
📋 In Sintesi
L’inchiesta della Procura di Milano sul sistema arbitrale italiano prosegue senza sosta. Il PM Maurizio Ascione ha diramato una nuova lista di testimoni per fare luce sul caso Rocchi e sulle presunte frodi sportive legate alla gestione del VAR di Lissone. Nelle ultime ore sono stati ascoltati per oltre tre ore dirigenti di spicco come Andrea Butti (Lega Serie A), Riccardo Pinzani (ex arbitro e dirigente) e Lorenzo Dallari, coordinatore del Centro VAR ed ex vicedirettore di Sky Sport. Nel mirino degli inquirenti ci sono le presunte “bussate” in sala video e le intercettazioni dell’aprile 2025 che coinvolgono Giorgio Schenone, Club Referee Manager dell’Inter. Parallelamente all’inchiesta penale, il sistema sportivo trema: il prossimo 13 maggio il Consiglio Federale potrebbe sancire la decadenza dei vertici dell’AIA (guidati dall’inibito Zappi), aprendo le porte a un clamoroso commissariamento dell’associazione arbitrale.
Quali sono le ultime novità sull’inchiesta della Procura di Milano sul caso Rocchi, chi sono i dirigenti ascoltati, cosa c’entra l’Inter e cosa succederà all’AIA?
Il rumore quotidiano delle prime pagine sportive si è fisiologicamente abbassato dopo la matematica assegnazione dello Scudetto all’Inter, ma il silenzio mediatico non deve trarre in inganno. Il fascicolo aperto dalla magistratura milanese sul sistema arbitrale italiano è più vivo che mai. Per i tifosi del Napoli e per tutti gli appassionati che chiedono trasparenza dopo mesi di tensioni, è fondamentale mantenere la lucidità: bisogna separare il tifo giudiziario dai fatti accertati, analizzando con freddezza le mosse degli inquirenti che stanno cercando di scoperchiare il vaso di Pandora della classe arbitrale.
Quali sono le ultime novità sull’inchiesta della Procura di Milano sul caso Rocchi?
La Procura di Milano ha ripreso le audizioni sull’inchiesta per frode sportiva che coinvolge l’ex designatore Gianluca Rocchi. Il PM Maurizio Ascione sta interrogando nuovi dirigenti della Lega Serie A per chiarire le presunte ingerenze e le “bussate” all’interno della sala VAR di Lissone.
Il lavoro della pubblica accusa procede in modo metodico e inesorabile. Dopo aver iscritto nel registro degli indagati Gianluca Rocchi (oggi autosospesosi), Andrea Gervasoni (supervisore VAR e vice-commissario CAN), Rodolfo Di Vuolo e Luigi Nasca per concorso in frode sportiva, la Procura ha allargato il raggio d’azione includendo anche l’arbitro Paterna, indagato per false informazioni. Rocchi, convocato in precedenza, si è avvalso della facoltà di non rispondere, costringendo la Procura a cercare riscontri incrociati attraverso nuove testimonianze.
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Cosa stanno cercando di dimostrare gli inquirenti con le indagini sul VAR?
Gli inquirenti cercano di chiarire tre punti centrali: con chi Rocchi avrebbe concorso nella presunta frode, quale vantaggio sarebbe stato ottenuto e quale ruolo abbia avuto il sistema VAR di Lissone. L’obiettivo è capire se le anomalie siano state solo gestionali o penalmente rilevanti.
Questo è il nodo cruciale che fa la differenza tra una semplice crisi di sistema e una vera responsabilità giuridica. Il cuore dell’indagine ruota attorno all’IBC Center di Lissone, il bunker tecnologico dove vengono prese le decisioni video. I magistrati vogliono capire se il sistema di comunicazione codificato (le famose “bussate” o i gesti) sia stato utilizzato per indirizzare le scelte dei fischietti al monitor, alterando di fatto il regolare svolgimento delle partite della scorsa stagione.
Perché Andrea Butti e Lorenzo Dallari sono stati ascoltati dai magistrati?
Andrea Butti e Lorenzo Dallari sono stati ascoltati come persone informate sui fatti. Butti, responsabile competizioni Lega Serie A con un passato nell’Inter, e Dallari, coordinatore del Centro VAR ed ex vicedirettore di Sky Sport, devono aiutare a ricostruire le dinamiche organizzative e tecnologiche.
La nuova lista dei testimoni è di altissimo profilo istituzionale. Andrea Butti è rimasto negli uffici della Procura per oltre tre ore. I magistrati vogliono approfondire se ci siano state conversazioni che possano avvalorare le ipotesi di pressioni esterne su designazioni di arbitri “graditi”, considerando anche il passato lavorativo di Butti, che per 11 anni ha lavorato all’interno dell’Inter anche come ufficio stampa.
Altrettanto cruciale è l’audizione di Lorenzo Dallari, una vera e propria novità nell’inchiesta. Ex atleta (ha giocato a pallavolo in Serie B e A2 con la Gramsci Reggio Emilia) e figura di punta del giornalismo sportivo per decenni (è stato per 15 anni vicedirettore di Sky Sport), dal 2019 collabora con la Lega Serie A come Editorial & Social Director. Soprattutto, Dallari è l’uomo che ha coordinato materialmente la realizzazione del nuovo International Broadcast Centre e del Centro VAR di Lissone. La sua testimonianza serve agli inquirenti per mappare l’infrastruttura tecnologica e capire chi avesse fisicamente accesso alle sale operative.
Qual è il ruolo di Riccardo Pinzani nello scandalo arbitri?
Riccardo Pinzani è stato ascoltato in Procura per oltre tre ore come persona informata sui fatti. Ex direttore di gara, all’epoca dei fatti era l’incaricato della FIGC per i rapporti tra l’AIA e i club calcistici, uno snodo vitale per tracciare eventuali comunicazioni inopportune.
La figura di Pinzani è centrale per comprendere le relazioni esterne dell’Associazione Italiana Arbitri. Il suo ruolo istituzionale lo poneva esattamente al crocevia tra le richieste delle società di Serie A e i vertici arbitrali. Gli inquirenti cercano di capire se, attraverso questa figura di raccordo, siano filtrate pressioni, lamentele o indicazioni specifiche sulle designazioni arbitrali che possano configurare un illecito sportivo o penale.
⚠️ Il Punto Critico: La posizione dell’Inter
È fondamentale precisare che l’Inter non ha attualmente alcuna responsabilità penale o sportiva accertata. La società nerazzurra non ha ricevuto alcuna condanna e non si può parlare di colpe come se fossero già stabilite. Fino a quando non ci saranno riscontri solidi, parlare di colpe accertate significherebbe scivolare nel tifo giudiziario e nella diffamazione.
Chi è Giorgio Schenone e cosa dicono le intercettazioni sull’Inter?
Giorgio Schenone è il Club Referee Manager dell’Inter. La Procura ha in programma la sua audizione a causa di un’intercettazione dell’aprile 2025 tra Rocchi e Gervasoni, in cui si faceva riferimento a un “Giorgio” in relazione a presunte pressioni su designazioni di arbitri graditi.
Questo è il filone d’indagine che più di tutti sta tenendo col fiato sospeso il mondo del calcio. Gli inquirenti vogliono vederci chiaro su queste intercettazioni, che si sono fermate dopo lo stop imposto dal GIP nella scorsa estate. L’obiettivo dell’audizione di Schenone (e probabilmente di altri dirigenti di club di Serie A) è cercare di identificare chi siano i presunti concorrenti di Gianluca Rocchi nella citata frode sportiva e se ci sia stato un tentativo sistematico di influenzare le scelte del designatore.
Cosa rischia concretamente l’Inter a livello di giustizia sportiva?
Se la giustizia dimostrasse un coinvolgimento diretto dei tesserati dell’Inter nelle designazioni, il club rischierebbe sanzioni previste dal codice di giustizia sportiva: dalla responsabilità oggettiva fino a penalizzazioni in classifica o scenari più gravi. Attualmente, però, sono solo ipotesi teoriche.
Il codice di giustizia sportiva è severo, ma si muove solo su prove concrete. Se le indagini della magistratura ordinaria dovessero fornire alla Procura Federale elementi solidi su un’interferenza illecita, gli scenari per il club nerazzurro potrebbero aggravarsi. È corretto ribadire che l’Inter oggi non “rischia” in senso automatico, ma potrebbe essere chiamata in causa solo se emergessero elementi precisi e sufficienti a dimostrare una responsabilità diretta o indiretta.
✍️ Il Punto di Vista di Napolissimo
IL VERO SCANDALO NON SONO LE INTERCETTAZIONI, È IL COLLASSO ISTITUZIONALE DELL’AIA.
Tutti guardano alla Procura di Milano sperando di trovare la “pistola fumante” contro una squadra specifica, ma stanno guardando il dito invece della luna. Il vero dramma sportivo si consumerà il 13 maggio. Se l’Associazione Italiana Arbitri verrà commissariata, significherà che l’intero organo di garanzia del nostro campionato è strutturalmente fallito. Un designatore indagato per frode sportiva che si autosospende, un presidente inibito per 13 mesi (Zappi) e un reggente ad interim (Dino Tommasi) non sono “anomalie gestionali”: sono la certificazione che l’ultimo campionato si è giocato sotto la direzione di un ente privo di autorevolezza e controllo. Questo getta un’ombra sistemica su tutta la Serie A, molto più grave della singola intercettazione.
Perché l’AIA rischia il commissariamento nel Consiglio Federale del 13 maggio?
Il Consiglio Federale del 13 maggio 2026 dovrebbe ratificare la decadenza della governance dell’AIA, guidata dal presidente Zappi (già inibito per 13 mesi). Questo passaggio aprirà le porte a un commissariamento straordinario per ristabilire l’ordine in un’associazione profondamente indebolita.
Il fronte politico-sportivo è forse più incandescente di quello penale. L’AIA è un’istituzione in ginocchio. La gestione provvisoria affidata a Dino Tommasi (designatore ad interim) è un palliativo utile a garantire la continuità operativa, ma conferma quanto la situazione sia lontana da una normalizzazione vera. I prossimi passaggi chiave da seguire saranno tre: il Consiglio Federale del 13 maggio, l’eventuale nomina del commissario straordinario e le ulteriori mosse della Procura di Milano. Sono passaggi diversi, ma intimamente collegati tra loro.
Perché il caso Rocchi è fondamentale per i tifosi del Napoli?
Per i tifosi del Napoli il caso Rocchi non è un tema laterale: riguarda la credibilità dell’intero campionato. Pretendere regole uguali per tutti, trasparenza sulle designazioni e chiarezza sull’uso del VAR è un diritto fondamentale per garantire l’equità sportiva della Serie A.
Il punto non è accusare qualcuno senza prove o alimentare sospetti indiscriminati. Il punto è non far scivolare nel silenzio una vicenda che tocca direttamente la credibilità del calcio italiano. Un campionato che vuole essere credibile non può permettersi zone d’ombra su un tema così sensibile, e un’associazione arbitrale che va verso il commissariamento non trasmette serenità, ma fragilità. Su questo, la soglia di attenzione non dovrebbe mai abbassarsi.
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| Soggetto Coinvolto | Ruolo Istituzionale | Status nell’Inchiesta |
|---|---|---|
| Gianluca Rocchi | Ex Designatore AIA (Autosospeso) | Indagato per concorso in frode sportiva. |
| Andrea Gervasoni | Supervisore VAR Lissone | Indagato per concorso in frode sportiva. |
| Paterna | Arbitro | Indagato per false informazioni. |
| Andrea Butti | Resp. Competizioni Lega Serie A | Ascoltato come persona informata sui fatti. |
| Lorenzo Dallari | Coordinatore Centro VAR Lissone | Ascoltato come persona informata sui fatti. |
| Riccardo Pinzani | Ex arbitro e incaricato FIGC | Ascoltato come persona informata sui fatti. |
| Giorgio Schenone | Club Referee Manager (Inter) | In programma audizione in Procura. |
📌 Tutto sull’inchiesta arbitri e il caso Rocchi
Quali sono le ultime novità sull’inchiesta della Procura di Milano sul caso Rocchi?
La Procura di Milano ha ripreso le audizioni sull’inchiesta per frode sportiva che coinvolge l’ex designatore Gianluca Rocchi. Il PM Maurizio Ascione sta interrogando nuovi dirigenti della Lega Serie A per chiarire le presunte ingerenze e le “bussate” all’interno della sala VAR di Lissone.
Chi è Giorgio Schenone e cosa dicono le intercettazioni sull’Inter?
Giorgio Schenone è il Club Referee Manager dell’Inter. La Procura ha in programma la sua audizione a causa di un’intercettazione dell’aprile 2025 tra Rocchi e Gervasoni, in cui si faceva riferimento a un “Giorgio” in relazione a presunte pressioni su designazioni di arbitri graditi.
Cosa rischia concretamente l’Inter a livello di giustizia sportiva?
Se la giustizia dimostrasse un coinvolgimento diretto dei tesserati dell’Inter nelle designazioni, il club rischierebbe sanzioni previste dal codice di giustizia sportiva: dalla responsabilità oggettiva fino a penalizzazioni in classifica o scenari più gravi. Attualmente, però, sono solo ipotesi teoriche.
Perché l’AIA rischia il commissariamento nel Consiglio Federale del 13 maggio?
Il Consiglio Federale del 13 maggio 2026 dovrebbe ratificare la decadenza della governance dell’AIA, guidata dal presidente Zappi (già inibito per 13 mesi). Questo passaggio aprirà le porte a un commissariamento straordinario per ristabilire l’ordine in un’associazione profondamente indebolita.
Le informazioni relative all’inchiesta giudiziaria sono basate sugli atti resi pubblici dalla Procura della Repubblica di Milano (PM Maurizio Ascione) e sulle indiscrezioni confermate dalle principali agenzie di stampa nazionale. Si ribadisce il principio della presunzione di innocenza per tutti i soggetti citati (inclusi i tesserati dell’FC Internazionale e i dirigenti AIA/Lega) fino all’emissione di una sentenza definitiva. L’analisi sulle ricadute istituzionali (“Il Punto di Vista”) è un contenuto editoriale originale della redazione. Ultimo aggiornamento: 7 Maggio 2026.



