
📋 In Sintesi
Aurelio De Laurentiis ha rilasciato una lunga intervista a The Athletic che tocca ogni nervo scoperto del calcio italiano ed europeo. I temi principali: due tempi da 25 minuti di tempo effettivo al posto degli attuali 45, Serie A a 16 squadre con soglia minima di un milione di tifosi, Superlega europea con i club più importanti di Italia, Spagna, Francia, Germania e Inghilterra, attacco diretto a Gianni Infantino e al sistema di voto UEFA che equipara San Marino all’Italia, agenti definiti “vampiri” che succhiano soldi dal calcio. Sul fronte Napoli: Antonio Conte non lascerà il club e se volesse farlo dovrebbe dirlo subito per dare tempo alla società di trovare un sostituto. E poi il rimpianto che brucia ancora: nell’estate 2024 il PSG aveva offerto 200 milioni per Kvaratskhelia e Osimhen insieme. Conte disse di tenere Kvara. Kvaratskhelia andò al PSG comunque a gennaio 2025. De Laurentiis oggi lo definisce “un grande errore”.
De Laurentiis a The Athletic: partite da 50 minuti, Serie A a 16 square, Conte e il rimpianto Kvaratskhelia
Ci sono interviste che un presidente rilascia per gestire l’immagine. E ci sono interviste in cui un presidente decide di dire tutto quello che pensa, senza filtri, sapendo che ogni parola sarà letta, citata e discussa. Quella di Aurelio De Laurentiis a The Athletic appartiene chiaramente alla seconda categoria.
Il patron del Napoli ha affrontato in un’unica conversazione ogni tema caldo del calcio contemporaneo: la lunghezza delle partite, il fuorigioco, i cartellini, la Serie A, la Champions League, il Mondiale per Club, Infantino, Ceferin, gli agenti, i fondi di private equity, i diritti televisivi, i tre Mondiali mancati dell’Italia, il futuro di Conte e un rimpianto di mercato che — a quindici mesi dalla cessione di Kvaratskhelia al PSG — evidentemente non si è ancora chiuso.
Nessun altro organo di stampa italiano ha raccolto tutti questi temi in un unico pezzo. Lo facciamo noi, con il contesto che ciascuno merita.
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Perché De Laurentiis dice che il calcio perderà le nuove generazioni?
De Laurentiis apre l’intervista con una previsione precisa: il calcio sta perdendo i bambini. Non per mancanza di interesse verso lo sport, ma per incapacità strutturale di competere con i videogiochi e i contenuti digitali in termini di ritmo e attenzione.
L’esempio che usa è disarmante nella sua concretezza: suo nipote di sei anni conosce il calcio perfettamente, ci gioca su FIFA alla PlayStation, sa tutto di tattiche e giocatori. Ma metterlo davanti a una partita in televisione con 15 minuti di intervallo è impossibile.
“Immagina che stupidità! Pensi che mio nipote di sei anni, che sa tutto perché gioca a FIFA sulla PlayStation… rimanga lì… e pensi di recuperarlo dopo 15 minuti? Mai! Perché va nella sua stanza. E inizia a giocare a FIFA.”
La diagnosi è quella di un prodotto che non si è adattato ai tempi di attenzione delle nuove generazioni. Negli stadi, dice, i bambini reggono perché sono immersi nell’atmosfera. In televisione, senza quella componente sensoriale, la partita tradizionale non regge il confronto con nessun contenuto digitale competitivo. È una critica strutturale al formato del calcio moderno, non una lamentela generazionale.
Quanto dovrebbe durare una partita secondo De Laurentiis? La proposta dei due tempi da 25 minuti
De Laurentiis propone di ridurre ogni tempo da 45 a 25 minuti di tempo effettivo, eliminando i recuperi finali e contando solo i minuti in cui la palla è realmente in gioco. Due tempi da 25 minuti ciascuno — la somma che The Athletic calcola in 50 minuti effettivi totali — più intervallo ridotto. Propone anche di eliminare i cartellini tradizionali sostituendoli con esclusioni temporanee.
La logica è quella del basket o dell’hockey: il cronometro si ferma ogni volta che il gioco si interrompe, eliminando le lunghe attese per le rimesse, i falli tattici, le perdite di tempo e le interruzioni VAR. Il risultato sarebbe una partita più corta sulla carta ma più densa di contenuto reale.
| Elemento | Formato attuale | Proposta De Laurentiis |
|---|---|---|
| Durata ogni tempo | 45 min + recupero | 25 min tempo effettivo |
| Conteggio tempo | Continuo con recupero finale | Solo palla in gioco |
| Intervallo | 15 minuti | Da eliminare o ridurre |
| Cartellino giallo | Ammonizione | Fuori 5 minuti |
| Cartellino rosso | Espulsione definitiva | Fuori 20 minuti |
| Fuorigioco | Millimetrico con VAR | Da riformare radicalmente |
La proposta sui cartellini è particolarmente interessante perché già applicata in altri sport: l’esclusione temporanea invece di quella definitiva mantiene lo spettacolo, punisce l’infrazione e non condanna una squadra per 70 minuti a giocare in inferiorità numerica per un fallo al limite. Sul fuorigioco il messaggio è netto:
“Troppo pochi gol! Non è spettacolare. Bisogna segnare di più. E per segnare di più bisogna cambiare le regole. Non puoi annullare un gol per pochi millimetri.”
Perché De Laurentiis vuole la Serie A a 16 squadre e cosa succederebbe alle piccole?
De Laurentiis propone di ridurre la Serie A da 20 a 16 squadre, ammettendo solo club con almeno un milione di tifosi e proprietari in grado di garantire finanziamenti solidi. Una proposta che escluderebbe sistematicamente le realtà di provincia come il Sassuolo.
La logica economica è quella dei diritti televisivi: una partita trasmessa su DAZN o Sky tra due squadre di piccole città porta ascolti marginali, abbassa il valore medio del pacchetto tv e riduce i ricavi distribuiti a tutti i club. De Laurentiis lo dice senza mezzi termini:
“Non puoi avere una squadra di una piccola città con 50.000 abitanti. Perché quando la squadra gioca su DAZN o su SKY, quante persone guarderanno? 3.000? 4.000? E la pubblicità? Perché Sky o DAZN devono pagare un sacco di soldi per una partita del genere?”
La sua visione del campionato è quella di un torneo a due velocità già oggi: cinque grandi — Juventus, Inter, Milan, Napoli e Roma — che si contendono titoli e coppe, e dieci squadre che lottano per non retrocedere. “Quindi devi avere almeno un milione di sostenitori. Se ne hai 100.000 o 200.000, devi essere in un’altra categoria.”
⚠️ Il Punto Critico
Quando The Athletic gli chiede del Sassuolo — club di una città da 40.000 abitanti che si è guadagnato la Serie A con i risultati sportivi, esattamente come il Napoli decenni fa — De Laurentiis liquida la questione con un gesto della mano: “Ma il Napoli ha 100 milioni di tifosi, è diverso.” È la parte più controversa dell’intervista. La stessa mobilità sociale che ha permesso al Napoli di De Laurentiis di risalire dalla Serie B verrebbe di fatto eliminata dal sistema che lui propone. Nota della redazione: alcune di queste dichiarazioni contengono elementi di provocazione intenzionale segnalati dalla stessa fonte originale.
Perché De Laurentiis chiama gli agenti di calcio “vampiri”?
De Laurentiis definisce gli agenti dei calciatori “vampiri” che succhiano denaro dal sistema calcio senza produrre valore reale. È una critica al ruolo crescente degli intermediari nelle trattative di mercato, che secondo il presidente del Napoli drena risorse che dovrebbero restare nei club e nei campionati.
Non è la prima volta che un presidente di club si scaglia contro la categoria degli agenti. Ma De Laurentiis lo fa con la stessa franchezza con cui ha parlato di tutto il resto nell’intervista a The Athletic: senza diplomazia, senza il filtro delle relazioni istituzionali, senza preoccuparsi delle conseguenze.
Il ragionamento sottostante è coerente con la sua visione complessiva del calcio come industria malgestita: ogni euro che esce da un club verso un intermediario è un euro che non va nei salari dei calciatori, non va nell’infrastruttura degli stadi, non va nello sviluppo dei settori giovanili. Gli agenti, nella sua lettura, sono l’incarnazione di un sistema che premia chi sta nel mezzo invece di chi produce il prodotto — i giocatori — o chi lo consuma — i tifosi.
“Gli agenti sono vampiri che succhiano soldi dal calcio.”
Va detto che su questo punto De Laurentiis parla anche da presidente che ha vissuto direttamente il potere degli agenti nelle trattative più complesse della storia recente del Napoli — da Higuain a Osimhen, da Koulibaly a Kvaratskhelia. Sa esattamente quanto pesano gli intermediari sul prezzo finale di ogni operazione.
Cosa pensa De Laurentiis di UEFA, FIFA e Infantino? L’attacco al sistema del voto e al Mondiale per Club
De Laurentiis attacca frontalmente il sistema di governance del calcio mondiale: il voto ponderato che equipara San Marino all’Italia in UEFA, il Mondiale per Club di Infantino definito uno sfruttamento dei giocatori, e la Champions League espansa che produce partite che non interessano a nessuno.
Il bersaglio principale è il meccanismo “un membro, un voto” che governa le federazioni internazionali. Secondo De Laurentiis questo sistema incentiva i presidenti di UEFA e FIFA ad ampliare continuamente le competizioni per accontentare i paesi più piccoli e garantirsi la rielezione:
“Se il signor Ceferin vuole essere rieletto, deve accontentare tutti. Così San Marino ha lo stesso voto dell’Italia o dell’Inghilterra! Per voi è normale? Io non credo!”
Su Infantino e il Mondiale per Club il tono si fa ancora più diretto:
“State uccidendo i giocatori. Ucciderete anche i MIEI soldi. Perché io investo su un giocatore e voi lo spremete per mettere soldi in tasca vostra? No! I soldi che riceviamo indietro non sono sufficienti. Tutto quel denaro della UEFA perché deve essere gestito dalla UEFA e non dai club?”
La critica alla Champions League espansa è altrettanto precisa: più partite non significa più interesse. Significa più partite che non interessano a nessuno, abbassando il valore medio del prodotto e la concentrazione dell’attenzione degli spettatori.
Cos’è la Superlega europea che propone De Laurentiis e quali squadre ci sarebbero?
De Laurentiis propone una nuova competizione europea con i club più importanti di cinque campionati: tre francesi, quattro tedeschi, cinque italiani, cinque inglesi e quattro spagnoli. E aggiunge una provocazione: invitare alcune franchigie americane nella UEFA Champions League.
La composizione italiana che il presidente del Napoli immagina è quella che si aspetta chiunque segua il calcio: Juventus, Inter, Milan, Napoli e Roma. Le cinque squadre che — nella sua visione — hanno la massa critica di tifosi, la storia e la capacità economica per reggere una competizione di quel livello.
“Prendiamo le squadre più importanti di Italia, Spagna, Francia, Germania e Inghilterra. Devono creare un europeo. Un Super… Campionato!”
La proposta di includere club americani è quella che farà più discutere: è una mossa che guarda al mercato nordamericano, al potenziale di crescita degli ascolti negli Stati Uniti e alla logica delle franchigie NBA che De Laurentiis — uomo di cinema e televisione — conosce meglio di quasi tutti i presidenti europei.
Cosa ha detto De Laurentiis sull’Italia fuori dai Mondiali per la terza volta e sulla proposta del calcio nelle scuole?
Sulla terza eliminazione consecutiva dell’Italia dai Mondiali, De Laurentiis individua una responsabilità precisa in chi sta in alto nel sistema federale. E propone una soluzione radicale quanto inattesa: inserire l’analisi delle partite nei programmi scolastici italiani per costruire cultura tattica fin dall’infanzia.
“L’Italia è uno dei Paesi più belli del mondo. Non vive di calcio. Può vivere di turismo, moda, cibo, bella vita. Ma se non andiamo ai Mondiali tre volte, c’è una responsabilità di chi sta in alto.”
Il ragionamento parte da una premessa culturale precisa: l’Italia non vive di calcio come altri paesi. Ma tre eliminazioni consecutive dai Mondiali non sono un incidente — sono il sintomo di un problema sistemico che va dalla formazione dei giovani fino alla governance federale. La proposta di portare l’analisi del calcio nelle scuole ha una logica interna coerente con tutto il resto del pensiero di De Laurentiis: il calcio va studiato, non solo praticato e guardato. La cultura tattica e tecnica si forma giovane, e il sistema scolastico è l’unico che può raggiungerla in modo sistematico e capillare.
Cosa ha detto De Laurentiis su Kvaratskhelia e il rimpianto della mancata vendita estiva al PSG?
De Laurentiis rivela che nell’estate 2024 il PSG aveva offerto 200 milioni complessivi per Kvaratskhelia e Osimhen insieme. Conte disse di vendere Osimhen ma non Kvara. Il presidente del Napoli oggi definisce quella scelta “un grande errore”: Kvaratskhelia andò al PSG comunque a gennaio 2025 — quindici mesi fa — con ogni probabilità a condizioni meno favorevoli, visto il contesto negoziale più ristretto di una cessione a gennaio rispetto a un’asta estiva con più club interessati.
Il contesto è fondamentale per capire il peso di questa dichiarazione. Nell’estate 2024, con Osimhen in uscita e un’offerta congiunta da 200 milioni sul tavolo, Conte aveva chiesto di trattenere Kvaratskhelia come pilastro tecnico del nuovo Napoli. De Laurentiis aveva accettato quella valutazione del suo allenatore. Fu una scelta tecnica condivisa, non una decisione unilaterale del presidente.
Risultato: Osimhen andò via, Kvara rimase, ma a gennaio 2025 — a metà della stagione dello scudetto — il georgiano fu ceduto al PSG comunque. Oggi, 14 aprile 2026, sono quindici mesi che Kvaratskhelia gioca a Parigi. Con ogni probabilità la cessione avvenne a condizioni meno favorevoli rispetto a quelle che si sarebbero potute ottenere in un’asta estiva con più club interessati, più tempo per negoziare e la leva di un giocatore reduce da una stagione da protagonista.
“Conte mi disse di vendere Osimhen ma non Kvara. È stato un grande errore.”
Non è una critica esplicita a Conte — ADL non usa mai quella parola nell’intervista. Ma il messaggio è chiaro: quella fu una decisione tecnica dell’allenatore che il presidente avallò e che oggi, con il senno di poi, considera sbagliata. È uno dei rari momenti in cui De Laurentiis abbassa la guardia e ammette un errore gestionale. Vale la pena registrarlo.

Conte lascerà il Napoli? Cosa ha detto De Laurentiis sulla panchina azzurra e sulla Nazionale italiana
De Laurentiis esclude che Conte possa lasciare il Napoli in modo improvviso. Se l’allenatore volesse andare via — anche verso la panchina della Nazionale italiana — dovrebbe dirlo subito, in modo che il club abbia tempo di trovare un sostituto tra aprile e maggio. Altrimenti, per il presidente, Conte non se ne andrà.
Il ragionamento di De Laurentiis parte da un presupposto caratteriale: Conte è un uomo serio, professionale, che onora i contratti. E il Napoli che ha costruito in due anni è anche una sua creatura. Abbandonarla all’ultimo momento significherebbe distruggerla.
“Ha un contratto con me. Non mi abbandonerebbe mai all’ultimo minuto. Perché creerebbe un grosso problema per il Napoli. Se si sacrifica dopo due anni di creazione di un Napoli molto forte… è anche una sua creatura. Ucciderebbe la sua creatura, abbandonandola proprio all’ultimo minuto.”
Sul tema della Nazionale — con la FIGC in attesa delle elezioni del 22 giugno e la presidenza federale ancora vacante — De Laurentiis è pragmatico: prima serve un presidente della federazione, poi si può parlare di allenatore della Nazionale. Senza una FIGC funzionante nessuno può offrire formalmente la panchina azzurra a Conte o a chiunque altro. E chiude con una frase che vale come avvertimento a chiunque voglia strappare il tecnico leccese dalla panchina azzurra:
“Se fossi un allenatore, prima di accettare, ci penserei cento volte.”
Cosa pensa De Laurentiis dei tifosi del Napoli e della fedeltà dei calciatori?
De Laurentiis definisce i tifosi “i suoi clienti” e si dichiara responsabile nei loro confronti come presidente e proprietario. Ma sulla fedeltà dei calciatori è brutalmente onesto: onorano i soldi, non la maglia. Con un’eccezione sola in vent’anni: Marek Hamšík.
È uno dei passaggi più ruvidi dell’intervista, e anche uno dei più onesti. De Laurentiis non si nasconde dietro la retorica del calcio come passione e dei giocatori come eroi. Sa che gestisce un’industria, sa che i calciatori sono lavoratori che massimizzano il loro reddito nel tempo che hanno a disposizione, e lo dice senza ipocrisie:
“I tifosi pensano che i giocatori onorino la maglia per sempre. Non è vero! Onorano solo i soldi.”
L’eccezione che cita — Hamšík — è quella che conferma la regola. Il capitano slovacco è rimasto al Napoli per dodici anni in un’epoca in cui avrebbe potuto guadagnare molto di più altrove. È un caso unico nella storia recente del club, e De Laurentiis lo riconosce come tale. Così come riconosce il valore umano di Conte, ricordando il loro primo incontro alle Maldive dieci anni fa:
“Stavamo nuotando insieme. Mi affascinò. Era come uno scrittore che mi raccontava un grande film.”
✍️ Il Punto di Vista di Napolissimo
DE LAURENTIIS SA CHE MOLTE DI QUESTE IDEE NON SI REALIZZERANNO MAI. LE DICE LO STESSO.
Ridurre ogni tempo a 25 minuti effettivi, eliminare i cartellini tradizionali, costruire una Superlega con franchigie americane, portare il calcio nelle scuole, cacciare gli agenti vampiri dal sistema: De Laurentiis sa meglio di chiunque altro che queste proposte si scontrano con interessi economici, strutture burocratiche e resistenze politiche che nessun singolo presidente di club può abbattere da solo. Non è ingenuo.
Il valore di questa intervista non è nel realismo delle proposte. È nel fatto che un presidente importante del calcio europeo abbia detto ad alta voce, su una testata internazionale, quello che molti pensano in privato: il calcio ha un problema di formato, un problema di governance e un problema generazionale. E che nessuno di quelli che potrebbero cambiarlo ha interesse a farlo.
La vera battaglia non è contro le piccole squadre di provincia o contro gli agenti o contro Infantino. È contro il sistema elettorale che tiene in vita tutto questo per garantirsi il potere. Finché le leghe minori e le piccole federazioni avranno lo stesso peso elettorale dei top club per eleggere i presidenti di UEFA e FIFA, nessuna riforma potrà mai essere approvata. Il rimpianto su Kvaratskhelia, in questo contesto, è l’unico momento in cui De Laurentiis smette di parlare del sistema e inizia a parlare di sé. Vale più di qualsiasi proposta di riforma.
📌 Domande frequenti sull’intervista di De Laurentiis a The Athletic
Cosa ha detto De Laurentiis sulla durata delle partite di calcio?
De Laurentiis propone di ridurre ogni tempo da 45 a 25 minuti di tempo effettivo, contando solo i minuti in cui la palla è in gioco. Due tempi da 25 minuti ciascuno, per un totale che The Athletic calcola in 50 minuti effettivi. Propone anche di eliminare i cartellini tradizionali: giallo diventa esclusione di 5 minuti, rosso di 20 minuti.
Perché De Laurentiis chiama gli agenti di calcio “vampiri”?
De Laurentiis definisce gli agenti vampiri perché nella sua visione succhiano denaro dal sistema calcio senza produrre valore reale. Ogni euro che esce da un club verso un intermediario è un euro sottratto ai calciatori, alle infrastrutture e allo sviluppo dei settori giovanili.
Perché De Laurentiis vuole la Serie A a 16 squadre?
Per ragioni economiche legate ai diritti televisivi: le partite tra squadre di piccole città portano ascolti marginali, abbassano il valore medio del pacchetto tv e riducono i ricavi complessivi. Propone di ammettere solo club con almeno un milione di tifosi e proprietari in grado di garantire finanziamenti solidi.
De Laurentiis ha criticato Infantino e la FIFA?
Sì, in modo diretto. Ha accusato FIFA e UEFA di sfruttare i giocatori con calendari insostenibili per generare ricavi che non vengono redistribuiti adeguatamente ai club. Sul Mondiale per Club ha detto: “State uccidendo i giocatori. Ucciderete anche i miei soldi.” Ha criticato anche il sistema di voto che equipara San Marino all’Italia nelle assemblee UEFA.
Perché De Laurentiis dice che la gestione di Kvaratskhelia fu un errore?
Nell’estate 2024 il PSG aveva offerto 200 milioni complessivi per Kvaratskhelia e Osimhen. Conte disse di trattenere Kvara e vendere solo Osimhen. De Laurentiis accettò quella valutazione. A gennaio 2025 Kvaratskhelia fu ceduto al PSG comunque — oggi, 14 aprile 2026, sono quindici mesi che è a Parigi — con ogni probabilità a condizioni meno favorevoli, visto il contesto negoziale più ristretto di una cessione a gennaio rispetto a un’asta estiva con più club interessati. Il presidente del Napoli definisce quella scelta “un grande errore”.
Conte lascerà il Napoli per la Nazionale italiana?
Secondo De Laurentiis no, o almeno non in modo improvviso. Il presidente sottolinea che la FIGC è attualmente senza presidente — le elezioni sono il 22 giugno — quindi nessuno può offrire formalmente la panchina azzurra a Conte. Se l’allenatore volesse andare via dovrebbe comunicarlo subito per dare tempo al Napoli di trovare un sostituto tra aprile e maggio.
Cosa ha proposto De Laurentiis per la Superlega europea?
Una nuova competizione con i club più importanti di cinque campionati: tre francesi, quattro tedeschi, cinque italiani (Juventus, Inter, Milan, Napoli, Roma), cinque inglesi, quattro spagnoli. Ha aggiunto anche la proposta di invitare alcune franchigie americane nella Champions League per intercettare il mercato nordamericano.
Cosa ha proposto De Laurentiis per salvare il calcio italiano dopo tre Mondiali mancati?
De Laurentiis individua una responsabilità precisa in chi governa il sistema federale e propone di inserire l’analisi delle partite nei programmi scolastici italiani. La cultura tattica si forma giovane e il sistema scolastico è l’unico che può raggiungerla in modo sistematico. Tre eliminazioni consecutive dai Mondiali non sono un incidente ma il sintomo di un problema strutturale che parte dalla formazione.
Tutte le dichiarazioni di Aurelio De Laurentiis sono tratte dall’intervista rilasciata a The Athletic, pubblicata ad aprile 2026. Il dato sulla cessione di Kvaratskhelia al PSG a gennaio 2025 è verificabile negli archivi di Gazzetta dello Sport, Corriere dello Sport e Sky Sport. La presenza di Kvaratskhelia al PSG è confermata al 14 aprile 2026 — quindici mesi dalla cessione. L’offerta congiunta da 200 milioni per Kvara e Osimhen è riportata direttamente dalle parole di De Laurentiis nell’intervista. Alcune dichiarazioni sulla Serie A a 16 squadre e sulla soglia del milione di tifosi contengono elementi di provocazione intenzionale segnalati dalla stessa fonte originale.
Ultimo aggiornamento: 14 aprile 2026.



