
ADDIO A BEPPE SAVOLDI, MISTER DUE MILIARDI. Il calcio italiano è in lutto per la scomparsa di Giuseppe “Beppe” Savoldi, morto giovedì 26 marzo 2026 all’età di 79 anni nella sua casa di Gorlago (Bergamo) a causa di un tumore al cervello. L’annuncio è stato dato dal figlio Gianluca. Storico attaccante di Atalanta, Bologna e della Nazionale, Savoldi è entrato nella leggenda della SSC Napoli nell’estate del 1975, quando il presidente Corrado Ferlaino lo acquistò per la cifra record di due miliardi di lire (tra contanti e contropartite). Con la maglia azzurra ha collezionato 55 gol in quattro stagioni, vincendo una Coppa Italia e una Coppa di Lega Italo-Inglese, e diventando un’icona assoluta per la città.
Di cosa è morto Beppe Savoldi, quanti gol ha fatto nel Napoli e perché era chiamato Mister Due Miliardi?
Il calcio italiano piange uno dei suoi grandi protagonisti degli anni Settanta: Giuseppe Savoldi, per tutti semplicemente Beppe, si è spento oggi giovedì 26 marzo 2026, a 79 anni, nella sua casa di Bergamo, circondato dagli affetti più cari dopo una lunga malattia. A dare la notizia sui social è stato il figlio Gianluca, anch’egli ex calciatore che vestì la maglia del Napoli nella stagione 2003-2004: “Se ne è andato in altra dimensione il nostro grande Beppe. I suoi luoghi, la sua casa e i suoi affetti lo hanno accompagnato fino all’ultimo momento lasciandoci custodi dei valori e dell’amore che hanno sempre costituito la cifra del suo percorso terreno. Siamo molto fieri di tutto ciò, pur travolti dal dolore”. Per Napoli, che lo amò come pochi, è un giorno di lutto vero.
La malattia e gli ultimi mesi: come è morto Beppe Savoldi
Beppe Savoldi era malato da tempo. Secondo quanto riportato da Bergamo News, la causa della morte è un tumore al cervello, che lo aveva colpito nei mesi scorsi e contro cui ha combattuto fino all’ultimo nella sua casa di Gorlago, circondato dagli affetti familiari. I familiari hanno ringraziato nel comunicato i medici e gli infermieri dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII e dell’Istituto Beato Palazzolo di Bergamo “che hanno avuto cura di lui pur tra le sue amate mura domestiche” — una frase che racconta come Beppe abbia voluto affrontare la malattia a casa propria, tra i suoi luoghi e la sua gente.
Chi era Beppe Savoldi: il bomber con i baffetti
Capelli ricci e gli immancabili baffetti, Giuseppe Savoldi era riconoscibile tra mille. Nasce il 21 gennaio 1947 a Gorlago, piccola cittadina a meno di 15 chilometri da Bergamo, in una famiglia operaia del dopoguerra. Il padre ferroviere, la madre Gloria Guerini operaia in una fabbrica di bottoni — e, non a caso, campionessa d’Italia di pallavolo femminile nel 1946 con l’Amatori Bergamo. È da lei che Beppe eredita l’amore per lo sport.
Da ragazzo si divide tra basket, calcio e atletica leggera. Con la pallacanestro cresce nell’A.L.P.E. Bergamo dagli 8 ai 18 anni, salta 1 metro e 69 con lo scavalcamento ventrale e si laurea campione bergamasco di salto in alto a soli 14 anni. Non è un dettaglio: quella pratica cestistica gli trasmette tempismo, elevazione e un terzo tempo straordinario che lo renderà uno dei migliori colpitori di testa del calcio italiano degli anni Settanta.
Gli esordi nell’Atalanta e il debutto in Serie A
L’ingresso nelle giovanili dell’Atalanta cambia tutto. Il tecnico ungherese Mihály Kincses lo plasma calcisticamente, riconoscendo in lui un potenziale campione. A 18 anni, nell’estate 1965, il tecnico Ettore Puricelli lo aggrega alla prima squadra. Il debutto avviene in Coppa Italia il 29 agosto contro il Verona al Bentegodi: Savoldi entra a inizio ripresa, segna il gol della vittoria all’83’. Quattro giorni dopo, il 6 settembre, esordisce da titolare in Serie A contro la Fiorentina. Capisce subito che il calcio può diventare la sua vita.
In nerazzurro matura stagione dopo stagione, passando da ala sinistra a centravanti puro. La svolta arriva nel 1967-68: a soli 21 anni segna 12 gol in Serie A, entra nel mirino delle grandi squadre e capisce di essere pronto al grande salto.
Bomber implacabile al Bologna: 140 gol e titoli indimenticabili
Nell’estate del 1968 passa al Bologna per 175 milioni di Lire — con uno sconto strappato per il mal di schiena cronico da ernia che lo avrebbe accompagnato per tutta la carriera. L’incontro con l’allenatore Edmondo Fabbri, che lo trasforma in centravanti puro, si rivela decisivo: “Incontrare Fabbri per me è stata una fortuna. Per me lui è come un padre”.
Al Bologna Savoldi diventa il primo “Beppe-gol” della storia rossoblù — il secondo sarà Beppe Signori decenni dopo. In sette anni all’ombra delle Due Torri segna 140 reti in 317 presenze, ancora oggi quarto nella classifica dei bomber di sempre del club. Va in doppia cifra ogni stagione, vince due Coppe Italia (1970 e 1974), una Coppa di Lega Italo-Inglese (1971 contro il Manchester City) e nella stagione 1972-73 si laurea capocannoniere della Serie A a pari merito con Gianni Rivera e Paolino Pulici.
Vale la pena raccontare una delle storie più curiose della sua carriera: il 12 gennaio 1975, allo Stadio Del Duca di Ascoli, un giovane raccattapalle di nome Domenico Citeroni calcia via il pallone che ha già oltrepassato la linea di porta, e il gol viene negato dall’arbitro che non se ne è accorto. Quell’episodio finisce alla “Domenica Sportiva” e passa alla storia. “Rimarrà anche lui nella storia del calcio — dirà Savoldi con fair play — per aver fatto qualcosa di particolare”.
Mister Due Miliardi: il trasferimento record al Napoli
Il trasferimento al Napoli nell’estate del 1975 è una delle pagine più leggendarie del calcio italiano. Nasce quasi per gioco. Il presidente del Napoli Corrado Ferlaino incontra casualmente a Milano il suo omologo del Bologna, Luciano Conti, e gli chiede quanto vuole per Savoldi. Conti, convinto di chiudere la conversazione con una cifra impossibile, risponde: “Due miliardi!”. Ferlaino non batte ciglio: “D’accordo”. La trattativa si chiude con un miliardo e 440 milioni di Lire in contanti più i cartellini di Sergio Clerici e Rosario Rampanti, per un totale di due miliardi — la cifra più alta mai pagata da un club italiano per un calciatore fino a quel momento.
Savoldi diventa “Mister Due Miliardi” e il suo trasferimento scatena polemiche nazionali: sindacati in rivolta, interrogazione parlamentare del democristiano Angelo Sanza al presidente del Consiglio Aldo Moro. La città attraversa una delle stagioni più dure della sua storia — disoccupazione record, proteste sociali, l’emergenza colera appena due anni prima. Eppure Napoli lo accoglie con un entusiasmo travolgente: gli abbonamenti sottoscritti per la stagione 1975-76 raggiungono quota 70.405, record assoluto nella storia del club che non sarà superato nemmeno con l’arrivo di Diego Armando Maradona.
Solo Enzo Biagi scrisse contro corrente sul Corriere della Sera: “Ferlaino non è né un dissipatore né un Pulcinella. Non ha offeso la miseria, caso mai l’ha consolata. E poi, siamo onesti: Napoli non va male perché hanno comperato Savoldi, ma perché non possono vendere i Gava”.

Sogni, gol e vittorie con la maglia azzurra
Quattro stagioni al Napoli, dal 1975 al 1979. Cinquantacinque gol in maglia azzurra, due trofei, un amore reciproco e totale con la città che non si spegnerà mai. Nella prima stagione Savoldi esplode: 7 gol nelle prime 7 giornate, Napoli in testa alla classifica all’ottava giornata con la Juventus battuta nel derby del Nord. “Lì ci ho creduto davvero allo Scudetto”, racconterà. Ma un infortunio rimette le cose a posto e il sogno sfuma.
I trofei arrivano comunque: la Coppa Italia 1975-76, conquistata in finale contro il Verona all’Olimpico di Roma con una sua spettacolare doppietta nel 4-0 finale. E la Coppa di Lega Italo-Inglese del 1976 contro il Southampton, con il Napoli che ribalta lo 0-1 dell’andata con un travolgente 4-0 al San Paolo. Quella notte capitan Juliano alza il trofeo davanti a un pubblico in delirio.
La stagione 1977-78 è la più prolifica: 28 gol in 41 partite — 16 in Serie A e 12 in Coppa Italia, nuovo record nel torneo che sarà superato solo nel 1988-89 da Gianluca Vialli. “Quando scendevamo in campo al San Paolo — racconterà Savoldi — la gente non gridava ‘Napoli’, ma ‘Beppe, Beppe’. Napoli è una città particolare, che ha un suo modo di vivere, che sdrammatizza. Ed io ci sono stato benissimo”.
Il bomber cantante: La favola del calciatore
Gli anni napoletani regalano a Savoldi anche una stagione inaspettata: quella da cantante. Nella città del sole e della musica, il centravanti incide alcuni brani. Su tutti “La favola del calciatore”, che raggiunge circa 70.000 copie vendute con un famoso videoclip girato con i bambini al San Paolo sotto la pioggia. Gianni Morandi lo invita il 2 febbraio 1979 alla festa per i suoi 150 gol in Serie A. Savoldi si esibisce anche in televisione al programma “10 Hertz” con il brano “Ué”. “A Napoli non potevo non cantare”, spiegherà sorridendo.
La Nazionale, la squalifica e il ritiro
In Nazionale maggiore Savoldi resta un nome mai pienamente valorizzato: solo 4 presenze e 1 gol, schiacciato da un’epoca d’oro che schierava Riva, Bettega, Pulici e Graziani. “Mi resta il rimpianto. Ho capito che per me non c’era spazio quando non venni convocato per un’amichevole al San Paolo in vista dei Mondiali del 1978. Venivano preferiti i blocchi, c’era quello della Juve e quello del Torino con Pulici e Graziani. Peccato”.
Dopo il Napoli, nel 1979 torna al Bologna — ancora in doppia cifra, con 11 gol in 29 presenze — ma viene travolto dallo scandalo del Totonero per la presunta combine di Bologna-Avellino e squalificato per tre anni e mezzo. Durante la squalifica torna a giocare a basket a Bergamo, come da ragazzo. Con l’amnistia seguita al trionfo dell’Italia ai Mondiali ’82, Savoldi torna dove tutto era iniziato: l’Atalanta, in Serie B, con Ottavio Bianchi in panchina. Segna il suo ultimo gol in carriera contro il Bari nella terza giornata. Si ritira a 36 anni nel 1983, poi allena in Serie C Telgate, Carrarese, Spezia, Lecco, Massese, Saronno, Siena e Leffe.
I numeri di una leggenda
I numeri di Beppe Savoldi parlano da soli. In carriera: 569 partite tra club e Nazionale, 240 gol totali, 168 in Serie A — 17° marcatore di sempre nel campionato italiano, record ancora imbattuto di 12 presenze tra i primi 10 cannonieri nella storia della Serie A. In Coppa Italia: 3 vittorie, 3 titoli di capocannoniere, 47 reti in 98 partite — terzo marcatore di sempre nella competizione dietro solo a Boninsegna (48) e Altobelli (56). Per 10 stagioni consecutive ha chiuso in doppia cifra in Serie A.
“Sono arrivato a Napoli troppo tardi — disse spesso Savoldi —. Me lo confermò Vinicio qualche anno dopo: quel Napoli aveva già dato il meglio, era a fine ciclo. Vincemmo una Coppa Italia, ma io ero venuto per altro. Avevo in testa tutto ciò che poi ha realizzato Maradona, ma il suo Napoli aveva anche Giordano, Careca, Bagni…”. Gli mancò solo lo Scudetto. Ma Napoli gli ha voluto bene lo stesso — forse proprio per quello.
✍️ Il Punto di Vista di Napolissimo
BEPPE SAVOLDI NON ERA SOLO UN BOMBER. ERA UN SOGNO COLLETTIVO. Settantamila abbonamenti venduti in un’estate. Più di Maradona. Pensateci. Napoli nel 1975 era una città in ginocchio — rifiuti, disoccupazione, colera due anni prima. Eppure quella estate la gente si indebitò per comprare l’abbonamento allo stadio, perché era arrivato Mister Due Miliardi e con lui era arrivata la speranza. Non vinse lo Scudetto. Ma diede a una città la cosa più preziosa che il calcio possa regalare: il diritto di sognare. Riposa in pace, Beppe.
| Squadra / Competizione | Presenze | Gol Segnati | Trofei e Riconoscimenti |
|---|---|---|---|
| Bologna (1968-1975 / 1979-1980) | 317 | 140 | 2 Coppe Italia, 1 Coppa Italo-Inglese, Capocannoniere Serie A (72/73) |
| SSC Napoli (1975-1979) | 165 | 55 | 1 Coppa Italia, 1 Coppa Italo-Inglese |
| Totale Serie A | 405 | 168 | 17° Marcatore di sempre nella storia del campionato |
| Totale Coppa Italia | 98 | 47 | 3° Marcatore di sempre (dietro Altobelli e Boninsegna) |
📌 Tutto su Beppe Savoldi: storia e record
Di cosa è morto Beppe Savoldi?
L’ex attaccante si è spento all’età di 79 anni a causa di un tumore al cervello contro cui lottava da diversi mesi. Ha trascorso gli ultimi giorni nella sua casa di Gorlago, circondato dalla famiglia.
Perché Savoldi era soprannominato Mister Due Miliardi?
Il soprannome nacque nell’estate del 1975, quando il presidente del Napoli Corrado Ferlaino lo acquistò dal Bologna per una cifra complessiva di due miliardi di lire (tra contanti e contropartite tecniche), stabilendo il record assoluto per il calciomercato dell’epoca.
Quanti gol ha segnato Savoldi con la maglia del Napoli?
Nelle sue quattro stagioni in azzurro (dal 1975 al 1979), Beppe Savoldi ha realizzato complessivamente 55 reti in 165 presenze ufficiali, vincendo una Coppa Italia e una Coppa di Lega Italo-Inglese.
Qual è il record di Savoldi in Coppa Italia?
Savoldi è il terzo miglior marcatore di tutti i tempi nella storia della Coppa Italia con 47 reti segnate in 98 partite, posizionandosi dietro soltanto ad Alessandro Altobelli e Roberto Boninsegna.
📊 Nota Metodologica & Fonti:
Le informazioni relative alla scomparsa di Giuseppe Savoldi sono state verificate tramite l’annuncio ufficiale rilasciato dalla famiglia sui canali social in data 26 marzo 2026. I dati statistici relativi alle presenze, ai gol segnati in Serie A e in Coppa Italia, e le cifre storiche del calciomercato del 1975 sono stati aggregati consultando gli archivi storici della Lega Serie A e i database statistici ufficiali. Nessun dato biografico o numerico è stato alterato o inventato dalla redazione.
Ultimo aggiornamento: Giovedì 26 Marzo 2026.
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