
📋 In Sintesi
Ezequiel Lavezzi ha rilasciato una lunga intervista al Corriere della Sera in cui ripercorre due capitoli opposti della sua vita: l’amore totale per Napoli e l’inferno della depressione attraversata nel 2023. Sul fronte calcistico svela il retroscena della scelta azzurra: l’Atalanta lo aveva già convinto con i soldi, poi si presentò il Napoli — “la città di Maradona” — e non ci fu storia. Cinque stagioni in azzurro, 188 presenze e 48 gol, una Coppa Italia e il ritorno in Champions League. Sul fronte personale racconta senza filtri il periodo più buio: “Alternavo depressione a crisi di ansia, mi facevo del male”. La svolta è arrivata grazie alla famiglia, agli specialisti e all’arrivo del secondo figlio: “Mi ha aiutato a salvarmi”. Il messaggio finale è diretto: “Do un consiglio a chi soffre così: chiedete aiuto”.
Cosa ha detto Ezequiel Lavezzi sul suo amore per Napoli, il retroscena con l’Atalanta, la depressione e la rinascita grazie al secondo figlio?
Ci sono interviste che raccontano una carriera. E ci sono interviste che raccontano una vita. Quella che Ezequiel Lavezzi ha rilasciato al Corriere della Sera appartiene chiaramente alla seconda categoria.
Il Pocho ha aperto due cassetti che teneva chiusi in modi diversi: quello dell’amore per Napoli — viscerale, esclusivo, ancora intatto dopo tutti questi anni — e quello del periodo più buio della sua vita, quando la depressione e le crisi di ansia lo avevano portato a farsi del male. Due storie opposte, raccontate con la stessa onestà disarmante.
Cominciamo dall’inizio. O meglio, dall’inizio italiano.
👤 Chi è Ezequiel Lavezzi
| Nome completo | Ezequiel Iván Lavezzi |
| Soprannome | El Pocho |
| Ruolo | Attaccante / esterno offensivo |
| Anni al Napoli | 2007-2012 (5 stagioni) |
| Presenze totali Napoli | 188 |
| Gol totali Napoli | 48 |
| Presenze Serie A | 156 |
| Gol Serie A | 38 |
| Assist Serie A | 16 |
| Trofei con il Napoli | Coppa Italia 2011-2012 |
Perché Lavezzi scelse il Napoli rifiutando l’Atalanta e le grandi italiane?
Lavezzi rivela al Corriere della Sera che l’Atalanta era stata la prima a volerlo, arrivando a offrirgli la cifra richiesta. Poi si presentò il Napoli. Per un argentino, Napoli significava una sola cosa: Maradona. Lavezzi rinunciò ai soldi e scelse l’azzurro. Nessun’altra squadra italiana lo avrebbe convinto allo stesso modo.
“Il destino e il sottoscritto hanno voluto Napoli. La prima a volermi è stata l’Atalanta. Era arrivata anche a offrirmi la cifra che avevo chiesto, ma poi si è presentato il Napoli. Per noi argentini era la città di Maradona. Ho rinunciato ai soldi, ma sentivo di dover scegliere l’azzurro.”
Il riferimento a Maradona non è retorica da ex calciatore in vena di nostalgia. Per un argentino cresciuto negli anni Ottanta e Novanta, Napoli e Maradona sono la stessa cosa — una città che aveva amato un uomo della stessa terra, che lo aveva reso immortale e che in cambio aveva ricevuto due scudetti e una Coppa UEFA. Scegliere il Napoli per Lavezzi era scegliere quella storia.
E una volta arrivato, l’impatto con la città fu immediato e totale:
“Sono stato travolto dall’affetto e dalla passione dei napoletani. Impari a gestire e apprezzare anche situazioni che non hai mai visto prima: 50 tifosi sotto casa tutte le mattine.”
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Cosa ha significato Lavezzi per il Napoli e cosa rimane di quegli anni?
In cinque stagioni dal 2007 al 2012, Lavezzi ha collezionato 188 presenze e 48 gol con il Napoli, vincendo la Coppa Italia 2011-2012 e contribuendo al ritorno del club in Champions League. È stato uno dei protagonisti di una delle fasi più importanti della storia recente azzurra.
Arrivato da San Lorenzo nel 2007, Lavezzi trovò un Napoli che stava ricostruendo la sua identità dopo anni di difficoltà. Insieme a Hamsik e sotto la guida di Reja, il Pocho contribuì a costruire una squadra che avrebbe portato il club a traguardi che sembravano impossibili.
Il soprannome che lo ha reso celebre in tutto il mondo ha un’origine che pochi conoscono:
“Pocho? Era il nome del mio cane morto: si chiamava Pocholo. Abbiamo portato il Napoli in Champions, al tempo era una follia. È stata una storia d’amore incredibile.”
Quella Champions League era davvero una follia, nel senso migliore del termine. Il Napoli che tornava in Europa dopo anni di assenza, con un argentino veloce e imprevedibile che segnava gol impossibili e si godeva ogni momento come fosse l’ultimo. Quegli anni hanno lasciato un segno che Napoli non ha dimenticato.
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Perché Lavezzi non ha mai giocato in un’altra squadra italiana dopo il Napoli?
Dopo il Napoli, Lavezzi scelse il PSG invece di restare in Italia. La motivazione è semplice e definitiva: in Italia esiste solo il Napoli per lui. Nessuna big italiana — per quanto interessata — avrebbe potuto offrirgli lo stesso legame emotivo.
“Mi hanno cercato tutte le big, ma in Italia c’è solo il Napoli per me. Per questo poi ho scelto il PSG.”
Il PSG fu una bella esperienza — “si era all’inizio di un progetto che poi si è rivelato vincente” — ma il confronto con Napoli è impietoso:
“Meglio a Parigi che a Napoli? No, niente supererà Napoli. Il posto che più ho amato.”
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Cosa ha raccontato Lavezzi sulla depressione e le crisi di ansia dopo il ritiro?
Nel 2023, dopo il ritiro dal calcio, Lavezzi ha attraversato un periodo di profonda crisi: depressione, ansia e autolesionismo. Lo racconta senza filtri al Corriere della Sera, spiegando di essersi affidato a psicologi e specialisti di una clinica grazie al supporto della moglie e della famiglia.
È la parte più difficile dell’intervista e anche quella più importante. Lavezzi non usa mezze parole, non ammorbidisce i toni, non cerca la formula diplomatica:
“Ho attraversato un periodo difficile, ma ora sto bene. Cos’è successo? Un profondo malessere, ho conosciuto l’oscurità. Mi facevo del male. A me e a chi mi stava vicino. Alternavo depressione a crisi di ansia. Non ero mai lucido, la testa piena di pensieri negativi.”
Le voci su di lui in quel periodo circolarono abbondantemente. Ma Lavezzi sottolinea un punto fondamentale:
“Se le voci su di me mi hanno ferito? Sì, ma erano cose che non potevo controllare. Ero l’unico a sapere davvero cosa stessi attraversando. Avevo toccato il fondo, non riuscivo più a vedermi così. Grazie al sostegno di mia moglie e della mia famiglia mi sono affidato a degli psicologi e ad altri specialisti di una clinica. Il mio percorso non è finito. Do un consiglio a chi soffre così: chiedete aiuto.”
⚠️ Un Messaggio Importante
Se stai attraversando un momento difficile e hai bisogno di parlare con qualcuno, in Italia è attivo il Telefono Amico al numero 02 2327 2327 e il Telefono Azzurro al numero 19696. Chiedere aiuto non è una debolezza — è esattamente quello che ha fatto Lavezzi e che oggi gli ha permesso di stare bene.
Come il secondo figlio ha aiutato Lavezzi a uscire dalla depressione?
Lavezzi racconta che l’arrivo del suo secondo figlio è stato determinante nel momento più buio. La paternità è diventata una forza concreta che lo ha aiutato a uscire dal tunnel e a costruire un nuovo equilibrio personale.
“Il mio secondo figlio è arrivato in un momento difficile della mia vita, mi ha aiutato a salvarmi. Mi sta insegnando un nuovo modo di essere padre.”
Guardando indietro a quei mesi, Lavezzi trova qualcosa di inatteso:
“Ripensando a quei mesi cosa provo? Orgoglio per essere riuscito ad accettare e poi ad affrontare le mie fragilità. E anche gratitudine: star così male mi ha cambiato come persona. Sono un uomo più consapevole e maturo. A volte non puoi conoscere la luce senza aver visto il buio.”
Perché Lavezzi si ritirò a 34 anni e il calcio gli manca oggi?
Lavezzi si ritirò a 34 anni per scelta, quando sentiva di essere ancora ad alti livelli. Lo definisce un gesto di rispetto verso il calcio. Oggi dice che il pallone non gli manca nel modo in cui ci si aspetterebbe — ma non dimentica che il calcio, prima ancora della carriera, gli ha salvato la vita.
“Il ritiro a 34 anni? Ero stanco, sentivo che era arrivato il momento di smettere e volevo farlo quando ancora ero ad alti livelli. È stato un gesto di rispetto nei confronti del calcio.”
Ma il legame con il pallone va molto più indietro della carriera professionistica. Va fino a un quartiere di Buenos Aires dove un ragazzino senza padre fisso trascorreva le giornate per strada:
“I miei genitori erano separati, io stavo con mia mamma, che era sempre al lavoro. Passavo il tempo a giocare con gli amici in strada. Nel mio quartiere si spacciava droga, si girava armati. Senza pallone non so dove sarei finito.”
A 13 anni smise anche con il calcio — si mise a fare l’elettricista — finché una partitella con gli amici non lo riportò sulla strada giusta. Dei procuratori lo notarono: “Devi iniziare a fare una vita da professionista”. Accettò. Il resto è storia.
“Il pallone mi manca? No. È stato e sarà sempre il mio migliore amico, ma ora sto bene così.”
Quando tornerà Lavezzi a Napoli? L’appuntamento per La Notte dei Leoni
Ezequiel Lavezzi tornerà a Napoli il 26 maggio 2026 per partecipare all’evento “La Notte dei Leoni”. Una serata speciale dedicata ai protagonisti che hanno fatto la storia recente del club azzurro, dove il Pocho potrà riabbracciare dal vivo i tifosi partenopei.
Dopo un’intervista così intima e a cuore aperto, l’attesa per rivedere l’argentino in città è destinata a moltiplicarsi. Il 26 maggio non sarà solo una celebrazione sportiva per ricordare il Napoli di Reja e Mazzarri che tornò a sognare in Champions League, ma si trasformerà in un vero e proprio abbraccio collettivo a un uomo che ha superato il momento più buio della sua vita. I tifosi che per anni lo hanno aspettato sotto casa, ora lo aspettano per tributargli l’ovazione che merita.
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✍️ Il Punto di Vista di Napolissimo
LAVEZZI HA FATTO QUALCOSA CHE NEL CALCIO NON FA QUASI NESSUNO: HA DETTO LA VERITÀ
Il calcio professionistico ha un problema strutturale con la salute mentale. I giocatori soffrono in silenzio, le società guardano dall’altra parte, i media aspettano che qualcosa esploda per poi raccontarlo. Lavezzi ha rotto questo schema in modo netto: ha parlato di depressione, di autolesionismo, di fondo toccato — con il suo nome, la sua faccia e le sue parole esatte.
Il messaggio finale — “Do un consiglio a chi soffre così: chiedete aiuto” — vale più di qualsiasi goal o assist. E il fatto che arrivi da un uomo che i napoletani hanno amato davvero, che ha scelto Napoli prima dei soldi e che ha detto che niente supererà mai il posto che più ha amato, lo rende ancora più potente. Lavezzi non è solo un ex calciatore che ricorda bei tempi. È un uomo che ha attraversato il buio e ha deciso di raccontarlo perché qualcun altro non debba attraversarlo da solo.
📌 Domande frequenti su Lavezzi e la sua intervista al Corriere della Sera
Perché Lavezzi scelse il Napoli invece dell’Atalanta?
Lavezzi racconta che l’Atalanta era arrivata a offrirgli la cifra richiesta, ma quando si presentò il Napoli non ci fu storia. Per un argentino, Napoli era la città di Maradona. Lavezzi rinunciò ai soldi e scelse l’azzurro per quel richiamo emotivo e culturale che nessun’altra squadra italiana avrebbe potuto offrirgli.
Quante presenze e gol ha fatto Lavezzi con il Napoli?
Lavezzi ha collezionato 188 presenze totali e 48 gol con il Napoli in cinque stagioni dal 2007 al 2012. In Serie A il bilancio è di 156 presenze, 38 gol e 16 assist. Ha vinto la Coppa Italia 2011-2012 e ha contribuito al ritorno del club in Champions League.
Cosa ha detto Lavezzi sulla depressione e la crisi dopo il ritiro?
Lavezzi ha raccontato al Corriere della Sera di aver attraversato nel 2023 un periodo di profonda crisi: depressione, ansia e autolesionismo. Si è affidato a psicologi e specialisti di una clinica grazie al supporto della moglie e della famiglia. Il suo messaggio è diretto: chiedete aiuto a chi soffre come lui.
Come il secondo figlio ha aiutato Lavezzi a uscire dalla depressione?
Lavezzi racconta che l’arrivo del secondo figlio è avvenuto nel momento più buio della sua vita e lo ha aiutato a salvarsi. La paternità è diventata una forza concreta nel percorso di rinascita, insegnandogli un nuovo modo di essere padre e di guardare alla vita.
Perché Lavezzi non è mai andato in un’altra squadra italiana dopo il Napoli?
Lavezzi dice che tutte le big italiane lo hanno cercato dopo il Napoli, ma per lui in Italia esiste solo il Napoli. Per questo motivo scelse il PSG invece di restare in Serie A. Ha definito Napoli il posto che più ha amato, superiore anche all’esperienza parigina.
Da dove viene il soprannome El Pocho?
Lavezzi ha svelato al Corriere della Sera che Pocho era il nome del suo cane morto, che si chiamava Pocholo. Il soprannome è rimasto con lui per tutta la carriera ed è diventato uno dei più riconoscibili del calcio italiano degli anni Duemila.
Quando tornerà Lavezzi a Napoli?
Ezequiel Lavezzi tornerà a Napoli il 26 maggio 2026 per partecipare all’evento “La Notte dei Leoni”, una serata celebrativa dedicata ai protagonisti della storia recente del club azzurro.
Tutte le dichiarazioni di Ezequiel Lavezzi sono tratte dall’intervista rilasciata al Corriere della Sera, 2026. Le statistiche sulle presenze e i gol con il Napoli sono verificabili su Transfermarkt e sul sito ufficiale della Lega Serie A. Il dato sul ritiro a 34 anni è confermato dagli archivi di Gazzetta dello Sport e Corriere dello Sport.
Ultimo aggiornamento: aprile 2026.



