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La Serie A sceglie Malagò per la FIGC: De Laurentiis l’aveva detto prima di tutti

Tredici giorni dopo l'appello di Aurelio De Laurentiis, la Lega Serie A ha fatto esattamente quello che il presidente del Napoli aveva chiesto: Giovanni Malagò è il candidato ufficiale per la presidenza FIGC.

📋 In Sintesi

L’assemblea della Lega Serie A, riunitasi stamattina in via Rosellini a Milano, ha espresso 18 preferenze su 20 per Giovanni Malagò come candidato ufficiale alla presidenza della FIGC. Contrari solo Claudio Lotito (Lazio) e il presidente del Verona Zanzi. Le elezioni federali sono fissate al 22 giugno a Roma e la scadenza per depositare le candidature è il 13 maggio. Il voto della Serie A è un segnale politico fortissimo, ma la matematica racconta una storia diversa: la Serie A controlla appena il 18% dei 516 voti ponderati dell’assemblea. Il blocco dei Dilettanti (LND) ne vale il 34% e il suo presidente è Giancarlo Abete, ex capo della FIGC, potenziale candidato avversario. Il 31 marzo scorso — tredici giorni fa — Aurelio De Laurentiis era già il primo dirigente di Serie A ad indicare Malagò pubblicamente. Oggi incassa la ragione.

 Chi è il candidato della Serie A per la presidenza FIGC e perché De Laurentiis lo aveva anticipato?

Era il 31 marzo, l’Italia appena eliminata dalla Bosnia ai rigori nella gara spartiacque per i Mondiali 2026, e Aurelio De Laurentiis prendeva il microfono di Radio CRC senza il solito filtro diplomatico. La voce era quella di chi ha già deciso, non di chi sta pensando ad alta voce. Il nome era uno solo: Giovanni Malagò. Tredici giorni dopo, l’assemblea della Lega Serie A riunita in via Rosellini a Milano ha ratificato quella visione con un voto che in pochi si aspettavano così compatto: diciotto preferenze su venti per l’ex presidente del CONI. Calcioefinanza ha scritto senza mezzi termini che tra i vincitori politici di questa giornata ci sono Beppe Marotta e Aurelio De Laurentiis. Ma la storia vera, quella che i titoli dei grandi siti stanno raccontando a metà, inizia adesso.

Perché il voto di stamattina è un segnale enorme, ma non è ancora la vittoria. La Serie A pesa il 18% dell’assemblea federale. I Dilettanti il 34%. E il presidente della Lega Nazionale Dilettanti è Giancarlo Abete — lo stesso che ha già guidato la FIGC dal 2007 al 2014, lo stesso che non si è ancora dichiarato candidato, lo stesso che con un solo comunicato stampa può trasformare questa corsa da trionfo annunciato a guerra aperta.


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Chi è Giovanni Malagò: dodici anni al CONI, i Giochi Olimpici e il CIO

Giovanni Malagò è stato il presidente del CONI per dodici anni consecutivi, dal 2013 al 2025. Nel 2019 è entrato a far parte del Comitato Olimpico Internazionale (CIO) come membro eletto. Dal 2019 è anche presidente della Fondazione Milano-Cortina 2026, l’evento olimpico invernale che ha riportato l’Italia al centro dello sport mondiale dopo 20 anni.

Romano, classe 1966, imprenditore nel settore immobiliare, Malagò non arriva al calcio come un outsider. Già nel 2018 aveva commissariato la FIGC in prima persona, nominando Roberto Fabbricini e Carlo Costacurta come commissari straordinari dopo l’ennesima assemblea andata in stallo. Conosce le stanze del potere federale meglio di chiunque altro candidato in campo: sa dove si trovano gli ingranaggi rotti, sa chi controlla cosa, sa quale telefonata fare prima di ogni altra.

Il suo profilo risponde esattamente alla descrizione che De Laurentiis aveva fatto il 31 marzo: “Non serve un ex giocatore. Serve qualcuno che possa parlare politicamente con il governo, che abbia credibilità internazionale.” Dodici anni al CONI, membership IOC, presidenza delle Olimpiadi invernali: Malagò è quella figura. Il suo punto debole non è tecnico, ma politico — i rapporti con il ministro Andrea Abodi si sono incrinati durante la lunga battaglia sulla sua rieleggibilità al vertice del CONI, il che lo rende meno gradito al governo rispetto ad altri nomi in campo. Un fattore che pesa nella trattativa con i Dilettanti, tradizionalmente più sensibili agli orientamenti dell’esecutivo.

Come si vota per il presidente FIGC: la matematica che conta davvero

Il presidente FIGC viene eletto da 274 delegati con un sistema di voto ponderato per un totale di 516 preferenze. La Lega Serie A controlla il 18% di quei voti. La Lega Nazionale Dilettanti il 34%. Per essere eletto al primo turno serve il 75% dei voti validi; al secondo il 66%; dal terzo turno basta la maggioranza semplice (50%+1), con eventuale ballottaggio tra i due più votati.

La distribuzione del peso reale tra le componenti è quella che nessun titolo spiega chiaramente:

Componente % voti ponderati Nota
Lega Nazionale Dilettanti (LND) 34% Presidente: Giancarlo Abete. Il blocco più pesante dell’assemblea.
Assoc. Italiana Calciatori (AIC) 20% Candidato espresso: Demetrio Albertini.
Lega Serie A 18% Oggi: 18/20 club per Malagò. Lotito e Zanzi contrari.
Lega Pro (Serie C) 12% Presidente Marani, potenziale mediatore.
Assoc. Allenatori (AIAC) 10% Vicini a Damiano Tommasi.
Lega Serie B 6% Posizione non ancora dichiarata.

Il dato che più sorprende chi legge solo i titoli è questo: la Serie A pesa meno dei Dilettanti e meno della somma tra Calciatori e Allenatori. Serie A, Serie B e Lega Pro messe insieme arrivano al 36% — appena due punti in più dei soli Dilettanti. In termini pratici: Malagò oggi controlla al massimo il 16,2% reale (18% x 0,9, visto che due club votano contro). Per arrivare al 50%+1 deve costruire una coalizione che comprenda almeno altri tre blocchi. Senza i Dilettanti, quella coalizione non esiste.

I candidati in campo: non solo Malagò, e perché Abete è l’ostacolo vero

La corsa alla presidenza FIGC è aperta fino al 13 maggio. Il candidato più pericoloso per Malagò non è Lotito — è Giancarlo Abete, che da presidente LND controlla il 34% dei voti senza nemmeno doversi dichiarare candidato.

Giovanni Malagò — Il favorito. Dodici anni al CONI, membro IOC, presidente della Fondazione Milano-Cortina 2026. Ha il supporto compatto di Inter, Napoli, Juventus, Milan e Roma. La sua debolezza: le frizioni con il governo Meloni e il ministro Abodi, che durante la sua lunga battaglia per la rieleggibilità al CONI hanno creato un asse politico a lui ostile. La sua forza è la rete internazionale e la credibilità istituzionale che nessun altro candidato può vantare.

Giancarlo Abete — Il vero ago della bilancia. Ex presidente FIGC dal 2007 al 2014, attuale presidente della LND. Non si è ancora dichiarato candidato ufficiale, ma la sua posizione al vertice dei Dilettanti lo rende il kingmaker di questa elezione: se decide di candidarsi, porta con sé automaticamente il 34% dei voti ponderati. Se decide di sostenere Malagò, la partita è virtualmente chiusa. Se sceglie di restare neutro, Malagò dovrà corteggiare singolarmente ogni pezzo del blocco dilettantistico. Abete è più gradito al governo rispetto a Malagò, il che rende il suo ruolo ancora più cruciale in un sistema federale che non può permettersi uno scontro aperto con il ministero dello sport.

Demetrio Albertini — Sostenuto dall’Associazione Italiana Calciatori (20% voti). Ex centrocampista del Milan e della Nazionale, già candidato nel 2014 e sconfitto da Tavecchio. Grande rispetto nel mondo del calcio giocato, limitata esperienza nelle stanze del potere federale. Potrebbe fare da ago della bilancia in un eventuale ballottaggio, orientando il blocco AIC verso Malagò o Abete.

Damiano Tommasi — Attuale sindaco di Verona, ex presidente AIC. Sostenuto dagli allenatori (AIAC, 10%). Figura di grande popolarità popolare, difficile sia la prima scelta delle componenti maggioritarie in questa tornata. Il suo nome è più proiettato sul lungo periodo.

Matteo Marani — Presidente Lega Pro, controlla il 12% dei voti. Non ha ancora dichiarato una posizione. Il suo blocco potrebbe essere decisivo in uno scenario di ballottaggio: orientare quei 12 punti verso uno dei due finalisti significa inclinare la bilancia in modo definitivo.

⚠️ Il Nodo Non Risolto

Se Abete scende in campo, la matematica si ribalta completamente: LND (34%) + AIC con Albertini (20%) + AIAC (10%) = 64% potenziale, più del triplo di quello che la Serie A può garantire a Malagò da sola. La data del 13 maggio — scadenza candidature — è quella che conta davvero. Non il voto di oggi.

Il vero motivo dell’opposizione di Lotito: non è Malagò, è il commissariamento

Claudio Lotito non si è opposto alla candidatura di Malagò per ragioni tecniche o sportive. La sua strategia punta al commissariamento della FIGC, che gli permetterebbe di rientrare nel sistema federale nel ruolo di consigliere, posizione che gli è stata preclusa dopo le vicende legate alla Lazio negli scorsi anni.

Il senatore biancoceleste ha costruito nelle settimane precedenti una battaglia articolata: prima ha tentato di rinviare l’assemblea stessa, poi ha cercato alleanze tra i club contrari a Malagò, infine si è ritrovato solo con il Verona di Zanzi in una minoranza di due su venti. La compattezza della Serie A — un risultato inedito nella storia delle assemblee della Lega — lo ha neutralizzato e reso irrilevante in questa fase.

Ma Lotito non è ancora fuori gioco. Le sue antenne si muovono su un altro fronte: il governo. Se riuscisse a convincere l’esecutivo a sostenere una soluzione di transizione commissariale invece delle elezioni regolari, l’intero scenario cambierebbe. È uno scenario improbabile — la Serie A ha già incassato il consenso politico necessario — ma non impossibile in una federazione abituata ai colpi di scena.

Cosa aveva detto De Laurentiis il 31 marzo: tredici giorni prima di tutti

Il 31 marzo 2026, il giorno dopo l’eliminazione dell’Italia dalla Bosnia, De Laurentiis era già alla fase successiva mentre tutto il calcio italiano cercava ancora un colpevole: aveva identificato il candidato giusto e stava dettando il programma di governo della nuova FIGC.

A Radio CRC aveva tracciato il profilo esatto: “Non un ex giocatore. Qualcuno con peso politico, che sappia come funziona il rapporto con le istituzioni.” E aveva lanciato quattro proposte strutturali che oggi compongono di fatto l’agenda del candidato che vuole davvero riformare il sistema:

  • Serie A ridotta a 16 squadre per alzare la qualità media del campionato e rendere i club più competitivi in Europa
  • Abolizione della Supercoppa Italiana in Arabia Saudita, rimpatriando la competizione in Italia
  • Assicurazioni obbligatorie per i calciatori infortunati in Nazionale, tema che avvelena i rapporti tra FIGC e club da anni
  • Limite di 23 convocati per ridurre la dispersione fisica e logistica dei giocatori durante le soste

Non era uno sfogo post-eliminazione. Era un manifesto. Tredici giorni dopo, la Lega Serie A ha votato compattamente il candidato che ADL aveva indicato. Calcioefinanza ha scritto che tra i vincitori della giornata ci sono Marotta e De Laurentiis. Un riconoscimento significativo: il presidente del Napoli non ha solo visto giusto sul nome, ha ridisegnato l’agenda politica del calcio italiano in un momento in cui nessun altro dirigente aveva ancora trovato le parole.

✍️ Il Punto di Vista di Napolissimo

DE LAURENTIIS HA GIÀ DIMOSTRATO CHE AVEVA RAGIONE: PRIMA AL NAPOLI, ORA ALLA FIGC

C’è un filo diretto tra il Napoli che lotta per il secondo scudetto consecutivo e il nome di Malagò sul tavolo della Lega Serie A stamattina. Si chiama visione anticipatoria, ed è la qualità più rara nel calcio italiano, un ambiente abituato a rincorrere i problemi invece di prevederli.

Quando De Laurentiis ha preso Conte nell’estate 2024, in pochi ci credevano. Il Napoli aveva appena chiuso decimo, senza Europa, con sette allenatori nel giro di un anno. Oggi è secondo in classifica, ha battuto Milan e Juventus in casa, e Scott McTominay è il centrocampista più prolifico d’Europa nelle ultime due stagioni. Quella scelta — considerata folle da molti — si è rivelata la più lucida della Serie A.

Il 31 marzo scorso, il giorno dopo l’eliminazione dai Mondiali, quando tutti cercavano un colpevole, De Laurentiis era già alla soluzione. Ha fatto il nome di Malagò, ha tracciato un programma in quattro punti, ha spiegato perché il calcio italiano aveva bisogno di un dirigente con peso istituzionale e non di un ex calciatore. Tredici giorni dopo la Serie A lo ha seguito quasi all’unanimità.

Il presidente del Napoli non è sempre simpatico. Non è sempre diplomatico. Ma è strutturalmente avanti rispetto al sistema in cui opera — sia quando sceglie un allenatore, sia quando indica il prossimo presidente della federazione. Il calcio italiano farebbe bene ad ascoltarlo con più attenzione e meno ritardo..

📌 Domande frequenti su Malagò, FIGC e le elezioni del 22 giugno

Come funziona l’elezione del presidente FIGC?

Il presidente viene eletto il 22 giugno da 274 delegati con sistema di voto ponderato (516 preferenze totali). La Serie A vale il 18%, la LND il 34%, i calciatori (AIC) il 20%, la Lega Pro il 12%, gli allenatori il 10%, la Serie B il 6%. Per vincere al primo turno servono il 75% dei voti validi, al secondo il 66%, dal terzo la maggioranza semplice (50%+1).


Chi sono i candidati alla presidenza FIGC nel 2026?

I principali: Giovanni Malagò (ex CONI, sostenuto dalla Serie A), Giancarlo Abete (ex presidente FIGC, ora presidente LND — non ancora dichiarato ufficialmente ma determinante), Demetrio Albertini (sostenuto dall’AIC, 20% voti) e Damiano Tommasi (sostenuto dagli allenatori). Candidature aperte fino al 13 maggio.


Perché i Dilettanti sono decisivi per le elezioni FIGC?

La LND controlla il 34% dei voti ponderati, quasi il doppio della Serie A (18%). Nessun candidato può vincere senza quel blocco. Abete, da presidente LND, controlla quei voti automaticamente. Se si candidasse, la matematica si ribalterebbe completamente a sfavore di Malagò.


Perché Lotito si è opposto alla candidatura di Malagò?

Lotito punta al commissariamento della FIGC per tornare a ricoprire il ruolo di consigliere federale. Elezioni regolari con Malagò presidente chiuderebbero quella possibilità. La sua opposizione è strategica, non tecnica.


Perché De Laurentiis aveva già indicato Malagò il 31 marzo?

De Laurentiis cercava un dirigente con peso politico e credibilità istituzionale per trattare con il governo su riforme strutturali: Serie A a 16, assicurazioni obbligatorie, abolizione Supercoppa saudita. Malagò, con 12 anni al CONI e la membership IOC, è quel profilo. La Serie A lo ha confermato 13 giorni dopo con 18 voti su 20.

📊 Nota Metodologica & Fonti:
I dati sul voto dell’assemblea Serie A (18/20 per Malagò) sono tratti da Sky Sport, Gazzetta dello Sport, Il Fatto Quotidiano e Calcioefinanza del 13 aprile 2026. La distribuzione dei voti ponderati FIGC è verificata sul Regolamento Assemblea Federale Elettiva FIGC e confermata da Fanpage.it, Lottomatica Sport e Sbircialanotizia. Le candidature di Abete, Albertini e Tommasi sono riportate da Sportmediaset e Adnkronos. Le dichiarazioni di De Laurentiis del 31 marzo provengono dall’archivio Radio CRC e dall’articolo originale Napolissimo.it. Ultimo aggiornamento: Lunedì 13 Aprile 2026, ore 15:00 CEST.

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Valentina Romano

Scrive di calcio come se raccontasse un romanzo. Laureata in Lettere e tifosa azzurra dalla nascita, Valentina unisce sensibilità giornalistica e attenzione per i temi sociali che ruotano attorno al mondo del Napoli. I suoi editoriali sono tra i più letti e condivisi, soprattutto tra i giovani tifosi.

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