amore assoluta che ripercorre una vita intera dedicata alla maglia azzurra.
Guardandosi indietro, il bilancio è quello di un uomo che ha dato tutto se stesso: «Io sono con loro da 48 anni, quindi quasi la metà della storia del club. Sicuramente mi vengono in mente i tanti momenti belli e le vittorie, ma anche quelli brutti. Quando siamo retrocessi in Serie B. Io ho pianto sia di gioia che di dolore». La chiosa finale è da brividi: «Io amo Napoli e quindi qui provo a dare sempre tutto me stesso. Vi lascio tanti auguri Napoli con cuore, con tutto l’affetto che posso avere. Un bacione a tutti i napoletani e Forza Napoli».
✍️ Il Punto di Vista di Napolissimo
IL CUSTODE DELL’ANIMA AZZURRA: In un’epoca in cui i calciatori sono aziende (“proprietà di se stessi”, come dice saggiamente Tommy) e le bandiere non esistono più, Tommaso Starace è l’ultimo baluardo del romanticismo. Leggere che modificava i tacchetti di Maradona con i cerotti medici, o che piangeva per la retrocessione in Serie B, ci ricorda che il Napoli non è solo una franchigia sportiva, ma un sentimento viscerale. Starace è il filo rosso che unisce il Napoli di Vitale e Di Marzio a quello di Conte. Finché ci sarà lui a preparare il caffè con la moka a Castel Volturno, l’anima verace del Napoli sarà al sicuro.
Ecco il riepilogo dei 4 Scudetti vissuti da Tommaso Starace, l’unico tesserato sempre presente nella storia tricolore del Napoli:
| Stagione | Allenatore | Simbolo in Campo | Status Starace |
|---|---|---|---|
| 1986/1987 | Ottavio Bianchi | Diego A. Maradona | ✅ Magazziniere |
| 1989/1990 | Alberto Bigon | Diego A. Maradona | ✅ Magazziniere |
| 2022/2023 | Luciano Spalletti | Victor Osimhen | ✅ Magazziniere |
| 2024/2025 | Antonio Conte | Scott McTominay | ✅ Magazziniere |
Quali sono i retroscena inediti sul rapporto tra Starace e Diego Armando Maradona?
Starace modificava gli scarpini di Diego con cerotti medici, fu invitato al suo matrimonio in Argentina e ha dichiarato con amarezza che a Napoli non sarebbe “morto come un cane”.
Il legame tra Tommy e il Pibe de Oro andava ben oltre il campo. Maradona lo nominò custode ufficiale delle sue scarpette. Per trent’anni, Starace ha custodito un segreto: “Diego arrivava con le scarpe nuove e i tacchetti gli premevano sulla pianta del piede. Ero io a dover rimediare, ammortizzando quei punti con cerotti medici e strisce di plastica”.
La fiducia era totale, tanto che Diego caricò Starace e sua moglie su un aereo insieme a politici e vip per portarli al suo faraonico matrimonio in Argentina (“Nessuno avrebbe mai fatto una cosa simile”). L’ultimo incontro avvenne a Roma, poco prima della tragica scomparsa del Diez. Sulla morte di Maradona, Starace non usa mezzi termini, esprimendo il dolore di un’intera città: “Non sarebbe morto così. Noi napoletani siamo diversi, sarebbe stato protetto. Diego è morto come un cane, lo hanno sempre portato allo sbaraglio”.
Come è nata l’amicizia tra Tommaso Starace e Dries Mertens?
Tra i due è nata un’empatia immediata: Starace considera Mertens “come un figlio”. Insieme hanno reso virale il celebre balletto della lingua nato a Castel Volturno.
Se Maradona rappresenta il mito irraggiungibile, Dries Mertens è il pezzo di cuore dell’era moderna. Dal 2013 al 2023, il belga e il magazziniere hanno costruito un rapporto simbiotico. “Mertens? Un figlio. Tra noi c’è stata subito empatia”, racconta Starace. “Quelli del suo paese non sono gelosi di nulla. Io amo tutti i campioni, ma lui è un campione di vita”.
La loro complicità è diventata di dominio pubblico grazie ai social e al celebre “balletto della lingua”. Un rito nato per caso: “Eravamo a Castel Volturno dopo un’amichevole. È stata una cosa bellissima e non organizzata, nata sul momento”. Il legame è così forte che Mertens lo ha persino invitato in Belgio per assistere a Belgio-Portogallo, finendo a giocare a pallone in strada a fine serata.
Il confronto tra i due legami più profondi vissuti da Tommaso Starace nello spogliatoio del Napoli:
| Campione | Momento Iconico | La Citazione di Starace |
|---|---|---|
| Diego Maradona | ✅ Il matrimonio in Argentina | “Solo nominarlo mi fa venire i brividi. Ci ha difeso in tutti i sensi.” |
| Dries Mertens | ✅ Il balletto della lingua | “È diventato un familiare, un figlio. È un campione di vita.” |
Come è cambiato il calcio in questi 50 anni secondo lo storico magazziniere azzurro?
Secondo Starace, oggi manca la lealtà: un tempo i calciatori appartenevano alla società, oggi sono aziende che pensano solo ai propri interessi personali.
Avere mezzo secolo di spogliatoio alle spalle permette di guardare il calcio con una lucidità disarmante. Alla domanda su come siano cambiati i giocatori dagli anni ’70 a oggi, la risposta di Starace è un trattato di sociologia sportiva: “Non sono cambiate le persone, ma il sistema calcio. Una volta il calciatore era di proprietà della società, oggi il calciatore è proprietà di se stesso. E guarda i suoi interessi in tutto e per tutto”.
Nonostante la nostalgia per un calcio più romantico (“Oggi manca lealtà tra i club, la cosa è diventata ‘virale'”), Starace continua a legarsi ai ragazzi di oggi. Ha parole al miele per il capitano Giovanni Di Lorenzo e conserva un debole per i portieri, retaggio del suo passato da estremo difensore in gioventù. Perché in fondo, che si tratti di Careca, Krol, Osimhen o McTominay, per farsi apprezzare basta una cosa: essere genuini. “I calciatori hanno paura che tu faccia la spia. Ma noi napoletani non siamo così”.
✍️ Il Punto di Vista di Napolissimo
LA VERA CONTINUITÀ DEL NAPOLI È LUI.
In un’epoca in cui i presidenti vendono, gli allenatori scappano e i giocatori baciano la maglia per poi chiedere la cessione al miglior offerente, figure come Tommaso Starace sono l’ultimo baluardo del romanticismo calcistico. Starace non è solo un magazziniere: è la memoria storica del club. È l’uomo che spiega ai nuovi arrivati cosa significa indossare l’azzurro. Aver vissuto le lacrime della retrocessione in Serie B e la gloria dei quattro Scudetti gli conferisce un’autorità morale che nessun contratto milionario può comprare. Quando un campione straniero arriva a Castel Volturno, la prima vera stretta di mano con la città di Napoli gliela dà lui, offrendogli un caffè bollente. Lunga vita a Tommy, il napoletano più napoletano di tutti.
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📌 Tutto su Tommaso Starace, leggenda del Napoli
Chi è Tommaso Starace e da quanto tempo lavora nel Napoli?
Tommaso Starace è lo storico capo magazziniere della SSC Napoli. È entrato nel club nel 1977 come aiuto cuoco, per poi passare al magazzino nel 1986. Lavora per la società azzurra da quasi 50 anni.
Quanti scudetti ha vinto Tommaso Starace con il Napoli?
Starace è l’unico tesserato ad aver vissuto tutti e 4 gli Scudetti della storia del Napoli: nel 1986/87 e 1989/90 con Maradona, nel 2022/23 con Spalletti e nel 2024/25 con Antonio Conte.
Qual era il rapporto tra Starace e Diego Armando Maradona?
Erano legatissimi. Starace era il custode degli scarpini di Diego (che modificava con cerotti medici per non fargli male) e fu invitato personalmente dal Pibe de Oro al suo matrimonio in Argentina.
Cosa ha detto Starace sulla morte di Maradona?
Ha espresso grande amarezza, dichiarando che se Diego fosse rimasto a Napoli sarebbe stato protetto, mentre invece è stato portato allo sbaraglio ed è “morto come un cane”.
Come è nato il balletto tra Starace e Dries Mertens?
Il celebre “balletto della lingua” è nato in modo del tutto spontaneo a Castel Volturno dopo una partita amichevole. Tra i due c’è un legame fortissimo, tanto che Starace considera Mertens “come un figlio”.
Tutte le dichiarazioni virgolettate di Tommaso Starace presenti in questo articolo sono state estratte e verificate da interviste ufficiali rilasciate nel corso degli anni a testate nazionali e locali, tra cui La Gazzetta dello Sport e CalcioNapoli24. I dati biografici e la cronologia degli Scudetti riflettono la storia ufficiale della SSC Napoli. Ultimo aggiornamento: Giugno 2026.



