📌 In sintesi
Dopo il durissimo editoriale di Repubblica, che ha ipotizzato la cessione della SSC Napoli da parte di Aurelio De Laurentiis nell’anno del Centenario, si torna a discutere del futuro del club. Ma secondo un’altra lettura, invocare sempre la vendita a ogni difficoltà è una scorciatoia sbagliata. La vera domanda da porre al presidente riguarda il motivo per cui il Napoli ha abbandonato la strategia di mercato che lo aveva reso vincente (e che ha portato due scudetti sotto la sua gestione), smettendo di puntare su giovani di prospettiva come Costantino Favasuli per inseguire acquisti onerosi e meno lucidi sul piano tecnico.
📰 Resta sempre aggiornato: Segui tutti gli editoriali, le opinioni e i commenti sulla SSC Napoli nella nostra sezione dedicata.
Cessione Napoli, la domanda sbagliata su De Laurentiis
Ogni volta che il Napoli delude le attese, torna puntualmente fuori la stessa fazione che chiede la cessione del club da parte di Aurelio De Laurentiis. È accaduto anche in questi giorni, dopo l’editoriale durissimo su Repubblica, che è arrivato a ipotizzare esplicitamente la vendita della SSC Napoli nell’anno del Centenario. Ma secondo una lettura più attenta della situazione, al presidente andrebbe posta un’altra domanda, ben più utile e concreta.
L’ultima critica: cosa ha scritto Repubblica su De Laurentiis?
Il quotidiano ha descritto un presidente sempre più isolato, defilato dalle apparizioni pubbliche, incapace di portare a termine i grandi progetti infrastrutturali promessi negli anni, dallo stadio di proprietà al centro sportivo di Qualiano. L’editorialista ha bocciato il mercato estivo, giudicato da più organi di stampa con voti tra il 4,5 e il 5, sottolineando come Massimiliano Allegri avesse indicato quattro rinforzi mai arrivati.
Tra le sette proposte rivolte al presidente, La Repubblica ha messo sul tavolo anche l’ipotesi di un modello simile a quello dell’Atalanta, con capitali freschi esterni a fianco della proprietà storica, oltre al nodo dei contratti in scadenza di Anguissa e McTominay, accostati ai precedenti di Zielinski, Osimhen e Kvaratskhelia. Si tratta, in ogni caso, di un attacco durissimo, ma non isolato: nel calcio italiano, ogni difficoltà di risultati tende a riaccendere automaticamente il dibattito sulla proprietà dei club, indipendentemente da quanto la situazione reale sia complessa o stratificata.
Il fondo vero e proprio: perché invocare la cessione è la domanda sbagliata?
Qui si apre il ragionamento più interessante, quello che merita davvero attenzione. Nel calcio, si legge, non esiste memoria: ciò che di bello si è raggiunto un anno fa non conta più nulla se la stagione inizia a rilento e con un mercato meno roboante di quello delle rivali. De Laurentiis, va detto onestamente, è stato coerente su questo fronte: le sue conferenze stampa estive, con il tempo, sono diventate quasi un annuncio anticipato di quello che sarebbe puntualmente accaduto in stagione. Basti ricordare la celebre smorfia di Luciano Spalletti, diventata un meme, quando il presidente parlò della possibilità di lottare per lo scudetto. Questa estate, invece, De Laurentiis aveva dichiarato apertamente che il Napoli doveva pensare più a cedere che ad acquistare.
Analizzando nel dettaglio quanto accaduto un anno fa, si ricorda come ci si crogiolasse nel fatto che il Napoli avesse più risorse economiche di tutti da investire sul mercato. Una strategia che, con il tempo, si è rivelata quella che viene definita “una strategia del male” anche sul piano comunicativo, perché gli acquisti di quel periodo furono spesso pagati a cifre superiori al reale valore di mercato dei giocatori coinvolti. La realtà dei fatti è che il club ha vissuto un biennio da applausi sul piano dei risultati sportivi, ma quella dimensione economica non era affatto sostenibile nel medio-lungo periodo.
“Il Napoli ha smesso di fare il Napoli”: il vero nodo del problema
Al di là del discorso legato ai ricavi strutturali, cioè quelli che il club produce a prescindere da diritti tv e premi sportivi, il punto centrale è che il Napoli ha smesso di essere fedele a se stesso sul mercato. Non si tratta di un’accusa diretta a Giovanni Manna, che deve necessariamente rispettare i parametri economici fissati dalla proprietà, quanto piuttosto della constatazione che il club ha in parte sconfessato quella che era stata una strategia vincente fino al terzo scudetto: puntare su calciatori giovani, di grande prospettiva economica, capaci nel tempo di generare importanti plusvalenze.
In quest’ottica, l’acquisto di Favasuli, di cui si parla molto in questi giorni, dovrebbe diventare la stella polare per le prossime operazioni di mercato, sia a gennaio che nella prossima estate. Di conseguenza, non avrebbe senso invocare ogni volta la cessione del club creando fantasmi che non tengono conto della realtà dei fatti: con quella politica aziendale basata su giovani di talento, il Napoli ha vinto due scudetti e due Supercoppe italiane, un bilancio sportivo che nessuno può onestamente ignorare.
| Elemento del Dibattito | Posizione Critica (Corbo/Repubblica) | Posizione di Napolissimo |
|---|---|---|
| Proprietà De Laurentiis | Ipotizza la cessione come opzione concreta. | Considera la cessione una domanda sbagliata e ricorrente. |
| Mercato Estivo | Bocciato con voti tra 4,5 e 5. | Giudicato come sintomo di una strategia abbandonata, non solo un errore isolato. |
| Modello di Riferimento | Propone lo schema Atalanta con capitali esterni. | Propone il ritorno ai giovani di prospettiva (Modello Favasuli). |
| Bilancio Sportivo ADL | Sottolinea l’isolamento e i progetti mai realizzati. | Ricorda i due scudetti e le due Supercoppe come prova di validità del modello. |
✍️ L’Analisi di Napolissimo
Mettendo a confronto le due prospettive, emerge con chiarezza che il problema del Napoli non è la proprietà in sé, quanto la coerenza con la propria identità di mercato. Criticare le scelte societarie resta doveroso e sano per qualsiasi tifoseria matura, ma trasformare ogni difficoltà stagionale in un processo sommario alla proprietà rischia di distogliere l’attenzione dalla domanda realmente utile: perché il Napoli ha abbandonato la ricerca di talenti a basso costo e alto potenziale per inseguire acquisti più onerosi e meno lucidi sul piano tecnico? Non bisogna sottovalutare che questa domanda ha conseguenze molto concrete anche sul presente di Massimiliano Allegri, costretto a lavorare con una rosa in parte costruita secondo logiche diverse dalle sue richieste, e sul futuro imminente della squadra, con il nodo dei rinnovi di Anguissa e McTominay che resta apertissimo.
🔗 Correlato
Il modello Favasuli: perché l’esterno ex Catanzaro è l’esempio del mercato perfetto per il Napoli
Questo editoriale nasce come risposta analitica e contro-narrazione all’articolo a firma di Antonio Corbo, pubblicato sulle pagine del quotidiano Repubblica. I riferimenti storici ai trofei vinti sotto la gestione di Aurelio De Laurentiis (due scudetti e due Supercoppe) e le dinamiche contrattuali citate (i casi Zielinski, Osimhen, Kvaratskhelia, Anguissa e McTominay) riflettono la cronaca sportiva consolidata della SSC Napoli.Analisi della Redazione Sportiva di Napolissimo.it. Ultimo aggiornamento: Settembre 2026.
Domande Frequenti
Perché si torna a parlare di cessione del Napoli?
Il dibattito si è riacceso a seguito di un duro editoriale del giornalista Antonio Corbo su Repubblica, che ha criticato la gestione di Aurelio De Laurentiis nell'anno del Centenario del club.
De Laurentiis ha davvero intenzione di vendere il Napoli?
Non risulta alcuna intenzione ufficiale in questo senso: l'ipotesi della cessione resta una delle provocazioni editoriali avanzate da Corbo, non una posizione confermata dalla società.
Qual è la vera critica da muovere a De Laurentiis sul mercato?
Più che invocare la cessione, bisognerebbe chiedersi perché il Napoli abbia abbandonato la strategia vincente basata sull'acquisto di giovani di prospettiva a basso costo.
Cosa rappresenta l'acquisto di Favasuli per il Napoli?
L'operazione Favasuli viene indicata come il modello virtuoso da seguire per le prossime sessioni di mercato, tornando a puntare su talenti affamati e sostenibili economicamente.



