
VITTORIA POLITICA AZZURRA. Il recente Consiglio Federale della FIGC ha approvato una modifica storica al Titolo VI delle NOIF, accogliendo di fatto la linea promossa da Aurelio De Laurentiis. A partire dalla sessione di calciomercato estiva 2026, le società professionistiche potranno utilizzare le riserve di utili presenti a bilancio per coprire gli squilibri legati all’indicatore del Costo del Lavoro Allargato (CLA). Questa norma evita il ripetersi del paradosso vissuto dal Napoli lo scorso gennaio, quando il club fu costretto a operare a “saldo zero” (cedere per poter acquistare) nonostante possedesse un patrimonio netto florido e decine di milioni in cassa derivanti dalle gestioni precedenti.

Perché la FIGC ha sbloccato il mercato del Napoli e come funziona la nuova norma sulle riserve di bilancio?
Nel calcio moderno, le partite più importanti non si giocano solo sul prato verde, ma nei saloni della politica sportiva e tra le righe dei bilanci. La notizia rivelata in queste ore da Calcio e Finanza rappresenta uno spartiacque fondamentale per il futuro economico della Serie A e, in particolare, per le strategie della Società Sportiva Calcio Napoli. Il Consiglio Federale della FIGC ha approvato una serie di modifiche cruciali al Titolo VI delle NOIF (Norme Organizzative Interne Federali), la sezione che disciplina i rigidi controlli economico-finanziari sui club professionistici. Il risultato di questa riforma è una vittoria politica su tutta la linea per Aurelio De Laurentiis, che cancella un’assurdità burocratica durata mesi.
La modifica delle NOIF e i quattro paletti per l’uso delle riserve
Analizzando nel dettaglio le nuove disposizioni, che entreranno ufficialmente in vigore a partire dalla sessione estiva del calciomercato 2026, la Federazione ha finalmente inserito l’utilizzo delle riserve di utili tra le modalità valide per coprire l’eccedenza di costo contestata. Tuttavia, la FIGC non ha concesso un “liberi tutti”, ma ha fissato quattro paletti contabili rigidissimi.
In primo luogo, le riserve possono essere utilizzate solo se risultano legalmente distribuibili ai soci nel pieno rispetto della normativa vigente. Secondo, devono essere già state contabilizzate nelle situazioni patrimoniali intermedie certificate al 31 marzo o al 30 settembre. Terzo, l’assemblea dei soci del club deve aver deliberato formalmente l’apposizione di un vincolo di indisponibilità su tali somme (non possono essere toccate per altri scopi). Infine, deve essere quantificato al centesimo l’importo preciso destinato alla copertura dello squilibrio finanziario. Soddisfatti questi requisiti, il club può usare il proprio patrimonio netto per sbloccare le operazioni in entrata.
Gli altri strumenti finanziari ammessi dalla FIGC
Sviscerando il quadro normativo completo, l’utilizzo delle riserve di utili va ad aggiungersi a una lista di strumenti già previsti dalla Federazione per ripianare le eccedenze. Fino a ieri, i club in difficoltà potevano ricorrere solo a iniezioni di liquidità esterna o a manovre di debito.
Tra le modalità già note figurano: i versamenti dei soci in conto futuro aumento di capitale; gli aumenti di capitale interamente sottoscritti e versati in denaro contante; i versamenti specifici per la copertura delle perdite; e i finanziamenti postergati e infruttiferi da parte dei soci. A questi si aggiungono due strumenti legati ai crediti: l’utilizzo di risorse derivanti dalla cessione pro soluto di crediti legati alla compravendita di calciatori, e l’utilizzo di crediti derivanti dalla cessione dei diritti audiovisivi non ancora contabilizzati nei ricavi federali. Una volta che la Commissione federale verifica la copertura tramite uno di questi metodi, comunica l’esito alla Segreteria Generale della FIGC, che revoca immediatamente il blocco dei tesseramenti.
Come funziona il CLA e perché ha bloccato il Napoli
Ricostruendo la genesi del problema, l’intera vicenda nasce a fine dicembre 2025, quando il Napoli scopre di dover affrontare il mercato di riparazione con le mani legate. La colpa è del nuovo Indicatore di Costo del Lavoro Allargato (CLA), introdotto nel 2024 su forte spinta del presidente federale Gabriele Gravina. Il CLA è un rapporto matematico spietato tra due voci di bilancio.
Al numeratore troviamo i costi: gli stipendi lordi dei calciatori e dell’allenatore della prima squadra, gli ammortamenti e le svalutazioni dei cartellini, e i costi delle commissioni agli agenti sportivi. Al denominatore ci sono i ricavi: i proventi da diritti TV, sponsorizzazioni e attività commerciali, le plusvalenze da cessioni (calcolate come media mobile sugli ultimi 36 mesi) e i ricavi dai prestiti. La regola d’oro impone che il risultato di questa divisione resti sotto lo 0,8: in parole povere, i costi non possono superare l’80% dei ricavi. Il Napoli, avendo condotto un mercato estivo 2025 faraonico (con gli acquisti di De Bruyne, McTominay, Hojlund ed Elmas), ha fisiologicamente sforato questa soglia, facendo scattare la tagliola del mercato a saldo zero.
Il paradosso dei 174 milioni in cassa e il caso Pisa
Valutando l’impatto reale sui conti azzurri, emerge il paradosso che ha scatenato le ire di Aurelio De Laurentiis. Il Napoli non ha sforato il CLA per mancanza di soldi, ma per un limite burocratico. Al 30 giugno 2025, il club partenopeo vantava una liquidità in cassa di ben 174 milioni di euro, la cifra più alta dell’intera Serie A. A questo si aggiungeva un patrimonio netto positivo di 190 milioni e l’assenza totale di debiti finanziari rilevanti verso le banche.
Eppure, nonostante fosse una delle società più solide d’Europa, il Napoli non poteva comprare. Il motivo? Quella liquidità immensa appartiene formalmente agli azionisti (la famiglia De Laurentiis) e la vecchia norma FIGC non la riconosceva come strumento utile a ripianare l’indicatore. Il Pisa, trovatosi nella medesima situazione in Serie B, ha risolto il problema in 24 ore deliberando un aumento di capitale. De Laurentiis, per precise logiche aziendali, si è rifiutato di percorrere quella strada, pretendendo invece che venisse cambiata una norma palesemente illogica.
Il retroscena politico in Lega: l’asse del Nord contro De Laurentiis
Approfondendo le dinamiche di palazzo, la battaglia per modificare la norma si è trasformata in uno scontro politico senza precedenti. Il 19 gennaio 2026, la proposta del Napoli di permettere l’uso delle riserve di liquidità arriva al voto in Lega Serie A. La mozione raccoglie 16 voti favorevoli, una maggioranza larghissima. Anche le squadre medio-piccole votano a favore, non per solidarietà, ma con la speranza di poter accogliere in prestito gli esuberi azzurri (il caso del giovane Vergara è emblematico).
Tuttavia, per passare, serviva l’unanimità. E qui scatta la trappola: il Milan vota apertamente contro, mentre Inter, Juventus e Roma scelgono la via dell’astensione, che in quel contesto equivale a una bocciatura. La motivazione ufficiale fornita dai quattro club è stata di facciata: “Non si cambiano le regole in corso di stagione”. La motivazione reale, svelata dagli addetti ai lavori, è puramente opportunistica: tutte e quattro le società lottavano punto a punto con il Napoli per un posto in Champions League. Aiutare De Laurentiis a sbloccare il mercato a gennaio, permettendo a Conte di rinforzarsi, sarebbe stato un suicidio sportivo.
Bisognava farlo prima! Penalizzare il Napoli la scorsa finestra di mercato, con il tacito assenso di Gravina, era obbligatorio per Inter, Milan, Juve e Roma. Siamo il loro incubo. Operare con onestà rispettando le regole, come fa il Napoli, è materia sconosciuta in Italia! https://t.co/244ztYCaMm
— Carlo Alvino (@Carloalvino) March 25, 2026
Cosa comporta realmente un mercato a saldo zero
Analizzando le conseguenze pratiche, finire in regime di mercato a saldo zero non significa subire un blocco totale, ma le restrizioni sono asfissianti. Il club può acquistare un nuovo giocatore solo se prima ne vende un altro, ma la matematica richiesta è diabolica: il saldo deve risultare positivo calcolando non solo i soldi incassati cash, ma anche la differenza tra i costi contrattuali residui (ammortamento più stipendio lordo) dei giocatori ceduti e quelli dei nuovi acquistati.
Ma c’è un dettaglio ancora più grave che ha paralizzato le strategie di Giovanni Manna: finché il provvedimento di saldo zero è attivo, la società non può rinegoziare al rialzo nessun contratto in rosa. Questo cavillo burocratico complica enormemente la gestione dei rinnovi contrattuali dei top player, rischiando di creare malumori nello spogliatoio. Con la nuova delibera del Consiglio Federale, questo incubo normativo è finalmente giunto al termine.
✍️ Il Punto di Vista di Napolissimo
LA VITTORIA DEL BUON SENSO CONTRO L’IPOCRISIA DEL SISTEMA: La decisione del Consiglio Federale smaschera l’ipocrisia che governa il calcio italiano. Il “paradosso Napoli” di gennaio è stata una delle pagine più imbarazzanti della politica sportiva: impedire di fare mercato a un club con 174 milioni cash in cassa, mentre si chiudono gli occhi davanti a società storiche sommerse da centinaia di milioni di debiti, era un insulto alla logica aziendale. L’asse del Nord (Milan, Inter, Juve) e la Roma hanno vinto la battaglia a gennaio, usando un cavillo per bloccare i rinforzi ad Antonio Conte. Ma Aurelio De Laurentiis ha vinto la guerra: aver imposto questa modifica per l’estate significa che il Napoli potrà sprigionare tutta la sua potenza economica senza più catene burocratiche. È il trionfo di chi gestisce il calcio come un’azienda sana.
| Parametro FIGC | Voci Incluse nel Calcolo | Soglia Limite |
|---|---|---|
| Numeratore (Costi) | Stipendi (calciatori/allenatore), Ammortamenti e svalutazioni cartellini, Costi agenti sportivi. | 0,8 (I costi non possono superare l’80% dei ricavi) |
| Denominatore (Ricavi) | Diritti TV, Sponsorizzazioni, Proventi commerciali, Plusvalenze (media 36 mesi), Ricavi da prestiti. | |
| Nuova Sanatoria (Estate 2026) | Utilizzo Riserve di Utili (Patrimonio Netto) | Sblocca le restrizioni federali. |
📌 Tutto sul blocco mercato e le nuove regole FIGC
Perché il mercato del Napoli era stato bloccato a gennaio 2026?
Il Napoli aveva superato il limite dello 0,8 dell’Indicatore di Costo del Lavoro Allargato (CLA) a causa dei pesanti investimenti estivi (De Bruyne, McTominay, Hojlund), venendo costretto a operare solo “a saldo zero”.
Cos’era il “paradosso Napoli” sui conti?
Il paradosso consisteva nel fatto che il Napoli aveva il mercato bloccato nonostante possedesse 174 milioni di euro di liquidità in cassa e zero debiti. La vecchia norma FIGC non permetteva di usare quelle riserve per sbloccare l’indice.
Cosa ha deciso il Consiglio Federale della FIGC?
La FIGC ha modificato le NOIF: a partire dal mercato estivo 2026, i club con i bilanci in ordine potranno utilizzare le proprie riserve di utili (patrimonio netto) per coprire gli sforamenti e sbloccare le operazioni in entrata.
Chi aveva votato contro lo sblocco del mercato a gennaio?
In Lega Serie A, la proposta del Napoli di usare la liquidità ottenne 16 voti favorevoli ma fu bocciata perché non raggiunse l’unanimità: il Milan votò contro, mentre Inter, Juventus e Roma si astennero, impedendo agli azzurri di rafforzarsi.
Cosa comporta il mercato a saldo zero sui rinnovi?
Oltre a obbligare il club a vendere prima di comprare calcolando i costi contrattuali residui, il regime di saldo zero vieta categoricamente alla società di rinegoziare al rialzo i contratti dei giocatori già in rosa.
📊 Nota Metodologica & Fonti:
Le informazioni relative alle modifiche del Titolo VI delle NOIF, ai paletti per l’uso delle riserve e alle dinamiche del Consiglio Federale FIGC sono state verificate incrociando l’inchiesta esclusiva pubblicata dalla testata specializzata Calcio e Finanza. I dati finanziari della SSC Napoli (174 milioni di liquidità e 190 milioni di patrimonio netto) sono estratti dall’ultimo bilancio ufficiale approvato al 30 giugno 2025. I retroscena sulle votazioni in Lega Serie A (16 favorevoli, 1 contrario, 3 astenuti) derivano da fonti giornalistiche terze. L’analisi editoriale (“Il Punto di Vista”) è un contenuto originale elaborato dalla redazione di Napolissimo.it.
Ultimo aggiornamento: Mercoledì 25 Marzo 2026.
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